martedì 11 gennaio 2022

Il discorso del Venerabile Mariotto il Grande

Il Migliore dei Presidenti, il Presidente dei Presidenti Illustrissimi, ovvero l'Altissimo Presidente del Magnifico Board dei Golden Presidents, noto al volgo, ai sudditi e ai suoi stessi supporters col nome di Mariotto il Grande, ha concesso il suo prezioso e limitato tempo per una veloce quanto ridondante (per lui) precisazione.

"I problemi dell'Italia, la mafia, il riscaldamento globale e l'invasione delle cavallette africane sono problemi che affliggono l'uomo da tempo immemore. Ma non posso esimermi dal menzionare financo il conflitto israelo palestinese, così come l'analfabetismo nelle zone povere del pianeta e la pessima distribuzione delle risorse nello stesso. Pensiamo poi alle macchie solari che influiscono sulla ricezione dei nostri telefonini, a Sanremo, alla cimice Halyomorpha che ha invaso l'hinterland milanese e ai ristoranti che vendono o cucinano cibo scaduto. Questi sono problemi che ritardano il nostro intero processo economico e che rendono difficile persino la minimizzazione degli sprechi. L'Europa è consapevole di questo e noi siamo consapevoli dell'Europa. Ebbene, tutti questi problemi sono dovuti esclusivamente ai dissidenti, ai facinorosi, ai titubanti del Sacro Elisir." 

"Ma Signor Presidente." Fa una persona tra il pubblico.
"Sì, dica."
"In Inghilterra abbiamo risolto il problema della cavallette senza imporre alcuna restrizione."
Il Venerabile guarda il tipo con sguardo vitreo, quasi assente.
"Per non parlare poi delle macchie solari. Abbiamo telefonini che prendono anche sott'acqua adesso. Ecco Signor Presidente, le chiedo in nome della Scienza, come è possibile che voi affrontiate gli stessi problemi in maniera differente dagli inglesi? La scienza italiana è forse diversa da quella inglese?"
Il Migliore degli Altissimi cambia espressione in viso senza cambiarla, accenna a un sorriso senza sorridere e sprizza odio senza sprizzare. "Lei è forse un giornalista?" Chiede Mario al pensante.
"Beh sì, sono un giornalista."
"Ecco, voi avete il brutto vizio di fare domande e i peggiori di voi pensano anche di fare domande intelligenti."
"E' comunque una domanda lecita Signor Presidente."
Qualcuno dalla penombra gli sussurra Signor-Illustrissimo-Presidente a mò di correzione.
"Non accetto domande a cui non so rispondere." Chiosa il Mariotto. "Non chiedetemi cose di cui non so nulla, città, paesi o animali in via di estinzione. Ho già abbastanza da fare con questi stronzi del Cittiesse che soltanto pensare a un altro paese con altri stronzi simili mi viene il voltastomaco."

"Benissimo Signor Presidente."
"Illustrissimo!"
"Illustrissimo Presidente."
"Signor!"
"Signor Illustrissimo!"
"Presidente, cazzo!"
"Signor Illustrissimo Presidente del Cazzo!"


FINE CONFERENZA STAMPA.







In fila al bar

Ero lì in fila, che attendevo di fare colazione in Farmacia.
Molti di loro credo fossero in fila per prendere dei farmaci (cose da pazzi) o peggio per farsi un tampone. I più temerari avevano solo bisogno di un consiglio. Psicologico.

Un povero cristo cercava qualche volontario che gli sputasse in faccia per ottenere facilmente la carta verde. Un altro povero cristo, giunto in ritardo, ha cominciato a fare lo stesso tipo di richiesta provocando le proteste del primo povero cristo. 

"C'ero prima io."
"Gli sputi non sono tuoi!"
"Ma se ne hai bisogno posso sputarti in faccia appena riesco ad ottenere la carta verde."
E si sono scambiati il numero di telefono. 

La signora davanti a me indossava tre mascherine, un foulard e un assorbente con sopra un arcobaleno disegnato dalla nipote di cinque anni e la scritta "Andrà". Il signore in fila dietro di me si teneva invece il casco integrale in testa. Aveva lasciato persino la moto accesa a bordo marciapiede, tanto che in tempi non sospetti avrei pensato a una facile rapina. Ma gli unici a rapinare ormai erano solo i farmacisti. Leggo le ultime notizie sul cellulare e finalmente arriva il mio turno per chiedere il solito cappuccino e cinque cornetti per la famiglia.
"Ma non siamo mica al bar." Mi fa perplessa la barista farmacista. Io sapevo che era una frase in codice e sapevo anche come rispondere a tono. "Per l'esattezza un macchiato freddo con latte di soia." La barista farmacista mi guarda basita senza proferire parola. Io la guardo o meglio, la scorgo da dietro i miei occhiali appannati e ribadisco. "Sen-za-zu-cche-ro."

Finalmente annuisce e guardandosi attorno con circospezione mi chiede a bassa voce: "Base o rafforzato?"
"Rafforzato con scadenza a sei mesi."




lunedì 10 gennaio 2022

Il notiziario più pazzo del mondo - 10 Gen 2022

Mentre attendiamo che la Serbia invada l'Australia e prenda come prigioniero di guerra il povero Nadal dando il via al Terzo Conflitto, il ranger De Luca viene sconfitto dal grande orso Tar che sospende la sua ordinanza per l'avvio della DAD in tutta la Campania. Nel frattempo la strega Raggi viene giustamente perseguitata dal tribunale della santa vaccinazione il cui leader è il divino Calenda, unico depositario a suo dire, dell'etica pubblica.




Ricordiamo infine che Omicron verrà definitivamente sconfitta a primavera quando sarà pronto l'antidoto, o elisir di lunga vita retroattivo in grado di purificare anche l'anima dei più titubanti. Insomma l'alfabeto greco ha le lettere contate.

lunedì 13 dicembre 2021

Il Grande Reset

Tratto da una storia vera.
 
Era mattina ed era ancora emergenza nazionale, nel senso che non avevamo più nulla nel frigo da circa due ore. Faccio incetta di viveri al supermercato sfoderando la moderna tessera del partito, ovvero quella dei punti del medesimo. Considerando il periodo prenatalizio e l'orario, il medesimo pullulava soltanto di ultra settantenni nonché di ultrà sessantenne. Ma questo l'avrei scoperto soltanto alla cassa, con sgomento.

Ed ero lì infatti, alla cassa numero 2 che sfidavo come al solito la perfida cassiera di turno. Lei a sua volta sfidava me e invana cercava di passare i pezzi prima ancora che io l'imbustassi. Ma io imbustavo come se non ci fosse un domani. Anzi, avrei tanto voluto dirle: "Ehi... questa mano imbustava da prima che tu nascessi..." e "Se vuoi imbusto bendato e con una mano sola..." o ancora "Vuoi forse due buste di vantaggio?" - ma era mattina e c'erano problemi ben più grossi da risolvere. E questi erano per l'esattezza alla cassa numero 5.

"Per favore la mascherina sul naso!" Inveisce la cassiera della 5.
Controllo subito la mia, sicuro d'averla dimenticata nel giubbotto, la cerco nelle tasche ma sento che invece era sul naso, e da un pezzo pure. Me ne accorgo perché avevo gli occhiali appannati e il solito giramento di testa dovuto all'anidr...no, scusate quello è l'alito. 

"Per favore signore metta la mascherina!" Ribadisce la cassiera ad alta voce. Mi giro e vedo un anziano intento a soffiarsi il naso alla cassa. Mentre imbustava la spesa si era tolto per pochi secondi la mascherina (dando peraltro un discreto vantaggio di mezza busta alla sfidante). Il signore le mostra il fazzoletto, come prova della sua innocenza. Ma ormai il gioco è fatto. Tutto-il-supermercato-sapeva.

La casseria della 2 smette di gareggiare a Bustology con me, la signora dietro al vecchietto fa la faccia indignata, mentre il pover'uomo continua a mostrare il fazzoletto anche agli astanti. 

"Vergogna!" Si sente dalla fila degli assorbenti & pannolini.
"Ma cacciatelo dal supermercato no?" Dice la signora sessantenne dietro di me. 
"Oppure chiamate i carabinieri." Aggiunge l'amica sessantenne della signora sessantenne.
La mia cassiera annuisce con convinzione tanto che vedo centinaia di pollici in giù svolazzare sopra la sua testa. Io intanto metto gli ultimi prodotti nella mia busta, ma la vittoria ormai non aveva più senso. C'era molto di più in gioco di un match a Bustology.

"Mi scusi..." Fa l'imputato della cassa 5 come fosse di fronte al suo datore di lavoro. "Mi stavo solo soffiando il naso, ecco vede? Me la rimetto." 
"Solo soffiando il naso? Ma dopo due anni ancora queste cose dobbiamo sentire?" La signora dietro di me comincia ad alzare i toni.
"Ma chiamate i carabinieri, il direttore, la Lucarelli!" Esclama con veemenza l'amica.
"Lei non si rende conto, dice la Cassiera. Farò finta di niente, ma sappia che la dovrei segnalare alle autorità."
L'anziano sempre più mortificato la guarda senza capire. Mette lentamente il latte nell'unica busta che aveva e tira fuori venti euro per pagare. Intanto il Signore degli assorbenti & pannolini giunge alle casse. "Vergogna, ma lei è ancora qua? Ma ce l'ha il green pass almeno?"
"Ci vuole il super green pass!" Rincara la signora dietro di me.
"Io chiamerei i carabinieri, fatelo controllare a loro!" Aggiunge l'amica.
Il clima si scalda, io provo a svegliare la mia cassiera ricordandole che ero in attesa dello scontrino, ma sembra come ipnotizzata dalla scena.
"Già, scommettiamo che non è neppure vaccinato?" Aggiunge la padrona del mio scontrino.
"Mi scusi.. se posso, lo scontrino?"

L'anziano signore prova a dire ancora qualcosa. "No no (parole incomprensibili)."
"No cosa? Non è nemmeno vaccinato? E lo sapevamo! Mica c'era bisogno di confermarlo."
"Ma tu guarda se non ha contagiato tutti adesso." Fa il Signore dei pannolini toccandosi la gola.
"No vabbé io chiamo la polizia." Aggiunge la signora dietro di me pulendosi le mani con la glicerina.
"Meglio i carabinieri." Ribadisce l'amica poggiandosi al nastro probabilmente per non svenire.

Alché, mi sono ricordato le parole del saggio Piero Angela sui ragazzi che prendono 10 a scuola e poi non sono in grado di intervenire quando viene fatto del male a un compagno. Lo sentivo mentalmente ma era come fosse alla cassa numero sei, che si girava sulla sua sedia rotante e parlava soltanto con me.  "...avete prestazioni eccezionali voi giovani ma poi non avete gli strumenti per aiutare un vostro amico o riconoscere un bisogno."
 
E così esclamo, sprezzante del pericolo: "Ma non serve il certificato per entrare in un supermercato!"
 
La signora sessantenne dietro di me distoglie lo sguardo dalla 5 esattamente come quando Terminator si girava verso Fat Boy prima di rubargli il fucile e risalire sull'Harley. Per cinque lunghi secondi nessuno ha più inveito alcunché. Per un attimo mi è sembrata fosse andata via anche la luce. Ma erano i miei occhiali ultra appannati ormai.

"Ma cosa c'entra!?" Mi fa Terminator. "E poi chi è lei, un giornalista, un pennivendolo?"
"Ma cosa dice signora?"
"Ecco, qui ce n'è un altro.. chiamate il direttore presto!" Aggiunge l'amica sempre più pallida.

Intanto l'imputato si abbassa la mascherina, e quasi lo vedo alzare le mani. "Sono vaccinato! Sono vaccinato!" La cassiera invece di battere il prosciutto del povero anziano, vorrebbe puntargli il lettore di codici addosso.
 
La signora dietro di me non aveva più argomenti. La cassiera mi stampa lo scontrino e mentre me ne vado vedo uscire delle lacrime dagli occhi dell'imputato. "Vi giuro, io non ci volevo nemmeno venire al supermercato." Dice il signore. "Sono uscito perché c'era il sole! Mia moglie mi ha costretto a fare la spesa."
 
Il Signore dei pannolini si avvicina, guarda la cassiera e poi fa: "Annulla lo scontrino."
 
"E' sicuro Direttore?"
"Certo, premi il tasto RESET."
"Quello piccolo o quello grande?" 
"Quello grande. E poi lasciatelo andare."
 



 


giovedì 23 settembre 2021

L'Apocalisse di Meyer (CAP 1) - Il Ritorno dei Bianchi

 

Ero lì che scrivevo il discorso di benvenuto dell'umanità agli alieni, la cui venuta mi dicevano essere imminente. Non so per quale recondito motivo, ma mi comunicarono che sarebbero giunti di lì a poco atterrando direttamente a Linate.  

Ah ah - pensai - è per questo che hanno rifatto la pista dell'aereoporto due anni fa, dunque qualcuno sapeva.

Come vi dicevo ero lì, precisamente da Starbucks (STAR....coincidenza? Io non credo), che scrivevo il discorso che avrebbe accolto gli alieni sul nostro bellissimo pianeta. Un'ora prima a dirla tutta, stavo semplicemente facendo colazione, quando a un certo punto una ragazza si siede accanto a me. Non aveva nulla con sé, né un cappuccino, né un caffé. Nemmeno un croissant. Mi sorrideva e basta. Oddio, mi sorrideva in maniera strana, non dico forzata ma sembrava voler comunicare altro. Mi guardai attorno e non feci in tempo a tornare su di lei che erano in due. Accanto a lei si era seduta la controfigura di John Belushi, e con tanto di occhiali da sole.

"Buongiorno." Fece l'uomo, sorridendo. Non compresi subito che fossero insieme, poi si presentarono.

"Buongiorno Alberto." Aggiunse la ragazza."Hai sentito parlare di noi più volte... ti confermiamo che è tutto vero, dall'inizio alla fine."
"Non è un caso infatti se l'8 Agosto 2009 in Gibbosa Calante tu abbia visto una delle nostre astronavi alle ore 22.05. Ricordi?"
"E io ero a bordo." Disse la ragazza mentre John Belushi poggiava una ventiquattrore sul tavolo.
"Perdonatemi, ma con chi ho il piacere di parlare?" Chiesi cercando di mostrare la loro stessa freddezza, ma venne fuori più qualcosa del tipo "Co-co-con chi-chi chi... ma chi chi chi siete voi?"
"Agente Meyer." Disse subito l'uomo misterioso. "E lei è l'agente Meyer 2." Continuò indicando la ragazza. "Un mio surrogato, ma questo sono certo tu l'avessi già capito."
"Surro..."
"Gato. Con una t sola. Altrimenti miagolerebbe." E scoppiò in una gelida risata. Poi tornò serio. "Vedi Alberto, non tutte le specie aliene sono pacifiche come la vostra."
"Pacifiche? Ma se siamo dei guerrafondai."
"A dirla tutta siete degli imbecilli non dei guerrafondai, e capisci che è molto diverso da un punto di vista di invasione pre-coloniale. Considera che ci sono specie aliene capaci di attaccarci brutalmente, prima ancora di spiegar loro cosa sta succedendo, ecco perché faccio uso di un surrogato come Meyer 2." La ragazza sorrise. "Dovresti vederla in azione."
"E .... e scusate, cosa starebbe succedendo esattamente?"
"Ecco, gli alieni che vi hanno creato migliaia di anni fa, quelli che alcuni di voi identificano col nome di "Bianchi", stanno per tornare in questa Galassia. In un certo senso daranno il cambio ai pleiadiani, o ai nordici come li chiamate voi, quelli che hanno dato origine alla discendenza di Atlantide." Belushi prese il mio caffé e ci guardò dentro. "Mi segui?" Fece alzando gli occhi.
"C-c-c-erto... quello è finito. " Gli feci notare indicando il bicchiere. "...se vuoi ne ordiniamo un altro?"
"Noi dobbiamo preparare il terreno ai Superiori affinché si possano palesare nel giro di pochi giorni. Non abbiamo molto tempo." E mi ripassò il bicchiere di caffé, incredibilmente pieno, caldo e fumante.
"Grazie Alberto, ma non bevo caffé."
"Lui non beve affatto." Aggiunse ridendo la ragazza surrogato.
"Ah."
"Ci serve che qualcuno come te scriva il discorso di benvenuto sul pianeta Terra."
"Avete detto pochi giorni?" Chiesi basito.
John Belushi prese il polso del surrogato e lesse l'ora sul suo orologio. "Forse anche poche ore. E visto che siamo in tema, è ora che tu scriva il discorso, Alberto." E tirò fuori dalla valigetta carta e penna. "Un discorso onesto, spontaneo e ospitale."
"Ricordi come si usano carta e penna?" Chiese la ragazza.
"Una volta completato il discorso verrai contattato da Meyertré." Aggiunse Belushi.
"Un altro surrogato?"
"No, Meyertré si chiama proprio così."
"Tutto attaccato." Aggiunse il surrogato.
"E come lo riconosco?"
"Tutto a suo tempo, Alberto." Fece l'uomo dietro un sorriso malizioso prima di mostrarmi una penna a sfera con una lampadina sul tappo.

Di quello che successe subito dopo non ho un ricordo molto lucido. E così, scrissi il mio discorso di benvenuto. Suonava abbastanza bene, era musicale, pacifico e allo stesso tempo fermo. Non ci privava della libertà e concedeva margini di miglioramento a questa nuova Joint Venture intergalattica. Andai a casa, aggiustando ancora un paio di cose alla fermata dell'autobus. Giusto un paio di verbi, l'incipit e allungai il brodo sul finale. 

Facile pensai. Da grande dovrei fare discorsi di benvenuto a pagamento in giro per le galassie, magari mi troverò a scrivere per i grigi il discorso di benvenuto all'armata dei rettiliani, chi può dirlo. Insomma rimuginai sul testo per un giorno intero, aggiustai ancora alcune cose e poi tornai da Starbucks sia la mattina che il pomeriggio. Ma di Meyertré non v'era traccia. Tornai il giorno dopo, e il giorno dopo ancora. Poi esasperato mi recai a Linate. 

Ma nulla.
Tutto scorreva regolare e nessuna specie aliena stava invadendo la Terra.
Così andai a mangiare un panino al bar dell'aereoporto. Mi sedetti nel primo posto libero e cominciai a mangiare col discorso davanti.

"Egregi Bianchi. Esimi. Illustrissimi creatori dell'umanità tutta. E' con vivo fermento che ci prepariamo alla vostra venuta da secoli ormai, tanto che alcuni di noi non ricordano più chi debba venire o persino per cosa ci stiamo preparando. Ma il passaparola funziona benissimo. Altissimi, noi non vi conosciamo, ma con un pizzico di fantasia vi immaginiamo bianchi. Bianchi e intelligenti. E vista la vostra intelligenza, sarete già dotati di Green Pass, che in onore al colore della vostra pelle chiameremo White Pass. E questo sarà solo uno dei tanti onori che vi concederemo purché voi, facendo fede a questa nuova Joint Venture creatori-creato o se preferite padre-figlio, aggiustiate un poco l'imbecillità umana. Noi non ci offenderemo, anzi. Vi aiuteremo a mostrarvi quanti più imbecilli affinché possiate identificare il prima possibile cosa è andato storto quella notte."

M'interruppi a metà lettura per via dell'altoparlante. Una voce femminile gridava aiuto, poi si udì una colluttazione, un crepitio nel microfono e per due secondi andò via la luce in tutto l'aereoporto. Quando tornò la luce il barista che mi aveva servito il panino aveva cambiato espressione. La signora di fronte a lui urlò dopo aver visto i suoi occhi cambiare colore.

"Scusate." Feci rivolgendomi a loro. "Sto cercando di finire il discorso d'apertura per accogliere i Superiori, ma se continuate a url..." A quel punto la luce andò via del tutto. Il barista salì in piedi sul bancone e poi cadde a terra esanime. La signora venne morsa al braccio dalla cassiera, che a sua volta era morsa da un passeggero in partenza per Roma.

"Santo cielo!" Imprecai. "Il mio volo per Roma sta per partire!"

(continua...)










martedì 14 settembre 2021

Vedete, non è tanto perché ma per quale


Il Papa ha invitato a non fare omelie troppe lunghe. Sarebbe bene fermarsi sui dieci minuti, altrimenti gli astanti si perdono, si annoiano e vivono male la messa. Bisogna raccontare cose che rimangono, che si possano ricordare una volta tornati a casa.

E sono perfettamente d'accordo, perché a me già la cadenza musicale dell'omelia fa venire il sonno. Peggio ancora se il prete, in piedi di fronte al microfono, comincia a fare le sue pause, a guardarsi le unghie in contro luce, poi riflette un poco e poi riprende a parlare. Giunge al suo climax perdendo quasi la voce e poi si ferma. Proprio sul più bello.

E' uno stillicidio!

Ci sono lettere degli apostoli che non ho più saputo come sia andata a finire. Ma ho anche amici che frequentano la stessa chiesa da anni e che non hanno ancora capito la trama. Poi, una volta che hai perso il filo devi aspettare l'anno prossimo. I cattolici più bravi studiano a casa e la volta successiva sono già preparati. Funziona un pò come gli esami universitari, i migliori passano con gli esoneri, per tutti gli altri bisogna aspettare la sessione successiva. 

Una volta mia madre tornò a casa infuriata.

"Cos'è successo madre?"
"Non ne potevo più e me ne sono andata."
"Omelia lunga vero?"
"Considera che l'introduzione è finita dopo 45 minuti. Il segno di pace ce lo siamo scambiati dopo un'ora e mezza, tuo padre dormiva e alla fine il prete ha detto pure - Vedete, non è tanto perché ma per quale"
"Capisco, ma papà dov'è?"
"E' ancora in chiesa che dorme."

Un mio amico abruzzese andava matto per le campane, fu quello a scatenare la sua voglia di farsi chirichetto e poi prete. E io ovviamente provai a farlo desistere.
 
"Andrea, pensaci bene..."
"Albé tu non capisci, quelle sono campane!"
Guardai il campanile del paese, poi tornai su di lui. "Hai ragione Andrea, non c'avevo pensato."
"E domani le potrò suonare da solo!"
"Bene, ma il passo successivo è parlare in pubblico, dovrai fare l'omelia."
"Ma quella è roba da pret..."
"Già."
"Merda."

Ad Andrea piacevano i sacramenti, piaceva il vino e piacevano le canzoni (al tempo prendeva lezioni di chitarra). E ovviamente, piacevano le campane. Ma non gli piaceva parlare, era un tipo taciturno, riservato. Se ci pensate, ad Andrea piaceva andare in discoteca ma aveva paura di ballare, figuriamoci di approcciare al prossimo. In chiesa per lui c'era musica, alcool e cibo (anche se sciapo), e a volte rimediava pure qualche spicciolo.

"Albè scrivimelo tu il testo, possibilmente qualcosa che vada a rotazione sui 12 mesi."
"Ma Andrea, sono 53 settimane!"
"Fanne quindici e poi ricomincio, non se ne accorgerà nessuno."


 
Ed ecco a voi l'omelia numero uno che scrissi per lui quella sera:

"Oggi giorno siamo di fronte a una questione interessante. Per quale motivo Gesù riunì dodici apostoli e non undici oppure tredici.
 
Come vedete, non è tanto perché ma per quale.
 
Perché non è come ci immaginiamo le cose che le cose si manifestano da sé, ma è piuttosto come le cose sono, che vengono riflesse della vostra luce. E Gesù lo sapeva. E lo sapeva anche Erode. Al tempo.

E anche noi, nella nostra vita, siamo chiamati a rispondere, a sapere. Chi sa fa, chi non sa critica e chi non sa criticare, non fa niente. Diceva Timoteo. Perché solamente con la volontà ci possiamo redimere delle cose che non sappiamo ancora. Se solo le sapessimo.

Tuttavia, la fede ci illumina il cuore, la mente e il cammino (per Andrea divenne il camino). Proprio come successe a Timoteo, sulle rive del Nilo. Per quale motivo egli divenne un cristiano non ci è dato sapere, ma quello che facciamo in vita, riecheggerà per l'eternità."
 

E quella Domenica, la prima e la seconda fila piansero.
Dalle risate.

sabato 11 settembre 2021

Torvi & Seriosi


Ero in questo palazzo enorme, nuovissimo. Stavo percorrendo l'androne con mia figlia che sparava domande a raffica mentre ero al telefono con la lavanderia. Il feroce chihuahua che tenevo al guinzaglio cercava di fare pipì ovunque. Un vaso, poi un altro vaso, poi un vaso Ming

"No cosa fai, ferma!"
"Come dice?" Rispose la lavanderia.
"Ah no scusi, stavo parlando al mio cane."
"Ah."
"Lei non ha cani vero?" Le chiesi mentre cercavo il numero da citofonare sull'elenco dei condomini.
"...no. Posso fare qualcosa per lei?"
"Sono Oliva, ho lasciato una cuccia per cani, ricorda?" Intanto scopro che devo comporre il 113 ma digito 112. Vabbè penso, sempre guardie sono.
"Si chi è?"
"Scusi ho sbagliato numero! Cercavo il 113."
"Ah ok." Mi fece intanto la lavanderia al telefono chiudendomi malamente in faccia. Per fortuna il 112 mi aprì poco prima che il mio chihuahua battezzasse il tappetino dell'androne.
"Cosa stai facendo!"
"Come dice?" Mi chiese il 112.
"Ah no scusi, stavo parlando al mio cane." Ed entrammo tutti e tre.. io, il cane e mia figlia. 
"Ah."
 
"Hai visto che bell'androne che hanno qua?" Feci notare alla piccola, ma lei era in loop sulla domanda numero quattro in attesa che la sbloccassi per permetterle di chiedermi chi abitasse in quel bel condominio. Nel frattempo che aspettavamo l'ascensore, richiamai la lavanderia.

"Qui lavanderia."
"Si sono sempre Oliva." Ed entrammo in ascensore. "Forse è caduta la linea, ma come le dicevo ho lasciato una cuccia per cani... ricorda? Da lavare ovviamente, non come deposito.." La mia voleva essere una battuta, ma dal tono credo venne interpretata come una minaccia mafiosa. Poi digitai il numero tre, mentre mia figlia cominciò a fare le linguacce sul grande specchio dell'ascensore. Mentre io me la ridevo con lei, il nostro chihuahua svolgeva il suo lavoro di FORENSICS per capire se il cane dell'ascensorista avesse mangiato merluzzo nordico o nasello lo scorso Natale.
 
Ma l'ascensore invece di andare su, se ne andò giù. La signora della lavanderia disse qualcosa come - A-MO-A-BA-ERE-E----AN-TA e poi sparì come risucchiata in un wormhole. Mia figlia cominciò a chiedere a raffica dove stessimo andando e io di riflesso entrai in loop con la domanda "Pronto?" "Pronto?" "Prontoooo?"

Poi le porte dell'ascensore si aprirono.

Alzai la testa e tutto si ammutolì. Tutto tranne la musichetta del garage. 
"♬ Tuttu-turu-ru-ttu-ruuu ♬♬" 
 
Di fronte a noi una signora sui 45, forse 45 e mezzo, con sguardo serio, truce. Accanto a lei quello che forse era il marito. Sempre della famiglia torvi & seriosi
 
Mi feci istintivamente indietro per farli entrare, ma non si mossero.
"♬ Tuttu-turu-tu-ru-ttu-ruuuuu ♬♬"

"A che piano?" Chiesi allora allontanandomi la cornetta del telefono dall'orecchio come a migliorare la situazione uditiva. Ma non ebbi risposta. I torvi & seriosi erano ancora là. Mia figlia non faceva più domande e così, mestamente decisi di premere il pulsante di chiusura porte. 
 
"Con permesso."
"♬ Tuttu-turu-tu-ru-tt. -------------------

"Ma chi erano?" Chiese la piccola mentre l'ascensore presa a salire.
"Dei manichini amore. Come quelli del negozio."
"Ma cosa stavano facendo li tutti soli?"
"Nulla tesoro, in questo mondo ci sono anche manichini che non fanno nulla. Non pensano, non parlano, non ridono. Fanno i manichini."
 
"Oliva mi sente? E' ancora lì?"
"Sì sono quì."
"Allora buona serata." E la lavanderia mi chiuse in faccia proprio quando il team CSI che avevo al guinzaglio trovò il colpevole; il baccalà.
 

 

mercoledì 8 settembre 2021

Il Buono, il Brutto e il Tabaccaio


 

E' andata pressappoco così:

"Dove hai messo il biglietto vecchia puttana!" Il Tabaccaio le puntava la pistola da dietro al bancone. La vecchia aveva gli auricolari scarichi perciò non sentiva. Arricciò il naso aggrottando la fronte. Poi si aggiustò gli occhiali e gli chiese perché le stesse puntando una pistola.

"Ho detto dove hai messo il biglietto!"
"Ma quale biglietto, quello dell'autobus?"
"Non è un biglietto dell'autobus è un gratt... si si quello dell'autobus, dove si trova?"
"Oh lo stavo giusto cercando." La signora si chinò guardando attorno ai suoi piedi. "Credevo l'avesse mangiato Alemanno, ma non è così." Il cane della signora si sedette composto, come avesse capito di essere imputato del furto.
"Alemanno?"
"Cosa sanno?"
Il Tabaccaio sbatté spazientito la pistola sul bancone. "Dannazione!"
"La Nazione?"
Poi fece il giro del bancone e si avvicinò alla vecchia. "C'erano cinque pere, l'ho visto con i miei occhi! Hai grattato cinque pere!"
Ma in quel preciso istante un tizio col poncho entrò nella tabaccheria del Tabaccaio, sputò nella tabacchiera e gettò il mezzo sigaro in terra. 

"Cerchi forse un biglietto vincente da 500 mila euro?"
"Forse."
"Non li troveresti neanche in un anno."
"Perché?"
"Perché qui dentro... quegli euro non ci sono." Il tizio chiuse la porta della tabaccheria facendo suonare la campanella.
"Ehi tu, lo sai che la tua faccia somiglia a quella di uno che vale duemila euro ?"
"Già... ma tu non somigli a quello che li incassa..." 
Il Tabaccaio puntò la canna della pistola verso l'uomo col poncho. "I tipi grossi come te mi piacciono perché quando cascano fanno tanto rumore."Alemanno guardava prima l'uno poi l'altro, ad ogni scambio di battuta il barboncino della signora girava la testa, e così anche la signora. "Di dove sei Biondo?"
"Illinois."
"Quì vicino.." Rise di gusto guardando la vecchietta, poi tornò con la canna della pistola sul tizio col poncho poco prima che la porta del negozio suonò nuovamente.
"Buongiorno! Sono un banchiere di Latina, mi hanno detto che qui ci sono Gratta e Vinci coi fiocchi, non è vero Biondo? Ehi ma quella è una pistola cazzo!"


(se vuoi che la storia continui, lascia un commento!)

venerdì 3 settembre 2021

Alla scoperta di Orgasmatron, l'angelo a luci rosse

 


Con lo pseudonimo di Norma Jean, l'artista dell'Orgasmatron installato a Bologna assicura che è lo stimolatore sessuale definitivo.

Dunque niente più Viagra per i pensionati bolognesi, sarà sufficiente invece scendere a prendere il giornale, un caffé e poi tutti dentro l'Orgasmatron a riempirsi di copuline (le chiamano così), ovvero sostanze in grado di stimolare i due sessi rispettivamente. Sono segnali chimici femminili se entra l'uomo, ma segnali chimici maschili se entra la donna. Ci sono poi le luci soffuse, chiaramente tendenti al rosso e qualche suono stimolante per completare il preliminare dei preliminari. Poi il povero pensionato, dopo 15 minuti di copuline esce dalla cabina e chiama la moglie.

"Cara?"
"Dimmi Franco."
"Sono tutto pieno di copuline, spogliati che ti porto a cena fuori."
"Ma cosa stai dicendo Franco!"
"Ah già non è ancora ora di pranzo... scusa ho la testa piena di Beta-endorfine."
"Ma Franco sei impazzito? Non ti sarai mica fatto le canne con quel tuo amico del bar?"
"Ma quali canne Pina! Sono appena uscito dall'Orgasmatron!"
 "Ah, siete pure andati a ballare!"

Insomma, cabine orgoniche o meno - le storie d'amore si fanno sempre in due.
Aspettiamo dunque la prossima installazione di Norma Jean, l'Orgasmatron biposto, e il curatore questa volta sarà Rocco Siffredi.

giovedì 2 settembre 2021

Game of Drones

 
A quanto pare, l'ASL Roma 3 avrebbe organizzato dei voli di ricognizione "dronificanti" per misurare la temperatura dei bagnanti romani nel prossimo weekend.

Mi viene da pensare al poveraccio che si sta prendendo l'ultima tintarella sotto al sole.

"Signore, il nostro drone H41, quello sopra lo scoglio ci riferisce che lei ha 38 e mezzo, dovrebbe mettersi sotto l'ombrellone se non vuole rischiare un'insolazione."
"Ma io sono vaccinato."
"Ah va bene, allora si rosoli pure."

Ma glissando sul banale dettaglio che l'estate sia ormai finita... noto con piacere che il tempo delle Guerre Stellari è finalmente giunto. La profezia si è avverata, la bidella delle medie, quella che per avere una visione sul futuro doveva cadere almeno una volta dalle scale, me lo aveva predetto.

"Verrà un giorno ragazzino..."
"Ragazzino a chi?"
"Verrà un giorno che combatterai contro i droni termometrici."
"Sarò John Connor? E' così? Dimmelo!"
"Non ha importanza ragazzino. Tu segui la Forza e la Forza seguirà te."
"Ma che vuol dire Maria? Cosa vuol dire!"

Maria si svegliò e non lo seppi mai.
Fino ad oggi.

Sono anni che mi preparavo anzi, posso dire di essere venuto al mondo con questo solo e unico scopo. Abbattere i droni. Sentivo che c'era qualcosa di diverso nell'aria e gente diversa per le strade.
 
"Che la forza sia con te." Mi disse un passante.
"Come dice scusi?" 
"Forza Roma."
"Sempre!"

Insomma sono mesi che assemblavo e archiviavo fucili laser per gli stormtroopers nel mio laboratorio. E finalmente il nemico ASL (Armata Spaziale di Lampredotti) ci ha dichiarato guerra! 
 
 
Scherzi a parte, sarebbe interessante saperne di più lato privacy - penso che i lidi dovrebbero far firmare un consenso informato per una cosa del genere altrimenti... beh semplice, il Lato Oscuro si approprierà del litorale e il Nulla obnubilerà il Regno di Fant....ah no, questa è un'altra storia.