giovedì 15 gennaio 2015

Flucht aus Dresden - nebel

provai una seconda fuga appena due giorni dopo, approfittando delle previsioni del tempo diramate dal dottor Dechenclaft - domani è prevista nebbia, più o meno come quella nella quale si sono perse le vostre menti - e così gabbando due guardie con il trucco del ginocchio sinistro e infilandomi in un carrello delle medicine grazie alle mie qualità di acrobata, mi ritrovai nuovamente sulla collina dei morti viventi mezz'ora prima che venisse diramato l'allarme

bene, pensai voltandomi verso il manicomio dal quale nessuno era riuscito mai fuggire. e adesso dove vado con questa nebbia? il manicomio non si vedeva. la libertà nemmeno. l'allarme suonò. in meno di sette minuti i cani del dottor Dechenclaft mi raggiunsero. 

soltanto ora capisco le parole del vecchio Uhlvart "il cane è il miglior amico dell'uomo, se saprai addestrarne uno ti donerà la libertà"




Flucht aus Dresden - minus acht Grad

partito il Toto Colle


martedì 13 gennaio 2015

Flucht aus Dresden - minus acht Grad

nel gennaio di quell'anno riuscii a fuggire dal manicomio di Dresda. contro ogni previsione gabbai una delle guardie con il trucco dell'occhio destro e in meno di dodici minuti ero fuori, sulla collina dei morti viventi. alle mie spalle la fortezza da cui nessuno è mai riuscito a fuggire. fino ad oggi. 

si ma adesso, dove cazzo vado con la sola camicia di forza e otto gradi sotto zero? 

mi tornano in mente le parole del vecchio Uhlvart: "lascia stare figliolo, piuttosto aiutami con questo gomitolo di lana..."




Flucht aus Dresden - nebel

domenica 14 dicembre 2014

Della stessa sostanza delle Stelle

Il potente Zufar Khan, che conobbi in tempi davvero remoti, mi disse a riguardo dei bodhisattva: "l'egocentrismo muove la maggior parte degli uomini, tutti gli altri, pochissimi, non hanno più bisogno di alcuna spinta per compiere le loro azioni né è possibile costringerli ad una reazione tramite questo"

spensi il fuoco e mi misi a guardar le stelle "dunque maestro, di cosa è fatto il bodhisattva?"

"della stessa sostanza delle stelle figliolo, all'uomo comune sembran ferme eppur si muovono, all'uomo di scienza sembrano muoversi eppur son ferme"



Il Presepe peggiore che Roma abbia mai visto

L'incredibile, imperdibile, irresistibile presepe della Galleria Sordi, e anche Giuseppe si è spento dalla vergogna



Faccio la foto insieme ai turisti e sento "ma che ve fotografate!" un romano apostrofa con quattro semplici parole tutto lo scibile della sua vasta sapienza, alché mi sono tornate in mente le parole del santissimo Zufar, venerabile del Khan: "le persone agiscono per reazione, nella vita dei santi invece ogni cosa è perfetta, azione e reazione sono una cosa sola, il movimento è riposo, il riposo è movimento" 

insomma, questo per dire al povero romano, che fare una foto non è per forza sinonimo di beltà ma testimonianza di ciò che è, e un cesso di presepe è ed ha lo stesso diritto d'esser fotografato, a testimonianza dell'orrido e di chi ne permette la bella mostra


domenica 7 dicembre 2014

Una panda in meno, una marcia in più

Rome wasn't built in a day. E anche l'operazione Mondo di Mezzo non sarà stata da meno. Oltre mille pagine di intercettazioni e ricostruzioni di fatti che, c'è da dirlo, non vanno aldilà del già visto e rivisto nella politica degli ultimi vent'anni. Giuliano Ferrara ha detto sul Foglio che secondo lui si tratta di una mafietta, di una cupolina de noi artri, altro che mafia siciliana. Opinione del tutto personale, ma a quanto dice il Procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, gli elementi di stampo mafioso ci sono tutti. Certo non c'erano famiglie, non c'erano clan, non c'era traffico di droga, ma qualcosa d'importante e tentacolare stava nascendo, e da parecchi anni ormai, tanto che gli effetti devastanti sulla città erano (e sono ancora) evidenti persino a un cieco. Ci sono angoli di Roma che permettono di tornare indietro nel tempo alla New York anni '80. Il Bronx di allora è molto più vicino di quanto si creda. Il livello di sporcizia della città è tale che pure i topi stanno venendo alla luce per chiedere aiuto. "Ué ma dove siamo finiti?" si saranno chiesti "Già torniamocene giù che questi stanno messi peggio di noi." 

Scene di degrado e sciatteria sono entrati negli occhi dei cittadini tanto da assuefarne i loro stessi giudizi. La normalità è mutata così lentamente che non è più possibile riconoscere il senso della legalità, dal come si parcheggia un auto a come si procede per l'assegnazione di un appalto. La presenza di ambulanti in ogni dove è lecita poiché muniti di permesso, ma la leicità sul come vengano dati questi ultimi non è nemmeno lontanamente ipotizzata.

Settimana storica per Roma. Settimana dalla quale Marino, checché ne dicano quelli del Movimento 5 Stelle, ne esce più forte di prima e con una Panda di meno. Speriamo soltanto che quella forza dovuta all'estraneità dei fatti non confermi poi la sua estraneità ai problemi di Roma. Ce ne sono ancora tanti, anche se adesso possiamo credere che la strada sia più in discesa di quanto lo fosse prima di chiudere Malagrotta. 





mercoledì 26 novembre 2014

Il computer che impara a fare il critico d'arte

Essere un genio è quasi sempre significato non essere capiti. Colui che osserva un'opera d'arte o che legge un libro di successo rimane basito per un tempo necessario a comprendere che sì, quest'artista è diverso, questo quadro o questo libro mi stanno dicendo cose interessanti. Magari stanno parlando di me.

E con tutta probabilità ci vorrà del tempo per assimilare il vero significato dell'opera, perché non si dispone ancora delle conoscenze e delle esperienze necessarie a riconoscere come vero quanto ci sta di fronte, sia questo un dipinto quanto piuttosto un libro. Ad un livello ancora superficiale, l'opera del genio giunge all'uomo e da una parte di questo è certamente riconosciuta, ma a livello più profondo mancano ancora quelle associazioni necessarie a comprendere ciò che il genio ha visto e che ci vuole raccontare. E ciò che manca all'uomo per riconoscere un autore o una corrente artistica, è oggi oggetto di studio da parte dei ricercatori.

"Così, mentre ero in questo museo, ho pensato che sarebbe stato bello poter istruire un computer a riconoscere il nome di un pittore soltanto da un suo quadro, ma non un quadro conosciuto, bensì un quadro inedito o comunque sconosciuto al computer."

A parlare è il Dr.Ahmed Elgammal, professore associato nel Dipartimento di Computer Science alla Rutgers University del New Jersey.

"Parliamo di vero e proprio apprendimento delle macchine, machine learning, il nostro algoritmo istruisce il computer a riconoscere le opere d'arte. Più esattamente, lo scopo della nostra ricerca è stato quello di istruire la macchina a capire le influenze artistiche tra un autore e l'altro nel campo della pittura."

a sinistra Frederic Bazille - Bazille's Studio, 1870
a destra Norman Rockwell - Shuffleton's Barber Shop, 1950

Il team del prof.Elgammal ha lavorato per tre anni a questo progetto. Siamo nel campo della Computer Vision, parliamo dunque di algoritmi in grado di riconoscere oggetti, volti e persone nelle immagini, esattamente come avviene per le macchine fotografiche di oggi o sui software di Google e Facebook nella fase di caricamento di una foto.

Dice il prof.Elgammal che un quadro può essere rappresentato in genere da sette elementi; spazio, forma, sagoma, colore, tonalità, linee e struttura. All'inizio della loro ricerca però si sono accorti che questi parametri non erano sufficienti, così hanno dovuto introdurne altri come il riconoscimento del movimento, dell'unità, del contrasto e della proporzione. In aggiunta hanno considerato anche l'argomento stesso del quadro, gli oggetti rappresentati, il tipo di pennellate e il materiale. Per finire, il contesto storico.

"Attualmente esistono alcuni database di quadri nel mondo, altri ancora sono invece dei progetti condivisi e in continua crescita. La catalogazione è possibile in questo senso, qualora ciascuno di noi contribuisca ad arricchire il database. Ma fare in modo che questo lavoro venga svolto da una macchina rende le cose più interessanti. E' interessante perché la macchina non solo può riconoscere lo stile di un pittore, ma può riconoscere anche i pittori passati che lo hanno influenzato, prerogativa esclusiva di un critico d'arte. Capisci però che i dettagli di un quadro possono essere davvero tanti e possono sfuggire persino a uno studioso di storia dell'arte."

Ho chiesto al professore di parlarci a grandi linee di come il suo team fosse arrivato all'algoritmo.

"All'inizio del nostro studio abbiamo dovuto capire quale fosse la migliore rappresentazione matematica di un quadro per stabilirne le influenze artistiche. Poi, abbiamo preso in considerazione sia la somiglianza tra i quadri che quella tra gli artisti. Questi tre elementi sono stati applicati al nostro personale dataset di 1710 dipinti ad alta risoluzione. Parliamo di opere che vanno dal 1412 al 1996 rappresentando 13 stili diversi di 66 artisti. Nel nostro dataset abbiamo una media di 132 quadri per stile e passiamo da un massimo di 140 opere di Paul Cézanne, fino ad autori con un'opera sola come Hans Hoffmann."







Gli stili che il team del professore ha preso in esame sono l'espressionismo, l'impressionismo, il rinascimento (336 quadri), il periodo del romanticismo, il cubismo, il barocco, il surrealismo, il post impressionismo, il modernismo americano (23 quadri), il simbolismo, la pop art, il neoclassicismo e l'arte astratta.



sopra Joan Mirò La fattoria, 1922

stessi scenari, stessi oggetti, ma stili diversi
Mirò risulta sia stato influenzato da Van Gogh


"Quello che abbiamo dovuto fare - continua il professore - è stato innanzitutto capire cosa altri scienziati avessero prodotto in merito a una simile questione. Ci siamo basati sulle ricerche di Thomas Lombardi per il riconoscimento di un pittore dai diversi tipi di pennellate. Abbiamo studiato il modello Bag of Words usato per esempio da Maria Khan per capire di chi fosse un quadro su una scelta possibile di otto pittori. Gli studi di Gustavo Carneiro poi ci sono stati d'aiuto per comprendere quale fosse il modo migliore per identificare le somiglianze tra due quadri. Insomma, la Computer Vision sta facendo tanto e da tanto tempo, ma quello a cui noi abbiamo puntato in questi tre anni non è stato affrontato da nessuno. Scoprire quale artista abbia influenzato un determinato pittore caricando l'immagine di un quadro nel computer, era ed è scienza di frontiera nel campo dell'Intelligenza Artificiale."

"E immagino che questo possa tramutarsi anche in un business."

"Sì, in effetti siamo stati già contattati da un paio di società, ma è stata più che altro una chiacchierata sul modello in sé. Non escludo però che in futuro possano uscire delle applicazioni in quest'ambito che usino il nostro algoritmo. Pensiamo già a quelle esistenti su smartphone per il riconoscimento di opere utilizzate all'interno dei musei o di oggetti, come fa ad esempio l'applicazione Google Goggles. Forse le nostre applicazioni saranno in grado di raccontare chi siano i maggiori contributori del pittore che si ha davanti."

"E che risultati avete ottenuto?"

"Che Donatello ad esempio, è stato influenzato da Mantegna e dal fiammingo Van Eyck. Ma è vero pure che Mantegna sia stato a sua volta influenzato da Donatello. Caravaggio invece da Rubens, da Raffaello e da Leonardo. Poi è uscito che Warhol avesse alcune influenze di Degas Rubens di Velasquez. Sempre il vostro Mantegna sembra aver influenzato anche Munch e Klimt. Tutti questi risultati sono venuti fuori grazie al livello di astrazione semantica del nostro modello. Il metodo infatti che ci dava i risultati più affidabili è chiamato "classeme". E' un modello che codifica i quadri prendendo in considerazione campi semantici imparati dalle immagini su internet.

Bag of Words model in computer vision


"Una volta prodotto il nostro personale e unico vettore che rappresentasse ogni singolo quadro, abbiamo applicato Euclide per trovare le somiglianze tra un dipinto e l'altro.  A questo punto l'accuratezza dei risultati è stata soddisfacente. Abbiamo prodotto una serie di grafici raggruppando gli artisti che più si sono influenzati tra loro. La concentrazione di più pittori in un'area rappresenta un movimento, una corrente, con dei maestri a guida di altri artisti."

mappa degli artisti


"Prof.Elgammal, considerando lo stato attuale della ricerca, lei crede sia possibile che questi algoritmi arrivino a dirci se in una persona ci sia del genio o se un bambino sarà un genio in un determinato campo che magari non conosce ancora?"

"Questa è un'ottima domanda." Il professore ci pensa un pò su. "Devo dire che sarebbe un campo di ricerca molto interessante, ma non è così facile dare una risposta. Certamente se parliamo della genialità in un campo specifico le possibilità aumentano. Ad un livello più generico forse proverei a lavorare sull'immagine stessa del cervello."

Concludo la mia intervista con il Dr.Elgammal chiedendogli se dipinga o se abbia una qualche passione in campo artistico.

"Beh, se avessi del tempo per farlo, mi piacerebbe disegnare sì. Ma mi consolo del fatto che questi studi vanno a incontrare quella cultura umanistica che negli anni '80 volevo approfondire. Sono nato ad Alessandria d'Egitto e da giovane volevo fare l'archeologo. Poi, poco prima di iscrivermi all'Università, ho scoperto i calcolatori e ho cominciato a programmare. E' nata così una passione e quella passione sta trovando adesso ampio spazio in un settore decisamente umanistico come la pittura. Come vede, la distanza che separa due campi quali arte e computer è in fondo inversamente proporzionale alla nostra stessa curiosità. Io sono uno dei tanti esempi che quest'unione sia veramente possibile."



(FINE PRIMA PARTE)
english version

domenica 23 novembre 2014

Il Pret a Manger di Roma

Se siete stati a Londra di recente, avrete certamente conosciuto Pret a Manger, il fast food di successo inglese che vanta ormai 155 punti vendita nel Regno Unito, di cui 118 solo a Londra e 19 a New York. La buona riuscita del marchio sta nel presentare un prodotto fast food di qualità e con ingredienti naturali, tanto che i tramezzini sono conservati nel cartone invece che nella plastica per sottolineare quanto gli alimenti siano freschi e i panini preparati giornalmente. L'invenduto giornaliero viene poi dato in benificienza ai senza tetto.

Nonostante Pret a Manger non preveda di aprire per il momento in Italia, esiste un locale che non vi farà rimpiangere la famosa catena inglese. Siamo a Piazza di Pietra 62, nel cuore di Roma.


photo via aT Restaurant

photo via The Telegraph
Esternamente non ha un brand visibile come quello di Pret a Manger, ma guardando meglio abbiamo capito subito che fosse qualcosa di interessante.

L'ambiente è rilassante, con un bancone centrale spazioso e altri due negli angoli opposti.

A differenza dei normali fast food, potete pagare tranquillamente dopo aver mangiato, il che vi fa subito capire quanto l'aggettivo fast dipenda soltanto da voi.

photo via aT Restaurant
photo via aT Restaurant





centrifuga a base di carote e finocchio

C'è davvero quell'attenzione al cliente, oltre che al cibo, che troppo spesso manca. Il servizio al tavolo, se necessario, non dovrete di certo pagarlo e in aggiunta, su ciascun bancone troverete un flacone di Amuchina che non abbiamo ancora visto altrove.



Il menu si trova sulla destra, subito dopo la macchina per il caffé, rigorosamente scritto su lavagna.
Il ristorante offre una buona varietà di centrifughe. Sono sei e si va dalla centrifuga di ananas, arancia, carota e zenzero, fino a quella di spinaci, cetriolo, citronella, limone e mela.

Noi abbiamo provato una via di mezzo con mela, carote, finocchio e sedano. Davvero ottima.


Non potevamo peraltro non assaggiare i famosi tramezzini in stile inglese e così, per rimanere in tema abbiamo optato per un cartone di tramezzini al roast beef.

Ingredienti sani, nessuna salsa e pane leggerissimo.

All'aT Restaurant oltre ai panini, troverete pizza, quiche lorraine, torte salate ripiene e crema di carote, di lenticchie, di funghi o di broccoli e zibibbo.

Non mancano frutta, yogurt e milkshake.

Noi abbiamo assaggiato una fetta di torta con scarola e olive, buona e leggera anche questa.





Molto carino l'angolo dei dolci per una merenda o una colazione e nonostante fosse quasi sera, abbiamo potuto provare un croissant ai semi di lino buonissimo. Il caffé a questo punto era d'obbligo.





Insomma, se volete mangiar bene e vi trovate a Via del Corso o nei pressi del Pantheon, l'aT Restaurant è da provare almeno una volta, soprattutto se passate per Piazza di Pietra.

Ma la nota più sorprendente del locale è la gestione, moderna, newyorchese, rispettosa del cliente. Quando abbiamo sentito il gestore confermare le nostre impressioni di un piccolo Pret a Manger nel cuore di Roma, ci è parso un manager di lunghe vedute in un mercato non certo facile per il cibo, come quello italiano. La ricerca del buono, in tutti i sensi, non può che essere premiata giudicando di persona una delle migliori novità nel campo della ristorazione romana.

photo via aT Restaurant
photo via aT Restaurant
photo via aT Restaurant

photo via aT Restaurant

photo via aT Restaurant

photo via aT Restaurant

photo via aT Restaurant

photo via aT Restaurant

photo via aT Restaurant

Da Le Sorelle, qualità e accoglienza

A due passi da Piazza di Spagna, in un vicoletto che porta il nome di Via Belsiana, potrete assaggiare i buonissimi piatti di mamma Luciana e de Le Sorelle, ristorante incantevole e gestito con passione.



L'ambiente è raccolto, caldo, grazie anche all'illuminazione che da su tutte le pareti. L'atmosfera risulta decisamente confortevole con della musica di sottofondo e un design del locale accogliente. Le sorelle Talacci sono discrete se serve, ma di compagnia diversamente.

Il menu cambia ogni sei mesi. Quello di Novembre presenta zuppe, hamburger, funghi porcini, uova al tartufo, antipasti, primi, pesce e insalate di pollo. Noi abbiamo provato i ravioli ripieni di coniglio e tacchino con burro alle erbe e mandorle.



Per secondo degli involtini di pesce spatola con lardo di colonnata e zucchine con insalatina di noci e uvetta accompagnati con delle patate saltate.




Il pane è alle olive e viene servito insieme a della pizza bianca. Non mancano gli ottimi vini di una cantina decisamente vasta e una buona selezione di dolci. Insomma, qualità e cura dei particolari, dalla presentazione dei piatti fino alle decorazioni sui tavoli.

Consigliato per una cena romantica.