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venerdì 1 dicembre 2017

Fiato alle Trump(et)

Caro Trump(et), siamo stati abbondantemente vaccinati col Bush(copan) per soffrire ancora del mal di pancia che vorresti farci tornare. Da quando sei stato eletto hai seminato dissensi in ogni luogo e rischiato più impeachement tu di Nixon e Clinton messi insieme, ma l'unico a non accorgersene sembra soltanto il tuo ego. Ed è proprio questo il problema. Perché un Presidente degno di questo nome, se solo si accorgesse di errare dal primo giorno del suo mandato, si sarebbe dimesso già da un pezzo e invece tu, che credi fermamente in quello che dici, perché quello che pensi si è smaterializzato sul nascere, continui imperterrito a distruggere chi non la pensa come te. E lo fai nel nome di una bandiera e di chi, pur pensandola diversamente, si sarebbe battuto fino alla morte per permetterti di parlare.

Solo che poi avrebbe dovuto pure ascoltarti.


by Paul Noth on New Yorker

venerdì 14 aprile 2017

Mother Of All Bufale



Secondo me la minaccia nordcoreana sarà un epic fail che passerà alla storia, Kim chiederà mestamente asilo agli americani con detenzione di lusso a Santa Barbara e carnet di biglietti per Disney World, l'indice di gradimento di Trump schizzerà oltre l'80% Putin se la legherà al dito e la Cina farà pippa con un miniembargo boomerang che toglierà dopo qualche settimana.

Adesso è il momento giusto per comprare titoli americani, ma sentiamo prima il discorso che Trump terrà il mese prossimo: "Il popolo americano mi ha eletto con un solo desiderio, far tornare grande l'America. E abbiamo dato seguito alle sue richieste facendo in sei mesi quello che non è stato fatto in sei mandati! Gli amici nordcoreani adesso sono liberi di eleggere il loro Presidente. 

God bless America!"


giovedì 6 aprile 2017

Nel profondo del Paese



Un pò come quando fai il trolley dopo alcune settimane di quella politica che non ti tocca, vuoi perché politica degli snob, vuoi perché sprezzante di quel popolo che a conti fatti è il solo a poterti eleggere. E allora cosa fai? Lasci gli snob e raggiungi il popolo girando l'Italia, quasi fosse paragonabile al mestiere di operaio o di cassaintegrato. Ma non la giri come farebbe un normale italiano, la giri come farebbe un normale politico a caccia di voti, trolley alla mano, magari non di marca, da solo e cominciando dai luoghi più profondi, 'nel profondo del Paese'. 

Certo se sono profondi, magari ispirano anche pensieri profondi. Poi se c'è un Padre di mezzo meglio ancora. Il profondo degrado da cui risorgere e insieme andare votare.

Trolley alla mano.



domenica 26 marzo 2017

Matteo Renzi risponde


Non seguo molto la Formula 1, anzi direi che non la seguo proprio. C'ho provato, ma il sonno ha sempre avuto la meglio, più o meno dal secondo giro in poi. Quando penso alle gare di Formula 1 mi viene in mente il sapore delle paste domenicali, e della ricotta di quel cannolo coi canditi a cui voglio imputare la maggior parte della mia sonnolenza. Ma feci un esperimento una volta; scelsi una Domenica senza Formula 1 e mangiai in egual misura. Conclusi il pasto col mio solito cannolino siciliano e annotai su un taccuino la reazione. Rimasi sveglio abbastanza a lungo da mangiare altre paste e tornare a studiare. Cosa ho imparato da questo esperimento? Che il nostro pasticcere di fiducia metteva pesanti dosi di sedativo soltanto nelle domeniche in cui c'era la Formula 1. Mio padre controllò i dati, lesse la storia del nostro pasticcere e disse che avevo ragione. E per festeggiare andammo a comprare delle paste.

Oggi leggo l'intervento pubblico di Renzi sulla sua pagina Facebook: si è alzato alle 5, che sarebbero le 4 vista l'ora legale, e ha gioito della vittoria di Vettel. Me lo immagino alzarsi di scatto in piedi, in pantofole tricolore e vestaglia garibaldina mentre sente l'inno di Mameli a basso volume per non svegliare Agnese. E' lì in salone, mentre sorseggia del buon caffé e con una mano si regge il cuore. Insomma, io a quell'ora credo d'aver spento da poco la luce del mio comodino ed essere piombato nel sonno più totale, ma lui no. Italiano fino al midollo. Lui lo ha fatto e ce lo vuole far sapere.

Ma è a questo punto che un accanito (un)supporter gli alza la palla per la schiacciata finale. E così, il buon Giovanni spara un luogo comune preso a caso dalla cesta dei luoghi comuni e attende che il social, Renzi compreso, lo trituri a dovere. E' solo questione di minuti.




domenica 12 febbraio 2017

Grillo vs Grillo



Ho appena finito di vedere su Netflix il nuovo spettacolo teatrale di Grillo, uno spettacolo per certi versi sottotono vuoi per la stanchezza degli anni, vuoi per il momento particolare che sta vivendo il Movimento. Tuttavia uno spettacolo che si lascia guardare proprio per la sua malinconia.

Sia chiaro, non mancano le risate anzi, ma in sottofondo si avvertono sia il passare degli anni sia la velata mancanza di Roberto Casaleggio.

Il momento politico che sta vivendo il Movimento, soprattutto nella città di Roma, è un'ottima scusa per raccontare chi sia Grillo e come sia nato il comico. E ne esce una sorta di risposta ai tanti perché e percome che la gente non appartenente al Movimento si chiede e gli chiede come leader del partito.

E chi meglio di Beppe poteva raccontarlo? Allora scopriamo il rapporto difficile col padre, la prima sconfitta a scuola, e poi sul lavoro come rappresentante commerciale e poi ancora sul palco di Fantastico 7 come comico. Le sconfitte sono preziose dice, i successi sono preceduti da tanti fallimenti e la storia ce lo insegna.

"Una persona che non è più curiosa è una persona morta."

Curiose come lo sono (state) le persone di cui parla durante lo spettacolo e a cui certamente s'ispira; Edison, Jobs o Elon Musk (fondatore di Paypal Tesla Motors).

La politica insomma, è stata fino ad oggi quella serie di fallimenti che presto o tardi si tramuterà in successo. E sappiamo tutti quale partito rappresenta meglio per Grillo questa inversione di tendenza.

venerdì 9 ottobre 2015

La morale della Santa Sede

Scrive l'Osservatore Romano:

"Nelle analisi compiute dagli organi di informazione italiani, si nota la pressoché inedita unanimità nel considerare come inevitabile l'epilogo al quale si è giunti. Marino è caduto sotto i colpi di un'inesorabile serie di episodi che, a seconda dei casi, sono stati quanto meno qualificati come gaffes, gesti francamente inopportuni o superficialità. Lo stesso Renzi era intervenuto nei mesi scorsi per sollecitare un cambio di passo e cominciare a ricostruire: 'È onesto, aveva detto il presidente del Consiglio riferendosi a Marino, ma ora deve governare'. Perché ora la capitale a meno di due mesi dall'inizio del Giubileo, ha la certezza solo delle proprie macerie."


Beh, non era difficile pronosticare le macerie di questa città, semplicemente perché già c'erano. Roma è una città in cui viene proclamato un Giubileo per lo stesso anno in corso, nonostante fosse a tutti palese che i trasporti pubblici mancassero di efficienza ormai da anni, così come la raccolta dei rifiuti e l'accoglienza dei pellegrini. Ma in fondo, detto da chi vive in uno stato all'interno dello stato con mura alte venti metri e che può permettersi di non pagare né la tassa sugli immobili né quella sulla spazzatura, ignorarlo è del tutto lecito.





venerdì 2 ottobre 2015

I nuovi Catilina


immaginiamoci adesso Cicerone, mentre parla a Catilina, immaginiamoci i loro discorsi, le difese dell'uno o le accuse dell'altro, guardiamo poi la faccia di Grasso, ex procuratore nazionale antimafia, adesso più simile a un bambino in un trono che pare più un seggiolone non suo, di un mestiere non suo, in una bagarre non sua, e lo sentiamo quasi pensare "ma chi cazz me l'ha fatto fare a me, che adesso potrei stare a casa mia al mare con granita e brioche..."

insomma, fino a quando abuseranno della nostra pazienza? per quanto tempo ancora dovremo sorbirci queste pantomime? a quali estremi oserà spingersi la politica? (cit.)

giovedì 2 luglio 2015

buoni propositi

dall'altro ieri circola in rete il video di una viaggiatrice che riprende il vicepresidente della Camera Luigi di Maio (M5S) in viaggio come un "comune cittadino"

qualcuno ha ipotizzato - "che il tutto sia stato studiato ad arte e che comunque Di Maio non stava prendendo un regionale coi pendolari, ma un'alta velocità, così come fanno tanti altri parlamentari

alta velocità che peraltro combatte, fingendosi persino sorpreso dello stupore della gente per queste cose" -

ecco, secondo me dire che combatte l'alta velocità è un pò qualunquista, visto che non la combatte in tutta Italia, ma in un punto specifico della penisola, peraltro la battaglia del Movimento ha uno scopo propositivo e non distruttivo o fine a se stesso, ma detto questo sicuramente il partito di Grillo non va; Di Maio rimane una persona coerente in mezzo a strani personaggi

personaggi che si credono portavoce di un sacro elettorato, quasi li avessero eletti a divinità piuttosto che a rappresentanti, tuttavia tutti questi sforzi (pubblicitari, ma non solo) funzionano per far risparmiare al governo e per favorire i cittadini (si veda il fondo per il microcredito)

ma il punto è questo: il governo deve risparmiare fino a questi livelli? adesso probabilmente sì, per sensibilizzare, per lanciare un messaggio, ma in linea generale è un'idiozia, così come è un'idiozia che il sindaco Marino vada in giro per Roma in bicicletta e con la scorta al seguito, per lanciare un messaggio che poi cozza su se stesso: Roma non è una città per biciclette a meno che non si è il sindaco o a meno che non si voglia rivedere l'intero arredo urbano

il politico deve fare il politico, ma in Italia nasce già ladro ed è probabilmente qui che cresce la voglia di un Di Maio (o dello stesso Grillo) di farsi sentire o vedere, perché certamente una gestione diversa e più consapevole della politica è possibile

mercoledì 6 maggio 2015

La pubblicità è tutto

Non colpisce tanto il fatto che oggi, uno dei più prestigiosi marchi d'orologi abbia comprato alcune pagine di giornale per esigere le scuse dal Governo circa l'azzardato binomio, quanto piuttosto il non senso di questa lettera attraverso la quale si recrimina l'accostamento tra la marca e la distruzione delle vetrine. Nemmeno che questi black bloc fossero capaci di distruggere soltanto infilandosi l'orologio in oggetto o dei lobotomizzati il cui cervello darebbe forfait per il solo fatto d'aver indossato l'orologio.

"Sconfitti i soliti farabutti col cappuccio e figli di papà con il Rolex." (M.Renzi)

E' evidente che nelle parole del Presidente del Consiglio non fosse certo condizione necessaria l'indossare un Rolex per esser capace di mandare in frantumi una vetrina, ma prerogativa appannaggio di un ceto sociale certamente più abbiente e di sicuro non esente dal poter usare la violenza, nonché incapace d'intendere i principi di una società poiché esente, per abbondanza di pecunia, dal comprenderne la fatica necessaria a edificarla.

"Egregi signori all'indomani delle devastazioni avvenute a Milano... i media nazionali e web hanno riportato con ampio rilievo in virgolettato le Vostre dichiarazioni relative all'operato delle Forze dell'Ordine, ivi compreso il messaggio 'sconfitti i soliti farabutti col cappuccio e figli di papa' coi rolex'. Se personalmente, come cittadino di Milano, nell'occasione non ho potuto che apprezzare il sacrificio e la dedizione delle Forze dell'Ordine, debbo invece, per la mia carica, esprimere profondo rincrescimento e disappunto per l'associazione delle vostre parole fra la condizione di 'distruttori di vetrine' ed il fatto di portare un orologio Rolex al polso. Al di la' del fatto che, dalla qualità delle foto e dei video che sono stati diffusi dai media e' altamente improbabile poter desumere un'affidabile identificazione come Rolex (e ancor piu' come Rolex autentico) dell'orologio indossato dai facinorosi che stavano commettendo evidenti reati, credo che il dettaglio dell'essere - o non essere - quest'ultimo di marca Rolex, sia obiettivamente cosa marginale rispetto al 'cuore' delle Vostre dichiarazioni". "Ho preso la libertà, dopo profonda riflessione di pubblicare la presente sulla stampa nazionale a doverosa autodifesa, nell'immediato, della reputazione del marchio e dell'immagine di Rolex. Confidando in una Vostra cortese rettifica, con ossequi, Gianpaolo Marini".


Avere un Rolex può essere una conquista sociale certo, alla stregua di un vessillo che ricordi l'appartenenza a una tale famiglia piuttosto che a un'altra. Ma oggi, che siamo circondati dalle conseguenze di un boom economico, con figli e nipoti incapaci di avere spinte e vere motivazioni lavorative o soltanto di raccogliere le briciole rimaste di un benessere postbellico, non possiamo che aspettarci il regno dell'assenza di valori, dove i vessilli di famiglie ormai estinte sventolano sul drappo sgualcito del distruttore di turno.




Vero o falso che fosse il Rolex, sarebbe stato certamente meglio usare quest'altra frase

"E mentre quelli col Rolex andavano a distruggere le vetrine..." (M.Renzi)

quantomeno non ci sarebbe venuto il dubbio, che sfruttare l'onda emotiva oggi, possa essere la migliore delle pubblicità da farsi




martedì 21 aprile 2015

Il Nulla

l'Italia è un paese meraviglioso, corruttocraticamente perfetto, non ci saranno mai infiltrazioni di stampo democratico, né mai, dico mai, meritocrati senza scrupoli pronti a prendere la fetta che gli spetta, l'italia è un paese garantista e non lascerà mai che un corrotto non abbia la sua parte, questa è garantita per diritto di amicizia, compiacenza e fedeltà al sistema, uno dei più avanzati sul pianeta ed è la dimostrazione che un paese senza identità e privo del senso di appartenenza non è un paese, ma la puttana di gente il cui scrupolo vale meno della moneta che hanno usato per comprare la dignità di ogni singolo cittadino

la sovranità appartiene al sistema e quest'ultimo garantisce i diritti inviolabili dei corrotti, sia come singoli che come formazioni sociali ove si svolge la corruzione, compito del sistema è rimuovere gli ostacoli che impediscono il corretto svolgimento delle illecite attività, siano esse a danno del paese, siano esse a danno del singolo, tutte le buone intenzioni per l'applicazione della meritocrazia verranno prontamente abbattute non appena riconosciute poiché considerate minacce allo stato di diritto, il diritto di essere oltre le regole, oltre la legge, oltre il buon senso

diceva uno dei più grandi poeti che ebbi la fortuna di conoscere durante uno dei miei viaggi a Parigi: "il più forte non è colui che non ha più nulla da difendere, ma colui che difende qualcosa per nulla"

e il nulla è ormai sotto i nostri occhi.
il Nulla.





domenica 7 dicembre 2014

Una panda in meno, una marcia in più

Rome wasn't built in a day. E anche l'operazione Mondo di Mezzo non sarà stata da meno. Oltre mille pagine di intercettazioni e ricostruzioni di fatti che, c'è da dirlo, non vanno aldilà del già visto e rivisto nella politica degli ultimi vent'anni. Giuliano Ferrara ha detto sul Foglio che secondo lui si tratta di una mafietta, di una cupolina de noi artri, altro che mafia siciliana. Opinione del tutto personale, ma a quanto dice il Procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, gli elementi di stampo mafioso ci sono tutti. Certo non c'erano famiglie, non c'erano clan, non c'era traffico di droga, ma qualcosa d'importante e tentacolare stava nascendo, e da parecchi anni ormai, tanto che gli effetti devastanti sulla città erano (e sono ancora) evidenti persino a un cieco. Ci sono angoli di Roma che permettono di tornare indietro nel tempo alla New York anni '80. Il Bronx di allora è molto più vicino di quanto si creda. Il livello di sporcizia della città è tale che pure i topi stanno venendo alla luce per chiedere aiuto. "Ué ma dove siamo finiti?" si saranno chiesti "Già torniamocene giù che questi stanno messi peggio di noi." 

Scene di degrado e sciatteria sono entrati negli occhi dei cittadini tanto da assuefarne i loro stessi giudizi. La normalità è mutata così lentamente che non è più possibile riconoscere il senso della legalità, dal come si parcheggia un auto a come si procede per l'assegnazione di un appalto. La presenza di ambulanti in ogni dove è lecita poiché muniti di permesso, ma la leicità sul come vengano dati questi ultimi non è nemmeno lontanamente ipotizzata.

Settimana storica per Roma. Settimana dalla quale Marino, checché ne dicano quelli del Movimento 5 Stelle, ne esce più forte di prima e con una Panda di meno. Speriamo soltanto che quella forza dovuta all'estraneità dei fatti non confermi poi la sua estraneità ai problemi di Roma. Ce ne sono ancora tanti, anche se adesso possiamo credere che la strada sia più in discesa di quanto lo fosse prima di chiudere Malagrotta. 





martedì 18 novembre 2014

Tor Sapienza, Borghezio batte i Cinque Stelle

Da Mario Borghezio a Paola Taverna, passando per la Meloni fino a Pietrangelo Buttafuoco che timidamente confessa alla trasmissione di Corrado Formigli, di essere stato anche lui a Tor Sapienza "a vedere". Un pò come i tre anni di militare a Cuneo menzionati da Totò, o la ben più ardua impresa di Orfeo nella sua discesa agli Inferi per far tornare in vita l'amata Euridice. Ciascuno infila come può sul proprio curriculum quest'impresa di strategia bellica; "sono stato in Iraq, in Afghanistan e a Tor Sapienza", foss'anche quest'ultimo il semplice passaggio in un auto nel deturpato quartiere romano. Alcuni di loro avranno anche saggiato il terreno, si saranno mescolati tra la gente ed avranno persino parlato al nemico, diventato improvvisamente amico e alleato per le prossime elezioni.
Borghezio cavalca benissimo la situazione di degrado che tutta la città di Roma sta vivendo da anni e col suo partito fa abilmente leva sul dissenso che i cittadini delle periferie romane nutrono nei confronti del sindaco. Sia questo Alemanno per la precedente amministrazione, sia Marino per quella attuale.

Forse gli è stato detto che il romano ha un tono di voce piuttosto alto, ma l'europarlamentare della Lega ha preso così sul serio la questione da girare ormai sempre per Roma col suo inseparabile megafono, ergendolo definitivamente a simbolo della sua campagna elettorale. Proprio come fece quest'estate davanti alla scuola multi etnica Carlo Pisacane. In quell'occasione gli diedero anche del fascista.

Ma lo stesso Segretario Salvini ha fatto molto più di una semplice propaganda "assumendo" degli inconsapevoli attivisti nelle strategie di marketing della Lega. I ragazzi che lo contestarono per la sua visita a un campo nomadi di Bologna gli fecero più pubblicità di quanto la Lega ne avesse bisogno.

Insomma, sul marketing ci sa fare più Borghezio da solo che tutta la Casaleggio Associati. E infatti le iniziative del Movimento 5 Stelle non sono piaciute alla gente, che prima contesta Grillo a Genova dopo la prima ondata di maltempo ad Ottobre e poi se la prende con la senatrice Paola Taverna in visita a Tor Sapienza; "stai qua perché t'hanno dato cinque giorni de sospensione", quasi Tor Sapienza fosse un area cantieri pubblica e la Taverna il pensionato di turno che passa il suo tempo libero a controllare che tutto nel cantiere fili liscio.

"io nun sò politico" - Paola Taverna, senatrice M5S

Entrambi, ingenuamente, avranno pensato che fosse utile presentarsi alla gente nei luoghi del disastro, ignorando forse di rappresentare chi di quel disastro fosse l'imputato. Probabilmente diranno, perché loro ascoltano o credono di ascoltare, perché loro aiutano, mentre gli altri no. E forse è pure vero, ma non è certo il modo giusto per dimostrarlo.

Grillo disse di essere nato proprio lì, in una delle strade di Genova dove si spalava il fango da giorni e la Taverna si è difesa dalle accuse di 'passerella mediatica' dicendo che la sua presenza fosse genuina perché veniva dal vicino quartiere di Quarticciolo non per fare i propri interessi, ma per risolvere i problemi.

Ma perché Borghezio ha avuto più successo della visita di Marino o delle passerelle dei Cinque Stelle? In fondo è un politico anche lui e se guardiamo al messaggio della Lega, non è poi così distante da quello del Movimento. Eppure il ricordo atavico che la Lega rappresenti il pugno duro della politica è rimasto, ed è passato indenne attraverso gli infiniti accordi tra Bossi e Berlusconi fino agli ultimi scandali del suo stesso ideatore.

Il Movimento 5 Stelle dal canto suo, nonostante abbia fatto cose buone come il Fondo di Garanzia per il Microcredito Siciliano, non ha giocato le carte giuste nell'esposizione mediatica. E allora, la giovane Taverna che visita Tor Sapienza senza farsi annunciare da nessun organo di stampa, senza farsi sfasciare la macchina da un qualche attivista, senza instaurare un vero dialogo con i cittadini e anzi rivolgendosi a loro con un intercalare che nemmeno loro immaginavano esistere, non avrà mai alcuna possibilità di vittoria contro un Borghezio che con compostezza si fa offrire un cappuccino nello stesso bar dove Marino si rifugiò per fuggire alle ire dei cittadini.


giovedì 13 novembre 2014

Beppe Grillo è in grado di fare comunicazione?

La strategia di Grillo non è mai cambiata, vuoi per mera coerenza intellettuale, vuoi per incapacità di raccogliere il consenso dell'elettorato degli indecisi, elettorato che di fatto ha consegnato a Renzi il record del 41%

Ma cosa c'è che non va nella strategia grillina? Probabilmente nulla fuorché la comunicazione.
Siamo di fronte a un esperto della parola che deve gridare a destra e a manca cosa c'è che non va negli altri o peggio, cosa va bene invece nel Movimento. L'elettorato non è sordo, forse basterebbe abbassare un poco il volume cercando di puntare più sulla sostanza che sul megafono.

E mediaticamente non aiutano nemmeno siti internet come tzetze.it che si definisce "un palinsesto dinamico originato dagli utenti, che seleziona da siti rigorosamente solo on line, le informazioni in base alla loro popolarità e attualità."

Un esempio su tutti, il 9 Novembre 2014 viene pubblicato un articolo sul Financial Times dal quale emerge un commento positivo sul leader del Movimento 5 Stelle.

FT.com - "The euro is in greater peril today than at the height of the crisis"


L'articolo è dell'editorialista Wolfgang Münchau, un giornalista tedesco che si è fatto la nomea di non essere poi così imparziale come Andrea Mollica ci racconta in questa sintesi su Giornalettismo.

Ha scritto articoli contro Monti, è contro l'austerity e dunque fondamentalmente contro la Merkel. Ma la cosa più interessante, sembra essere il sito a pagamento da lui curato di notizie e analisi di specialisti sull'eurozona. Servizio di cui possiamo intuire quantomeno l'impronta euroscettica.

Ed è proprio di euroscetticismo che parliamo se guardiamo alla politica grillina. Sul sito di Grillo è riportato infatti proprio l'articolo del FT, prontamente re-bounced dal sito tzetze e incorporato poi lateralmente sul sito del leader genovese.

da beppegrillo.it
"La stampa estera incorona Grillo"

A questo punto sarebbe interessante capire l'interpretazione grillina dell'articolo di James Politi, pubblicato sul Financial Times il 12 Novembre , tre giorni dopo.

FT.com - "Italy’s Post-it premier hopes reforms stick"


martedì 11 novembre 2014

Il Partito delle Domenica

Il Movimento 5 Stelle propose Milena Gabanelli come Presidente della Repubblica. Era l'Aprile 2013 e le votazioni interne al Movimento decretarono all'unisono la candidatura della giornalista Rai. Ad oggi, dopo quelle votazioni, il toto quirinale sembra aver perso del tutto in dignità. Già quando si vociferava la Gabanelli come possibile candidata più di qualcuno rimase perplesso. Poi quando la stessa rifiutò quasi divertita la proposta del Movimento di candidarla a futuro inquilino del Colle, si rasentò il melodramma. Melodramma che capitolò del tutto in tragedia quando la Gabanelli, un mese dopo le 'quirinarie', fece un'inchiesta sul Movimento per chiarire dove andassero a finire i soldi del blog o quanto prendesse la Casaleggio Associati dalla pubblicità del sito.

Insomma gli unici vincitori furono tutti gli altri rimasti a guardare, perché dal programma della Gabanelli ne uscì un servizio fazioso, quasi stucchevole, dal quale trapelavano soltanto due cose; che la giornalista aveva capito poco e niente di internet e grillinie che il Movimento doveva assolutamente riguardare le proprie strategie se non voleva fare nuovamente la figura del Partito della Domenica.



domenica 9 novembre 2014

Chi è Loretta?

L'otto Novembre, Loretta Lynch, è stata nominata Attorney General dal Presidente degli Stati Uniti, ovvero capo del Dipartimento di Giustizia americano. Il predecessore era Eric Holder, primo afroamericano a ricoprire il ruolo.

Holder ha dato le dimissioni lo scorso Settembre sottolineando che sarebbero divenute effettive nel momento in cui si sarebbe nominato il suo successore. Ed è curioso che nei pronostici non vi fosse nessuno che menzionasse la Lynch. Si parlava dell'ex consigliere della Casa Bianca Kathryn Ruemmler e del consigliere di Obama per la sicurezza interna Lisa Monaco o ancora, del Procuratore Generale della California Kamala Harris e dell'ex direttore dell'FBI Robert Mueller. Ma nessuno aveva in mente Loretta.

Eric Holder, che sembra uscito fresco fresco da una puntata di Law&Order, parlando delle sue dimissioni ha detto che ha preso coscienza d'aver superato i sessant'anni e che ormai vede più giorni passati che giorni futuri. Sarà come dice lui certo, ma gli introiti da due milioni di dollari che ha fatto nel 2008 presso lo studio della Covington & Burling prima di essere nominato, parlano forse più del semplice pezzo di carta per rassegnare le dimissioni.

Attualmente lo stipendio che andrà a prendere la Lynch è pari a circa duecentomila dollari, praticamente dieci volte meno di quanto prenderebbe Holder da avvocato. E molti sono stati gli oppositori in Senato di queste dimissioni, vuoi perché faceva parte della prima squadra di governo del Presidente Obama e vuoi perché non era il momento opportuno, viste le imminenti elezioni di midterm. E infatti le critiche continuano ancora oggi alla luce dei pessimi risultati del Partito Democratico.


Loretta si è presentata comunque con un ottimo curriculum.
Ha lavorato sei anni per lo studio della Cahill Gordon & Reindel, undici anni come Procuratore di New York (Eastern District), otto anni come socio della Hogan & Hartson e altri quattro come Procuratore Generale dell'Eastern District di New York arrivando a coprire tutte le questioni giudiziarie di Brooklyn, del Queens e di Staten Island . Dice di amare il servizio pubblico e che rimarrà sempre vicino a questo. Ha insegnato legge alla St. John’s University School e nel 1999 è stata nominata procuratore dallo stesso Clinton. La Lynch ha dovuto lottare contro i pregiudizi, perché donna e perché donna di colore. Pare che all'inizio della sua carriera venisse scambiata in tribunale per il reporter ufficiale del processo. Ma non si è fatta condizionare e ha continuato per la sua strada, combattendo criminalità organizzata, traffico di droga, di armi, cyber crime e corruzione.

Laureata cum laude ad Harvard nell'81 e preso il dottorato nell'84, dice di aver capito il potere della legge quando da giovane ha aiutato gli afroamericani a fuggire al nord durante il periodo della segregazione razziale.

Nel suo discorso d'insediamento di ieri ha sfoderato il più classico dei patriottici discorsi alla nazione, con tanto di "adesso sarò al servizio di tutti gli americani, per proteggervi, e sarà un onore farlo" ha ricordato che il Ministero di Giustizia è forse l'unico Ministero che è nato da un'ideale e che rappresenta un nobile, quanto stimolante mestiere. Ha ringraziato tutti coloro che ci lavorano e che rendono possibile ogni giorno e ogni notte quell'ideale.  Ha poi ringraziato il Presidente degli Stati Uniti, l'ex Procuratore Generale Eric Holder e i suoi genitori "che pur non più vivi, mi stanno sicuramente guardando". Ha poi concluso dicendo che il suo primo pensiero al mattino sarà la sicurezza di tutti gli americani.

Non ci resta che augurarle buon lavoro.



venerdì 7 novembre 2014

L'errore di Obama dietro le midterm 2014

Queste midterm elections hanno mandato certamente un bel messaggio al Presidente Obama che dal canto suo invece non sembra dar cenno d'averlo ricevuto. L'unica cosa che ha potuto dire in risposta a questa debacle del Partito Democratico è stata "adesso mi piacerebbe sentire cos'hanno da dire i Repubblicani in Campidoglio", nel senso che "non vede l'ora" di lavorare con chi ha ottenuto il consenso dei cittadini. E avranno un bel pò da dire questi Repubblicani, visto che lui e il suo partito gli hanno preparato da tempo la strada. Obama infatti non convince più, sembra essere il presidente delle frasi ad effetto e nella sostanza è apparso meglio come candidato alle presidenziali che come presidente in grado di portare cambiamenti.

map by Politico.com


Gli americani, e non sono pochi, vedono in lui un leader che non fa la guerra anzi, che la perde. Perché se non basta ritirarsi per vincere, parlare senza agire può significar perdere un conflitto che va ben i oltre i campi di battaglia dell'Afghanistan. Ha fatto forse di più Putin con la conquista della piccola penisola di Crimea che il nobel per la pace americano con il ritiro delle truppe dall'Iraq.

Passa per un presidente che non aiuta l'economia, ma che addirittura si mette contro i poteri forti per agevolare un elettorato che in fin dei conti non gli ha restituito il favore. E l'Obama Care ci ha messo del suo, con le sue complicanze burocratiche e i suoi tecnicismi, tanto che il presidente dovette indire una conferenza stampa per scusarsi sulle eccessive complicazioni riscontrate dagli americani.

Sembra più un politico che pone domande che un presidente che da risposte, "How can we do what we need to do better?" e se le sue frasi ad effetto miravano a conquistare consensi, proprio come nella campagna presidenziale, adesso sembrano risuonare in un elettorato meno disincantato e più esigente di fatti.

Ma ha detto che è ancora presto per pensare di rivedere ruoli e posizioni del suo staff. Staff che è stato cambiato ben due volte persino nell'U.S. Secret Service, agenzia che si occupa della sicurezza del Presidente e non solo. Soltanto alla Casa Bianca quest'anno ci sono stati sette intrusi, di cui uno armato di coltello e uno armato di pistola. Quest'ultimo è entrato nella stessa ascensore con Obama ed è stato poi fermato perché insisteva nel volersi fare una foto col presidente, piuttosto del perché portasse una pistola.



Staff che andrebbe cambiato a cominciare da Steve Israel, capo del comitato che si occupa della raccolta fondi e ricerca dei candidati per il partito Democratico, il DCCC. Ma lo stesso Israel ha dichiarato solo oggi che lascerà il comitato soltanto per diventare capogruppo alla Camera, riferendo quanto detto al Presidente di questa: "I’ve been really clear with Leader Pelosi that I would like to continue to have a seat at the leadership table, because it makes me more effective"

Insomma, se il congressman Israel, peraltro eletto per l'ottava volta nello stato di New York, trova il tempo di fare il romanziere col suo “The Global War on Morris” a scapito di una pessima campagna elettorale per il partito democratico, la giovane repubblicana Saira Blair riassume invece a pieno il voto degli americani.

"Sono pro-life, contro i sindacati e contro il salario minimo"

"La strada per il successo e la prosperità è fatta di valori e principi conservatori"

Il presidente Obama non ci avrebbe capito più nulla se gli avessero detto che i suoi slogan, certamente di livello superiore, sarebbero stati battuti da un blasonato "E' tempo che smettiamo di trattare i nostri cittadini come terroristi e i terroristi come cittadini", ma del resto la Blair è figlia di un senatore e di uno stato sofferente come il West Virginia, la vittoria perciò è stata soltanto una formalità.

by Fox News 

Ma l'errore di Obama allora qual'è stato? E' stato quello di non aver mai cambiato strategia in sei anni. Ha teso la mano ai più bisognosi e ha continuato a farlo anche quando il ceto sociale medio cominciava a stare meglio. La differenza tra un politico e uno statista in fondo, è che entrambi fanno politica, ma soltanto il primo ha bisogno di una poltrona.

sabato 18 ottobre 2014

Matrimoni omosessuali



Prendiamo atto dell'ostruzionismo del Ministro Alfano sulla questione dei matrimoni omosessuali e ricordiamo allo stesso che è la regolamentazione giuridica che deve adattarsi all'uomo, non viceversa.

Il matrimonio omosessuale è stato legalizzato in alcuni paesi come il Canada, il Sud Africa, la Svezia, la Francia, l'Argentina, persino in alcuni stati come la California, New York, il Massachussets, il Colorado o il Vermont. In altri paesi ci sono regolamentazioni di unioni civili e in altri ancora, come il Messico, il riconoscimento di matrimoni registrati all'estero.

Nei primi giorni di Ottobre, il Ministro Alfano ha annunciato una circolare che avrebbe imposto ai sindaci dei comuni italiani la cancellazione delle trascrizioni anagrafiche dei matrimoni registrati all'estero. Da qui ne è scaturito un ostruzionismo quasi totale e in alcuni casi, come Bologna, molto sentito. Persino il Sindaco di Roma Marino, il 18 Ottobre registra sedici matrimoni omosessuali nella Sala della Protomoteca, per dare un segnale forte che qualcosa deve esser fatta.

La legislazione è infatti carente in merito e dunque non sono previste regolamentazioni tra coppie dello stesso sesso. Questo però non può essere sufficiente per dar adito ad illegalità, perché se è vero che la mancanza di norme secondo Senofonte, è qualcosa di illegale, la mancanza stessa è già di per sé indice di una necessità sociale che attende un'adeguata regolamentazione. Se non vi fosse questa necessità, non se ne evidenzierebbe la mancanza.

E come si può vietare dunque qualcosa che ancora non esiste? La registrazione sembrerebbe dunque del tutto lecita, in quanto non si fa altro che sancire all'anagrafe un'unione avvenuta altrove. Di certo, nel rispetto della legge, non se ne celebrerà l'unione in Italia, ma come abbiamo imparato, è solo questione di tempo