martedì 4 aprile 2017

Come fare utile dai biglietti del treno non rimborsabili

Uno dei problemi per chi compra biglietti ferroviari non rimborsabili è la loro rivendibilità. Se per qualche motivo infatti non si riuscisse a fare il viaggio e si vorrebbe rientrare di almeno una parte della spesa, questo non è possibile. La rivendibilità è chiaramente problematica vista la natura del biglietto, scontato, non cedibile e non rivendibile. E allora il rischio è quello di andare incontro a sanzioni, o di incorrere in truffe, soprattutto con i biglietti digitali.

Secondo i dati ISTAT del 2015 il numero di passeggeri trasportati sulla rete ferroviaria italiana ammonta a circa 826.5 mln se consideriamo solamente il trasporto nazionale e a circa 829 mln se aggiungiamo anche le tratte internazionali.

Ora, pensiamo a una diversa politica di gestione di questi biglietti non rimborsabili: ipotizziamo ad esempio che i biglietti che danno diritto a un posto a sedere siano circa la metà e che il costo medio di uno di questi biglietti low cost sia di circa 25€ (variabile A). Ipotizziamo inoltre che il sito stesso di Trenitalia (o NTV) rimettesse in vendita sul proprio sito i biglietti non rimborsabili dietro richiesta del primo acquirente e che solo qualora si trovasse un secondo acquirente per questo biglietto, rimborsasse a sua volta una percentuale B del valore di A il primo acquirente. Infine aggiungiamo come percentuale di passeggeri che non possono più effettuare un viaggio con biglietto rimborsabile e un costo C necessario a modificare i sistemi software per adattarsi a questo nuovo processo informativo.

Questi sono i risultati:


Parliamo dunque di circa 100 milioni di euro in più all'anno per Trenitalia e 30 milioni di euro per NTV nel caso medio. Sono cifre piuttosto interessanti considerando che il numero di passeggeri dal 2004 al 2015 è quasi raddoppiato. Con una domanda come quella di oggi non dovrebbe essere dunque difficile "ripiazzare" il biglietto (ho considerato infatti una rivendibilità del 100%). Tuttavia con una rivendibilità dell'80% il risultato si attesta attorno ai 97 milioni di euro per Trenitalia e 27 milioni di euro per NTV






Insomma, l'opzione di rivendere un biglietto "non rimborsabile" (anche se a questo punto dovremmo chiamarlo low cost e basta) alla stessa cifra e da parte dello stesso operatore, rimborsando la metà del prezzo al primo acquirente, sembra un affare interessante sia per il cliente che per la società. Soprattutto se andiamo a considerare uno scenario simile:


Nessun commento:

Posta un commento