mercoledì 16 settembre 2015

intanto all'aereoporto...


Laser di segnalazione sulle biciclette

L'anno scorso c'è stata una raccolta fondi su Kickstarter che ha permesso ad Emily Brooke di far partire il suo progetto Blaze Laser Light una lampadina laser per ciclisti che sostanzialmente proietta a metri di distanza la classica immagine della bicicletta che siamo abituati a vedere sulle piste ciclabili

Blaze Laserlight - foto Blaze
Blaze Laserlight - foto Blaze

l'immagine proiettata a distanza dalla Blaze Laserlight - foto Blaze



   
la Blazer Laselight in azione - foto Blaze

La Blaze al momento sembra aver venduto 250 delle sue lampadine al servizio di bike sharing londinese finanziato dalla banca Santander e prima ancora da Barclays. Il prezzo per ciascuna lampadina è di 125 £ , per un totale di 31.250 £ ovvero 42.500 € . Un bell'affare se consideriamo che una lampadina da 300 lumen come la Blaze sul mercato sta intorno ai 50 $

Cygolite Metro 300 - foto Amazon


...fermo restando che quest'ultime non proiettano alcuna immagine.
Vedremo se la concorrenza sarà in grado di abbassarne il prezzo.

la Blazer Laselight in azione - foto Blaze

la Blazer Laselight in azione - foto Blaze



martedì 15 settembre 2015

Le case di Parsippany

Durante i miei voli acrobatici con Google Street View e questa sua ottima implementazione mi sono imbattuto in un posto curioso, a soli 55 km da Manhattan, 38 km in linea d'aria: Parsippany-Troy Hills, nel New Jersey.

distanza in linea d'aria tra Parsippany-Troy Hills e Manhattan

Questa cittadina ha poco più di 50.000 abitanti. Vi si stabilirono i britannici quando presero il controllo della zona nel lontano 1664. Era chiaramente territorio indiano e infatti da lì deriva il suo nome: parsipanong originariamente significava 'il posto in cui il fiume si snoda nella valle

E' considerato dalla rivista Money come uno dei migliori posti degli Stati Uniti in cui vivere, classificandosi nel 2008 al tredicesimo posto e al quindicesimo nel 2012.

Ecco alcune foto tratte da Street View






















Il punto più alto di Roma

Se parliamo di terreno, siamo abituati a conoscerlo come Monte Mario che con i suoi 139 mt dovrebbe essere il punto più alto di tutta Roma.

Ma bisogna considerare quali sono prima i confini della città. Perché in effetti, se prendiamo il Grande Raccordo Anulare come ideale confine di Roma dal resto del mondo beh, il terreno più alto sembrerebbe un altro. E non è tanto facile trovarlo, perché anche usufruendo della mappatura di Google, bisognerebbe vagliare tutto il terreno di Roma al computer e tirare fuori il risultato con un software che sfrutti le API di Google Maps. Ho dato una rapida occhiata e a spanne non mi sembra ci sia una funzione che permetta di passare un'area e ricevere l'altezza massima.

Così, conoscendo Roma e il suo territorio, sono andato a memoria delle zone che mi sembravano le più alte e situate all'interno del Raccordo Anulare. E come vincitore è uscita Via Ascrea con un bel 151 mt s.l.m. praticamente dodici in più di Monte Mario.



Via Ascrea, incrocio con Via Contigliano, 151 mt s.l.m.

Supera quest'altezza l'opera dell'uomo con la cupola di San Pietro che si trova a 28 mt s.l.m. e che raggiunge i 130 mt, ergo 158 mt totali. Tuttavia parliamo della sommità della lanterna e dunque l'abitabilità si troverebbe al di sotto di Via Ascrea. O ancora la Torre Eurosky con i suoi 120 mt e 135 mt di guglia, che trovandosi a 18 mt s.l.m. raggiunge un totale 138 mt di abitabilità e 153 mt di opera. Stessa cosa per la Torre Europarco, che però non ha la guglia. C'è poi il grattacielo dell'ENI che sfiora appena i 104 mt (18 mt s.l.m. + 85.5 mt) e su tutti la Torre Telecom di Tor Pagnotta che posta a circa 42 mt s.l.m. raggiunge i 220 mt d'altezza

Torre Telecom, 178 mt


CLASSIFICA FINALE


i punti più alti di Roma a Set 2015, in grassetto i risultati più interessanti

sabato 12 settembre 2015

Diario di Bordo di un pioniere dell'Informatica




Questo è quanto ho trovato oggi su una macchina virtuale passata di mano in mano.
E' una buona installazione di Windows, priva al più di qualche codec e del pacchetto Office.
Insomma, stavo ripulendo il desktop di questa macchina da icone inutili, quando mi accorgo di un file denominato "Hst.txt"

Non avevo capito bene per cosa stesse quest'acronimo. Così ho cercato in rete e ho trovato soltanto un riferimento al telescopio spaziale Hubble, qualche codice aereoportuale e il nome di una tassa canadese. Poi ho scoperto l'arcano: history. Ma tutto ciò ha davvero poca importanza se paragonato al suo contenuto.

Sembra di leggere il diario di bordo dell'astronave Nostromo nel film Alien, o le note del dott.Parker durante i suoi esperimenti, o la creazione della creatura di Frankenstein.

Ecco a voi in anteprima, le ricerche scientifiche di un pioniere dell'informatica.



TRASCRIZIONE del CONTENUTO del file Hst.txt

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"Si tratta di un Windows7 virtuale 32 bit"

Sto installando bla bla bla....
tutto procede come previsto.
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10/09/2014 mercoledì 17:33
Sono finalmente entrato in U/P FI20 e ora sto lavorando da casa
gli ho assegnato 4 Gb (lo chiamerò Virtub)
sembra andare abbastanza bene, risponde ai comandi
è stato creato sotto SSD di ultima generazione
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Gli sto installando man mano quello che gli serve, ora questo, ora quello.
L'idea è di usarlo come assistente alla postazione di lavoro.
Potrei anche prestarlo ad eventuali colleghi che arriveranno sul progetto FI20
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10/09/2014 mercoledì 18:12
Veramente forte: riesce ad avviare il server da solo
e non va molto peggio di come giri in laboratorio!
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10/09/2014 mercoledì 18:32
Come non detto: il server da console è partito, ma l'IDE dell'AI niente
andrà certamente in timeout

Resetto.
Progetto FI20 completato senza successo.
L'informatica manca di qualche cosa che non riesco ancora a definire.
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venerdì 11 settembre 2015

Il fattore sedere

Non esiste ufficio che si rispetti che non abbia una o più sedie fuori uso.
"Le usiamo per i clienti, quelli più stronzi." Mi dissero una volta.
"Le usiamo per i fornitori, quelli che vogliamo se ne vadano presto."
"E' lì da due anni, aspettiamo che ce la cambino. Prima o poi se ne accorgeranno."
"Non vogliamo si sieda nessuno, altrimenti potrebbe non andarsene più."

Insomma, un pò come una volta da Mac Donald's, dove gli scomodi sgabelli erano studiati appositamente per non lasciare in stallo i clienti. E con un cheeseburger e un Big Mac, hai voglia a stallare.

Nel tempo mi sono capitate diverse sedie, quella con i cassetti incorporati, quella con le ante incorporate o quella che di solito chiamano tavolino.

"Prenditi una sedia Alberto!" Questa è la frase più comune dal cliente, altro che costi, tempi e function point.

Ti guardi attorno e cominci a volare di fantasia. "Intenderà l'armadio? O quella in portineria? Forse intende quelle della mia cucina..."

In genere quando ti dice bene e devi lavorare per più di due settimane sotto lo stesso tetto, ti danno una sedia con le rotelle, modello classico.
E in genere sono molto basse.
O molto alte.
O senza rotelle.
Così provi a tirare la leva e o ti rimane in mano o non succede nulla.
Allora provi a tirarla dando delle pesanti culate sul cuscino, se è alta.
Oppure la osservi da sotto sperando che la molla a gas faccia il suo dovere.
In entrambi i casi sai bene non accadrà NULLA. A confronto il marmo di Carrara si sarebbe inclinato un poco.

Allora cominci a pensare di mettere il portatile sulle gambe, di metterlo sull'armadio.
Insomma di tornartene a casa.

Ma il problema dell'altezza è niente in confronto a quello dello schienale. Pochi millimetri possono la differenza tra una coccigodinia con febbre emorroidea e una lussazione alla spalla.
Così ti guardi attorno, guardi le sedie dei colleghi, cerchi di capire chi è il più lento di riflessi o chi prenderà mezza giornata di permesso.

Quando capisci che questa strada è stata già percorsa dal consulente accanto a te, viene il momento della passeggiata per l'ufficio. Ne ho trovate di ottime in stanze abbandonate, magari non avevano la molla a posto, il cuscino pulito o tutte le rotelle  a posto, ma santo cielo che schienali !!

E quando ne trovi una così alla fine lo saprà tutto l'ufficio, per via del cigolìo nel corridoio.

"Ma quello della posta passa a quest'ora?"
"E' l'allarme antincendio quello che sento?"
"Chi è entrato con la macchina in ufficio?"

E felice, finalmente, ti siedi.

E come direbbe Moretti.... le sedie sono importanti !




mercoledì 9 settembre 2015

Un caffè per Sempronio

Esco da un colloquio presso un cliente.
Ero con Sempronio (il commerciale) dunque riverenza che nemmeno dal Papa...

"Certo! Se lor signori vogliono, portiamo anche la cena."
"Ma certo! Se lo ritenete opportuno ho altri consulenti che possono fare da chauffeur. Il primo è gratis, gli altri ve li diamo a metà prezzo."
"Fisica nucleare? Ma siamo qui per questo!"
"...come dite? ah soltanto Java."
"Nessun problema!!"

Prima, durante e dopo il colloquio Sempronio era teso, tesissimo. Non so perché sinceramente.
Le sue domande erano anche abbastanza idiote, sia con me che col cliente. Non che in altre occasioni brillasse per lungimiranza o profondità di pensiero, ma davvero, non era proprio la sua giornata.

"Non so cosa ti vogliono proporre Oliva e non so se tu sarai in grado di farlo. Qui parliamo di funzioni veramente complicate!!"

(un momento, non aveva detto che non sapeva cosa mi volessero proporre? ah già, è Sempronio)

"Stai tranquillo Semprò, sarà il rifacimento di quel vecchio software che usano per la simulazione."
"Non lo so, non lo soooo. In ogni caso, tu conferma! Conferma sempre!"

(beh non volevo andargli contro dicendogli che la regola aurea è 'nega, nega sempre', ma sperare che capisse quella battuta era come raccontare al Papa una barzelletta su Gesù)

e così.. "Siamo qui per questo no?" E il pupo si è sedato all'istante.
"Prendi un caffé Oliva?"
"No grazie."
"Allora nemmeno io." (mistero)

La stessa cosa l'ha chiesta indirettamente al cliente, quello che ci ha accompagnato alla sala riunioni.
"In attesa che arrivino gli altri miei colleghi, posso offrirvi del caffé?"
E Sempronio che anelava caffeina anche dalla cravatta... "Sì! Cioé, solo se lo prende anche lei, le facciamo compagnia."
"No, io non lo prendo."
"Nemmeno io." Aggiungo.
e Sempronio... "Ah, allora neanch'io." (mistero)

Insomma il colloquio è andato bene, non so cosa ci abbia capito Sempronio, forse per lui è andato male. Quando ha sentito che parlavamo di poissoiniane e fishing filtering si sarà fatto il segno della croce, non so. Che poi a una certa età alcuni mestieri sono davvero pericolosi.

Uscendo dalla sala riunioni cercava di carpire come fosse andata dai micro movimenti facciali.
"Un momento, stanno sorridendo tutti. Questo è un segno!" avrà pensato quando il cliente ci chiede se vogliamo un caffé.

"No grazie." Rispondo.
"Volentieri! Cioé solo se lo prendete anche voi, vi facciamo compagnia."
"No, noi stiamo a posto così."
"Ah allora, anche io." (a confronto Fatima è un libro aperto)

E già me lo figuravo in macchina, che ripensava al caffé e al messaggio in codice celato dietro la frase 'stiamo a posto così'. Forse non vogliono altri consulenti, forse devo mettermi a fare il consulente anch'io...ho sessant'anni santo cielo!