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venerdì 14 aprile 2017

Bimbo morso dal topo, la mia lettera al sindaco di Roma

Gentile Direttore, che sono io,
ringrazio lei in primis, poi il Ministro Lorenzin nonché il sindaco Raggi per questo spazio che mi è stato gentilmente concesso sul mio stesso blog, col solo fine di riflettere sul penoso stato in cui versa la città di Roma.





Ospedale San Camillo - reparto ostetricia



La Raggi ci ricorda che il morso di un topo in un parco pubblico è un evento eccezionale, ma oggi di eccezionale ci vedo solo che quel bambino fosse vaccinato con l'esavalente. E' chiaro che per governare e manutenere una città, oltre a necessitare di una buona organizzazione, si richiede anche del vile denaro. Denaro che non fatichiamo a credere possa mancare nelle casse della Capitale, ma che fatichiamo invece a credere che un sindaco non sia in grado di trovare. Chiedere dei soldi al Governo è un conto, elemosinarli è un'altra cosa e non è una tattica vincente, soprattutto se il partito del sindaco non è lo stesso di Palazzo Chigi. Lo abbiamo imparato col buon Marino dove il partito era persino lo stesso, non intendiamo scoprirlo ancora con lei. Pertanto la invitiamo, oltre che ad agevolare una vera rinascita della macchina comunale con idee nuove, partecipazione, trasparenza e velocità, a farsi carico anche lei di invitare, mostrare e invogliare lungimiranti finanziatori italiani e stranieri che capiscano quanto investire nel patrimonio pubblico e sociale di questa città possa essere davvero remunerativo. E non mi riferisco certo al crimine cui siamo tristemente abituati, anche perché lo sanno tutti che il crimine non paga.

Da cittadino di Roma, sentir parlare sempre di fondi speciali per questa città, suffragandolo per giunta dal fatto che così avverrebbe in tutte le Capitali d'Europa, mi fa sentire sia in difetto che sconfitto. In difetto perché qualcosa ha fallito a monte, sconfitto perché qualcosa continua a fallire a valle. Ma la condizione fallimentare in cui versa la città non può essere sempre imputabile all'economia né deve essere per lei sindaco, una scusa per demandare altrove le proprie responsabilità. La verità è che qui si è alla deriva per colpa di un senso civico che non esiste più. E non ci si aspetta certo che questo possa nascere spontaneo dalle persone, nemmeno fosse un fior di loto cresciuto in mezzo al fango. Questa città necessita di dosi massicce di quell'unico vaccino che la rimetterebbe in piedi, la civiltà. Termine che già comprende quello tanto blasonato del suo partito. Pertanto, dice bene il ministro Lorenzin, che non ci si aspetta certo che in un anno siano risolti problemi cronici come traffico o bilancio, ma che siano almeno sanate le condizioni base per ricominciare di nuovo a parlare della 'cosa pubblica'. Quando le regole ci sono ma non vengono rispettate, è come se non ci fossero, a maggior ragione se non vengono applicate le sanzioni da parte del Comune. E quando le regole non ci sono, regna il più forte, poi il più furbo e per finire il caos. Allora è lecito uscire di casa e trovare materassi, oli combusti, sedie, frigoriferi e mobilia d'ogni genere, è lecito camminare per le strade del centro e vedere questo scempio

                 

E' lecito pensare che il nostro prossimo ci fregherà, o non ci chiederà scusa, non ci dirà buongiorno o buonasera o che la maestra dei nostri figli tema di fare il suo lavoro per non rischiare di prenderle da un genitore fuori di testa. E' lecito tutto, dalla sessantenne che lascia il SUV in curva e contromano al vituperato scontrino, che quando lo chiedi ti sembra di fare una rapina a mano armata. Stessa cosa per un servizio comunale che ricevi poco e male per motivi che meriterebbero un trattato di sociologia.

Lei sindaco, chiede al Ministro della Salute di fare una battaglia per Roma all'interno del Consiglio dei Ministri, ma oltre ad essere una richiesta ingenua, tendo a credere sia anche un tantino pretestuosa, sia per Luca, 6:41 che per quella storia delle responsabilità. Smettiamo allora di scaricare il nostro dovere altrove, perché nessuno la giudicherà per le parole della Lorenzin, ma per i fatti che la sua amministrazione compierà, questo sì. E allora, se la città che ha portato la cultura nel mondo non è capace di portarla ai suoi stessi cittadini, i topi che mordono un bambino mi sembra la caricatura perfetta che questi tempi nefasti dipingono per delineare la sagoma del cittadino di Roma, costretto ormai a mordere per sopravvivere.

E lei è il primo cittadino.


Mother Of All Bufale



Secondo me la minaccia nordcoreana sarà un epic fail che passerà alla storia, Kim chiederà mestamente asilo agli americani con detenzione di lusso a Santa Barbara e carnet di biglietti per Disney World, l'indice di gradimento di Trump schizzerà oltre l'80% Putin se la legherà al dito e la Cina farà pippa con un miniembargo boomerang che toglierà dopo qualche settimana.

Adesso è il momento giusto per comprare titoli americani, ma sentiamo prima il discorso che Trump terrà il mese prossimo: "Il popolo americano mi ha eletto con un solo desiderio, far tornare grande l'America. E abbiamo dato seguito alle sue richieste facendo in sei mesi quello che non è stato fatto in sei mandati! Gli amici nordcoreani adesso sono liberi di eleggere il loro Presidente. 

God bless America!"


giovedì 6 aprile 2017

Nel profondo del Paese



Un pò come quando fai il trolley dopo alcune settimane di quella politica che non ti tocca, vuoi perché politica degli snob, vuoi perché sprezzante di quel popolo che a conti fatti è il solo a poterti eleggere. E allora cosa fai? Lasci gli snob e raggiungi il popolo girando l'Italia, quasi fosse paragonabile al mestiere di operaio o di cassaintegrato. Ma non la giri come farebbe un normale italiano, la giri come farebbe un normale politico a caccia di voti, trolley alla mano, magari non di marca, da solo e cominciando dai luoghi più profondi, 'nel profondo del Paese'. 

Certo se sono profondi, magari ispirano anche pensieri profondi. Poi se c'è un Padre di mezzo meglio ancora. Il profondo degrado da cui risorgere e insieme andare votare.

Trolley alla mano.



martedì 4 aprile 2017

Come fare utile dai biglietti del treno non rimborsabili

Uno dei problemi per chi compra biglietti ferroviari non rimborsabili è la loro rivendibilità. Se per qualche motivo infatti non si riuscisse a fare il viaggio e si vorrebbe rientrare di almeno una parte della spesa, questo non è possibile. La rivendibilità è chiaramente problematica vista la natura del biglietto, scontato, non cedibile e non rivendibile. E allora il rischio è quello di andare incontro a sanzioni, o di incorrere in truffe, soprattutto con i biglietti digitali.

Secondo i dati ISTAT del 2015 il numero di passeggeri trasportati sulla rete ferroviaria italiana ammonta a circa 826.5 mln se consideriamo solamente il trasporto nazionale e a circa 829 mln se aggiungiamo anche le tratte internazionali.

Ora, pensiamo a una diversa politica di gestione di questi biglietti non rimborsabili: ipotizziamo ad esempio che i biglietti che danno diritto a un posto a sedere siano circa la metà e che il costo medio di uno di questi biglietti low cost sia di circa 25€ (variabile A). Ipotizziamo inoltre che il sito stesso di Trenitalia (o NTV) rimettesse in vendita sul proprio sito i biglietti non rimborsabili dietro richiesta del primo acquirente e che solo qualora si trovasse un secondo acquirente per questo biglietto, rimborsasse a sua volta una percentuale B del valore di A il primo acquirente. Infine aggiungiamo come percentuale di passeggeri che non possono più effettuare un viaggio con biglietto rimborsabile e un costo C necessario a modificare i sistemi software per adattarsi a questo nuovo processo informativo.

Questi sono i risultati:


Parliamo dunque di circa 100 milioni di euro in più all'anno per Trenitalia e 30 milioni di euro per NTV nel caso medio. Sono cifre piuttosto interessanti considerando che il numero di passeggeri dal 2004 al 2015 è quasi raddoppiato. Con una domanda come quella di oggi non dovrebbe essere dunque difficile "ripiazzare" il biglietto (ho considerato infatti una rivendibilità del 100%). Tuttavia con una rivendibilità dell'80% il risultato si attesta attorno ai 97 milioni di euro per Trenitalia e 27 milioni di euro per NTV






Insomma, l'opzione di rivendere un biglietto "non rimborsabile" (anche se a questo punto dovremmo chiamarlo low cost e basta) alla stessa cifra e da parte dello stesso operatore, rimborsando la metà del prezzo al primo acquirente, sembra un affare interessante sia per il cliente che per la società. Soprattutto se andiamo a considerare uno scenario simile:


domenica 2 aprile 2017

L'agenda perfetta, le 22 qualità nascoste che ogni agenda dovrebbe avere

Nell'era del digitale, del coprifuoco analogico e del bando alla carta stampata, sto valutando l'acquisto di un'agenda giornaliera. Sì, di quelle che si sfogliano. Per coerenza la mia ricerca di mercato è partita dal web. Ho provato alcune agende digitali, ma il profumo dello schermo del telefonino non mi ha soddisfatto, così ho dato il via a uno studio di fattibilità in prospettiva del valore aggiunto cercato. Ho contatto alcuni fornitori e ho scoperto che di questi tempi lo sconto sulle agende può arrivare anche al 50% . Ho chiesto garanzie in diverse cartolerie di Roma, ho letto riviste specializzate e mi sono visto un documentario su come viene fatta la carta di queste agendine.

Poi è venuto il grande giorno; me ne hanno data una in prova.
"Sappia che nel caso ci scriva sopra anche solo una lettera le costerà 4.50 € per il resto può usarla quanto vuole. Dentro al negozio."


E dopo averla usata dentro e fuori al negozio, posso finalmente elencare le qualità dell'agenda giornaliera perfetta:
  1. ogni giorno deve corrispondere a una pagina intera, cos'è questa storia che il sabato e la domenica sono raggruppati in un'unica pagina? Mica sto cercando un'agenda per il lavoro anzi, il sabato e la domenica è proprio quando facciamo qualcosa di interessante. Non voglio mica scrivere "Sole al mattino. Pioggia al Pomeriggio. Nonna caduta ore 18. Visto film <manca spazio>"
  2. le pagine devono essere bianche o al limite giallo chiaro, nessun colore pimpante o ghirighori fosforescente è ben accetto, vi stancherà gli occhi e prima di Febbraio non la userete più
  3. devono esserci le righe, niente quadrucci che distolgono l'attenzione e niente fogli bianchi, siete agendisti mica pittori
  4. la carta dev'essere come la vostra cultura, di un certo spessore
  5. devono esserci i santi, che agendina sarebbe senza santi? Facebook è nato con lo scopo di ricordarci i compleanni, le agendine sono nate per ricordarci gli onomastici. Ad ognuno il proprio mestiere
  6. ogni pagina, ovvero ogni giorno, deve riportare la sua cardinalità. Non esiste che non sappiamo quanti giorni sono passati dall'inizio dell'anno e non fatevi infinocchiare con le agendine da quattro soldi: tutte le pagine devono avere anche il numero di giorni mancanti fino alla fine dell'anno!!
  7. festività nel mondo, non vorrete mica andare in vacanza in Svezia quando è vacanza in Svezia vero?
  8. fattori di conversione
  9. la mitica tabella delle distanze tra città
  10. le date da ricordare
  11. prefissi internazionali
  12. numeri telefonici per emergenze
  13. targhe auto e relativo CAP
  14. il colore, in base a una delibera della Comunità Europea questo può essere grigio, blu, viola, bianco, marrone scuro e marrone chiaro, tutti gli altri sono fuorilegge
  15. il peso deve oscillare tra 150/250 grammi
  16. l'agenda deve avere l'elastico
  17. un segnalibro in cotone
  18. una pagina dei dati personali
  19. ogni giorno deve avere le condizioni meteo da poter barrare
  20. nonché fasi lunari, alba e tramonto
  21. segno zodiacale
  22. time zone mondiale
Le dimensioni ideali dell'agendina dovrebbero andare dai 9/10 cm per la larghezza ai 14/15 cm per la lunghezza. L'altezza invece deve attestarsi attorno ai 2 cm. La copertina dev'essere rigida, ma senza spigoli.

Quando troverete un'agendina così, fatemi un fischio, io intanto ho ordinato la mia seconda agendina (il problema del sabato e della domenica mi ha fatto venire dei leggeri attacchi di panico).

Agenda Moleskine


domenica 26 marzo 2017

Matteo Renzi risponde


Non seguo molto la Formula 1, anzi direi che non la seguo proprio. C'ho provato, ma il sonno ha sempre avuto la meglio, più o meno dal secondo giro in poi. Quando penso alle gare di Formula 1 mi viene in mente il sapore delle paste domenicali, e della ricotta di quel cannolo coi canditi a cui voglio imputare la maggior parte della mia sonnolenza. Ma feci un esperimento una volta; scelsi una Domenica senza Formula 1 e mangiai in egual misura. Conclusi il pasto col mio solito cannolino siciliano e annotai su un taccuino la reazione. Rimasi sveglio abbastanza a lungo da mangiare altre paste e tornare a studiare. Cosa ho imparato da questo esperimento? Che il nostro pasticcere di fiducia metteva pesanti dosi di sedativo soltanto nelle domeniche in cui c'era la Formula 1. Mio padre controllò i dati, lesse la storia del nostro pasticcere e disse che avevo ragione. E per festeggiare andammo a comprare delle paste.

Oggi leggo l'intervento pubblico di Renzi sulla sua pagina Facebook: si è alzato alle 5, che sarebbero le 4 vista l'ora legale, e ha gioito della vittoria di Vettel. Me lo immagino alzarsi di scatto in piedi, in pantofole tricolore e vestaglia garibaldina mentre sente l'inno di Mameli a basso volume per non svegliare Agnese. E' lì in salone, mentre sorseggia del buon caffé e con una mano si regge il cuore. Insomma, io a quell'ora credo d'aver spento da poco la luce del mio comodino ed essere piombato nel sonno più totale, ma lui no. Italiano fino al midollo. Lui lo ha fatto e ce lo vuole far sapere.

Ma è a questo punto che un accanito (un)supporter gli alza la palla per la schiacciata finale. E così, il buon Giovanni spara un luogo comune preso a caso dalla cesta dei luoghi comuni e attende che il social, Renzi compreso, lo trituri a dovere. E' solo questione di minuti.




venerdì 24 marzo 2017

La Storia delle Cose

Chi di noi non ha desiderato almeno una volta nella vita di conoscere la storia delle cose?

Beh c'è un'università in Italia, che nel corso di Ingegneria prende in prestito questa materia dalla facoltà di Architettura e la sviscera per bene. Pare che il corso voglia fornire "le nozioni relative al rapporto uomo/donna-oggetto" (e sì, la scelta dell'ordine delle parole poteva essere pensata meglio).

Ma veniamo ai dettagli del corso. Per prima cosa (!!) si studia... la cosa (sì, la cosa) e le cose (!!) nelle varie lingue e culture. C'è per esempio the thing che è molto differente da la cosa nostrana, per non parlare poi di the things. Dopo quesa prima disamina atta a specificare geograficamente l'utilizzo e la forma di una cosa piuttosto che di un'altra si passa alle cose nei miti e nelle forme narrative.

"Oh tu cosa che langui nell'ombra! Esci e chetati innanzi a codesto coso!"

Tratto dal coso là come si chiama... Poi si passa alla simbologia delle cose e hai voglia ad elencare cose e cosi che cosano. Per proseguire poi con la funzionalità delle cose in tutte le loro cose. E si studiano anche gli usi delle cose senza lasciare nulla al coso ehm, al caso.


Ma le cose lasciano anche metafore, ed è per questo che una sezione del corso è interamente dedicata a quest'ultime. Pensiamo ad esempio a Gesù quando disse:

"Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento? E allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano vesti sontuose e vivono nella lussuria stanno nei palazzi dei re. Allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, e più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto:

Ecco io mando davanti a te il mio messaggero,
egli preparerà la via."

Con la storia delle cose riusciamo a valutare ed estrinsecare meglio la metafora che si nasconde dietro le sue parole:

"Che COSA siete andati a vedere nel deserto? Una COSA agitata dal vento? E allora, che COSA siete andati a vedere? Un COSO avvolto in morbide vesti? Coloro che portano COSE sontuose e vivono nella COSA stanno nei COSI dei re. Allora, che COSA siete andati a vedere? Un COSO? Sì, vi dico, e più che un COSO. Egli è colui del quale sta scritto:

Ecco io mando davanti a te il mio COSO,
egli preparerà la COSA."

Alché capite bene che il senso della metafora si fa meno recondito, pur rimanendo velato; stiamo certamente parlando del COSO e Gesù non lo nasconde. Non dobbiamo più cercare il senso occulto di via, profeta o messaggero. Sappiamo benissimo che qui si sta parlando del COSO che prepara la COSA! Magia delle cose nascoste..

E per terminare il corso sulle cose: la parte finale è dedicata alle utopie delle cose.
Quante volte abbiamo desiderato una cosa e non abbiamo potuta averla, molte altre volevamo più cose e ci siamo dovuti accontentare di una cosa sola.

"Se potessi avere 1000 cose al meseee.."

Strano che non abbiano messo una sezione sulla musica delle cose.

Chiudo questa cosa (...) con il remark finale: "Il focus del corso è incentrato sui colori delle cose." E immaginiamo tutti la complessità dell'argomento.




La Cosa - dal film I Fantastici 4

venerdì 17 febbraio 2017

Sempre più in alto

Il livello di sudorazione delle mie mani nel guardare questo video è pari solo alle abluzioni del Nazareno nelle acque di Betania durante il battesimo ...non so se provare stima o pena per tutti questi ragazzi che arrivano a fare tanto (ormai ce ne sono a centinaia che si arrampicano ovunque per la gloria di un selfie), spero solo che le loro imprese siano sempre dettate dal raggiungimento di qualcosa di personale piuttosto che dal numero di follower su Instagram

Lei è la modella russa Victoria Odintsova


domenica 12 febbraio 2017

Grillo vs Grillo



Ho appena finito di vedere su Netflix il nuovo spettacolo teatrale di Grillo, uno spettacolo per certi versi sottotono vuoi per la stanchezza degli anni, vuoi per il momento particolare che sta vivendo il Movimento. Tuttavia uno spettacolo che si lascia guardare proprio per la sua malinconia.

Sia chiaro, non mancano le risate anzi, ma in sottofondo si avvertono sia il passare degli anni sia la velata mancanza di Roberto Casaleggio.

Il momento politico che sta vivendo il Movimento, soprattutto nella città di Roma, è un'ottima scusa per raccontare chi sia Grillo e come sia nato il comico. E ne esce una sorta di risposta ai tanti perché e percome che la gente non appartenente al Movimento si chiede e gli chiede come leader del partito.

E chi meglio di Beppe poteva raccontarlo? Allora scopriamo il rapporto difficile col padre, la prima sconfitta a scuola, e poi sul lavoro come rappresentante commerciale e poi ancora sul palco di Fantastico 7 come comico. Le sconfitte sono preziose dice, i successi sono preceduti da tanti fallimenti e la storia ce lo insegna.

"Una persona che non è più curiosa è una persona morta."

Curiose come lo sono (state) le persone di cui parla durante lo spettacolo e a cui certamente s'ispira; Edison, Jobs o Elon Musk (fondatore di Paypal Tesla Motors).

La politica insomma, è stata fino ad oggi quella serie di fallimenti che presto o tardi si tramuterà in successo. E sappiamo tutti quale partito rappresenta meglio per Grillo questa inversione di tendenza.

venerdì 20 novembre 2015

Il ritorno di Steven Seagal

Sicuramente il pericolo c'è, ma se ne aggiunge un altro che m'incute altrettanto timore; la reazione della gente....
In questi giorni a Roma sembra di stare ormai sul set di un film. In questa conversazione pare quasi di sentire Steven Seagal che parla sotto copertura nelle vesti di mamma segreta:

"Ascolta amore, prendi tutta la merenda, il diario, il miominipony e portatelo sotto al letto, e non uscire da lì per nessun motivo... a quello della caldaia ci penso io, papà sta facendo parlare l'idraulico."
"Ma mammaaaa!!" (pianto isterico finto che se la ride dietro la cornetta con le amiche)
"No amore. Non è il momento di frignare, sei tu la donna di casa adesso. Io devo capire dove sono. Perché sono lì, da qualche parte. lo so."


sabato 7 novembre 2015

James Bond - Spectre

Se il penultimo Bond (Skyfall) è stato un successo, anche musicale, questo 007 in versione La Piovra stenta a decollare. Parte sicuramente in quarta con un lungo piano sequenza a Città del Messico. Ottime musiche, ottime scene. Ma già dall'inizio vediamo un Daniel Craig piuttosto svogliato, come ne avesse un pò troppo di recitare la parte dell'agente segreto più famoso di sempre. E infatti dalle sue ultime dichiarazioni capiamo di non essere troppo lontani dalla verità.

Dopo Città del Messico passiamo a Roma con la famosa corsa sul Tevere...



...tuttavia qui ci aspettavamo qualcosa di meglio di una macchina da 3 milioni di dollari buttata nel fiume. Carino l'atterraggio di Bond nei pressi di Piazza Trilussa.

Ma è impossibile lasciare Roma senza menzionare il primo vero strafalcione del film: la sceneggiatura insensata di Lucia Sciarra, alias Monica Bellucci, nonché il suo ormai tristemente famoso doppiaggio. Per chi ne avesse avuto un assaggio in Matrix 3 beh....non è cambiato nulla.
Un flirt con la diva nostrana che non convince, qualche ruga di troppo e soprattutto una capacità recitativa che non giustifica la fama della Bellucci:

"Non sembri addolorata della morte di tuo marito...." Fa Bond e a ben guardare, non è certo per la sceneggiatura gli suggeriamo noi.

Si cambia set, ci troviamo in Austria. Se il cattivo della saga una volta aveva la dentiera di ferro adesso sono le sue unghie ad essere di ferro. Bond continua ad essere depresso, gli amori molto freddi e sinceramente non capiamo il confine tra la routine del lavoro da agente segreto e quella dell'interpretare sempre lo stesso ruolo. Ed è Léa Seydoux sul treno di Tangeri a farcelo capire:

"Cosa succederebbe se smettessi di fare questo lavoro?"

Il riferimento al ruolo di Bond è per Daniel fin troppo scontato.

"Mi fermerei." Risponde 007.
"No, c'è sempre un'altra possibilità."

Speriamo sia profetico per la sua carriera.


E ci spostiamo a Londra, poi nel deserto, poi di nuovo a Londra. Questo film ricorda molto Goldfinger, ma a parte la "novità" della scena iniziale dell'elicottero e del lungo piano sequenza, ci sono troppi elementi che non faranno assurgere a titolo di memorabile quest'ennesima pellicola di Bond.

In fondo crediamo sia giunto il momento anche per 007 di rinnovarsi e questo film è stata l'ennesima occasione persa per farlo.

sabato 31 ottobre 2015

Margin Call - Una cagata pazzesca

Margin Call, 2011 - photo via Imdb.com


Se volete farvi un regalo optate per la corazzata Potëmkin e la serata vi andrà meglio. Altrimenti dovrete confrontarvi con la più banale opera cinematografica che Manhatthan abbia mai conosciuto.
Dalle commedie, ai legal drama, agli action movies. Nessuno è mai riuscito in questa missione. Questo è un film che dovrebbero farlo vedere prima de La Storia Infinita perché qui ci troviamo veramente di fronte al NULLA di Michael Ende.

E per mettere insieme una storia così banale hanno chiamato niente meno che Jeremy Irons, Demi Moore e Kevin Spacey dicendogli qualcosa del tipo: "Ok, sapete recitare. Ma sapete farlo senza sceneggiatura?" Sarà stato un esperimento didattico, chi può dirlo. Ma la risposta è tutta in questo film. Difficilmente si sarebbe potuto fare di peggio, perché difficilmente quello che vediamo all'inizio è la stessa cosa che il regista ripropone per tutto il film. Eppure qui succede, col risultato che diventa peggio di un film senza senso. Sceneggiature lasciate a metà (tra cui ovviamente anche la fine) e trama che quando potrebbe cominciare a svilupparsi viene invece inspiegabilmente interrotta. Vogliamo credere che il leit motif sia sempre quello; "dall'inizio alla fine la stessa solfa". Personaggi il cui carattere non viene gestito, le cui battute sembrano scritte ma non dette, un Kevin Spacey che fa di tutto per non pensare "oddio, ma questi mi pagano pure?" e una Demi Moore che sembra chiedergli "ma veramente devo dire soltanto questo?"


LA TRAMA
La storia parla di una società di trading in cui improvvisamente uno dei broker scopre una falla nell'algoritmo; vale a dire l'impossibilità di vendere a un valore superiore quanto acquistato in precedenza dalla sua stessa società (e chiaramente anche da lui). Insomma il mestiere del trader con un "problemuccio" da risolvere. 

Purtroppo per voi però, è finita qua.

Per tutto il film non si assisterà ad altro che al cazziatone di Jeremy Irons, il boss dei boss e alla svendita delle azioni/mutui incriminati:

"Spiegamelo come se lo dovessi spiegare a un golden retriever" Praticamente si è dato del cane da solo e continua nella sua esaltazione di homo sapiens: 

"Se sono qua (n.d.r. se sono il capo dei capi dei capi) non è grazie al mio cervello." ...e così via


Perciò, dopo la riunione di emergenza fatta a seguito di questa scoperta, tutto verrà liquidato il più in fretta possibile. E fine della storia. Nessun inghippo, nessun doppio gioco, nessun omicidio, suicidio, tentativo di furto, nessuna azione legale, nessuna scalata, nessun colpo di scena. Si obietterà, ma è così che è andata nel 2008! 

No, credere che sia andata così è un insulto all'intelligenza.

E non posso concludere senza menzionare l'unico barlume di regia degno di nota (forse qualcuno ha approfittato dell'assenza del regista) quale il dolore di Kevin Spacey di fronte alla morte del suo cane piuttosto che di fronte all'immenso crack finanziario che il film ha la pretesa di raccontarci. 



martedì 27 ottobre 2015

WALKING DEAD in 45 minuti

ATTENZIONE, SPOILER 
non leggere senza aver visto le prime tre puntate della sesta stagione


Cominciamo col dire che la sesta stagione ha un plot davvero ben fatto. Come nel resto della serie, le puntate non lasciano a bocca asciutta, ma la vera differenza è che tutto è in ballo da tre puntate e certamente lo sarà anche per la quarta.

Il crescendo ha inizio col dettaglio culinario di Carol, un timer settato sui 45 minuti. Ed è quello più o meno il tempo durante il quale vivremo il clou di quest'inizio di stagione. I veri walkers non sono i morti che tornano, ma i vivi che rimangono e la serie non si stancherà mai di farlo presente anzi, è il vero filone narrativo. Le scene degli zombie sono ormai diventate inutili, un corollario, non fanno paura nemmeno se ci credessimo. Un walker che uccide un vivente o una mandria di walkers che avanza verso i nostri, è ormai più che una routine, è la lenta agonia che dobbiamo sorbirci pur di seguire la sceneggiatura (la sopravvivenza dell'uomo in uno scenario post apocalittico), dove ci rendiamo finalmente conto delle basi della nostra stessa società, sopite in noi perché mai veramente conosciute.

A questo proposito è lampante il dialogo tra Rick e Deanna su come si risolvono i problemi. Da una parte la scelta apparentemente drastica di lui e da un lato la scelta apparentemente civile di lei. Lui è mosso da una conoscenza 'superiore', ha vissuto fuori in mezzo ai walkers e Michonne lo ricorda ad Heath durante la terza puntata

"Hai mai ucciso delle persone perché avevano già ucciso i tuoi amici?"
"Hai mai fatto delle cose che poi ti hanno fatto avere paura di te stesso?"
"Sei mai stato coperto da così tanto sangue che non sapevi se fosse tuo, dei walkers o dei tuoi amici?"

ma soprattutto

"Rick ha detto quello che ha detto perché a volte non si ha una scelta"

ed è di scelte che per molto tempo ci ha parlato Walking Dead, ricordiamo soltanto la principale: "aiutare e perder tempo o fuggire e risparmiare tempo?" basti pensare a quanti personaggi nell'arco delle prime cinque stagioni si sono trovati ad optare per la seconda e hanno dovuto fare poi i conti la stessa. Allora, che cosa scegliere? Certamente chi sceglie di sopravvivere per puro egoismo soccomberà, soprattutto se lo fa mettendo di proposito o gratuitamente i propri amici in difficoltà.



Dal canto suo Deanna invece gioca ancora a fare il politico in un teatro (la cittadina di Alexandria) che non li proteggerà a lungo. La civiltà sulla quale poggiano le sue scelte non può prescindere da una realtà che adesso non esiste più. E questo non riuscirà a capirlo fino a quando non le morirà il marito.

Ma torniamo al dolcetto che Carol ha messo in forno, sarà pronto quando tutto sarà finito e questo è un dettaglio cinematografico degno del grande schermo. Walking Dead parla di zombie e questi abbiamo capito non essere più i morti viventi quanto piuttosto gli uomini, capaci di uccidersi l'un l'altro pur di sopravvivere, capaci di impazzire e di uccidere gratuitamente, senza alcun motivo. Siamo in un aftermath epidemico, le regole della società civile sono tornate quelle dei primi uomini e le circostanze non permettono più di trastullarsi con le soporifere amenità che la civilizzazione ci ha dato. Lo vediamo infatti con Rick, che dopo aver fatto a pugni con Pete, rimane per l'ennesima volta attonito di fronte alle "serene" attività dei cittadini di Alexandria, come se non fosse mai successo niente. La tanto decantata Sostenibilità di questa cittadina, sponsorizzata dai cartelloni pubblicitari lungo la strada, diventa ormai "insostenibile" per Rick. Pete è infatti il violento che la nostra società può permettersi di avere e che anche Alexandria è disposta a tenersi. Ma non c'è più spazio per la Sostenibilità, non c'è più spazio per gente come Pete, ci sono cose che hanno la precedenza e Rick lo ha sempre saputo, Carol lo ha sempre saputo, così come pure Michonne e Daryl.

D'accordo ci hanno provato, hanno ripreso fiato. Ma Carol con le pistole è ormai più svelta di Clint Eastwood (non dimentichiamoci il suo poncho a Terminus) ed è più spietata di Rambo, tuttavia adesso fa biscotti per il vicinato. Rick si è persino rimesso la giacca da sceriffo con tanto di cravatta ben allacciata. Se questo non vuol dire crederci.

Ma è la coscienza a guidare il gruppo e tutti loro lo sanno.
Persino Carl lo dice al padre come in un dialogo con sé stesso: "loro sono deboli"

Tant'è che Deanna è brava a fare il leader con i problemi della vecchia società. Quando però spuntano i problemi di quelli nuova, ormai primordiale, la realtà dei fatti (la brutale e improvvisa uccisione del marito) minerà la sua leadership e la ridurrà a un breve passaggio di consegne per Rick...

"fallo" (vendica mio marito, ora, con tanti saluti alla civiltà)

e questo decreta il vero 'confine' della cittadina, il definitivo punto di rottura di Alexandria; non c'è spazio per l'indulgenza quando già il mondo (apocalittico) non ti darà una seconda possibilità.

Da lì a poco, durante il tempo di un dolcetto, l'assalto (in)umano ad Alexandria è il più vero degli attacchi dei 'walkers', walkers che sono tutto fuorché zombie. La comunità viene abbattuta come un essere vivente inerme, ingenuo e solo temporaneamente fortunato.

Fortuna che non accompagnerà nemmeno Glenn che ci lascia durante la terza puntata, ma sia la sua morte sia l'intera puntata sono già tornati ad un livello più standard per i ritmi della prima e seconda puntata.

E infatti si parla di zombie, quelli morti.





venerdì 16 ottobre 2015

#AfricaExtreme

Partirò da Zanzibar nuotando nell’Oceano Indiano per 50 chilometri senza sosta (entro 24 ore) fino a Bagamoyo. Da lì, attraverso la savana, percorrerò di corsa 1.200 chilometri in 27 giorni, in pratica una maratona al giorno. Raggiunte le pendici del Kilimanjaro (1.600 mt) salirò da un versante fino alla vetta (5.895 mt) senza l’ausilio di campi intermedi, senza ossigeno e portatori, per poi ridiscendere dall’altro versante, entro le 24 ore.

No tranquilli non sono io (che al massimo partirò dal bar camminando fino al ristorante indiano per cinque chilometri e con qualche sosta) ma è Danilo Callegari, esploratore ed amante di sport estremi che in questi giorni sta facendo in solitaria la sua ennesima prova di resistenza sia fisica che psicologica in Tanzania.


foto by danilocallegari.com

foto by danilocallegari.com
foto by danilocallegari.com

foto by danilocallegari.com

foto by danilocallegari.com

foto by danilocallegari.com


Ed è proprio la prova psicologica ad essere probabilmente la più difficile perché oltre al mare mosso, agli squali e ai problemi fisici dovuti allo sforzo (piaghe, tendiniti) ci si è messo anche il fattore locale.

Racconta infatti quanto avvenuto durante la terza maratona...

"Giornata complicata questa di oggi sia per quanto riguarda la sicurezza che per il mio stato di salute.
Eravamo nel bel mezzo di una zona semi-montuosa con qualche villaggio disperso e tutto attorno savana e piante bruciate dal fuco dei locali per crearsi il carbone.

Ho preso l'iniziativa di mandare avanti il fuoristrada con la squadra a bordo di 5 km per facilitare la mia mente a raggiungere il punto dato che fino a quel momento l'ho sempre avuto attaccato dietro.
Ero quindi solo, quando un uomo adulto con faccia poco raccomandabile e occhi ripieni di sangue, mi ha passato in sella ad una moto squadrandomi da testa a piedi, tornando indietro dopo soli cento metri, risquadrandomi in un modo che non mi era affatto piaciuto. Ecco quindi la mia decisione di togliere l'orologio dal polso e infilarmi dentro dei cespugli mimetizzandomi al meglio in attesa di un suo ritorno per concludere l'opera. E così è stato. Due moto una con lui e l'altra con altri due uomini
armati di machete. Vedevo che mi cercavano ma non mi hanno beccato e se ne sono tornati indietro.

Ho preferito rischiare l'incontro con un serpente, un ragno o un insetto pericoloso tra quei cespugli piuttosto che finire sotto le mani di certi individui. Raggiunto il fuoristrada e tempo di raccontare l'accaduto che altre tre moto con tipi che brandivano machete ci hanno raggiunti e vista la mal parata, anche il nostro autista ha deciso che era meglio andarsene via. Sono quindi salito in jeep e una volta usciti dalla zona pericolosa, ho ripreso la mia corsa."


foto di Lorenzo Santin

venerdì 9 ottobre 2015

La morale della Santa Sede

Scrive l'Osservatore Romano:

"Nelle analisi compiute dagli organi di informazione italiani, si nota la pressoché inedita unanimità nel considerare come inevitabile l'epilogo al quale si è giunti. Marino è caduto sotto i colpi di un'inesorabile serie di episodi che, a seconda dei casi, sono stati quanto meno qualificati come gaffes, gesti francamente inopportuni o superficialità. Lo stesso Renzi era intervenuto nei mesi scorsi per sollecitare un cambio di passo e cominciare a ricostruire: 'È onesto, aveva detto il presidente del Consiglio riferendosi a Marino, ma ora deve governare'. Perché ora la capitale a meno di due mesi dall'inizio del Giubileo, ha la certezza solo delle proprie macerie."


Beh, non era difficile pronosticare le macerie di questa città, semplicemente perché già c'erano. Roma è una città in cui viene proclamato un Giubileo per lo stesso anno in corso, nonostante fosse a tutti palese che i trasporti pubblici mancassero di efficienza ormai da anni, così come la raccolta dei rifiuti e l'accoglienza dei pellegrini. Ma in fondo, detto da chi vive in uno stato all'interno dello stato con mura alte venti metri e che può permettersi di non pagare né la tassa sugli immobili né quella sulla spazzatura, ignorarlo è del tutto lecito.





venerdì 2 ottobre 2015

I nuovi Catilina


immaginiamoci adesso Cicerone, mentre parla a Catilina, immaginiamoci i loro discorsi, le difese dell'uno o le accuse dell'altro, guardiamo poi la faccia di Grasso, ex procuratore nazionale antimafia, adesso più simile a un bambino in un trono che pare più un seggiolone non suo, di un mestiere non suo, in una bagarre non sua, e lo sentiamo quasi pensare "ma chi cazz me l'ha fatto fare a me, che adesso potrei stare a casa mia al mare con granita e brioche..."

insomma, fino a quando abuseranno della nostra pazienza? per quanto tempo ancora dovremo sorbirci queste pantomime? a quali estremi oserà spingersi la politica? (cit.)

mercoledì 16 settembre 2015

Laser di segnalazione sulle biciclette

L'anno scorso c'è stata una raccolta fondi su Kickstarter che ha permesso ad Emily Brooke di far partire il suo progetto Blaze Laser Light una lampadina laser per ciclisti che sostanzialmente proietta a metri di distanza la classica immagine della bicicletta che siamo abituati a vedere sulle piste ciclabili

Blaze Laserlight - foto Blaze
Blaze Laserlight - foto Blaze

l'immagine proiettata a distanza dalla Blaze Laserlight - foto Blaze



   
la Blazer Laselight in azione - foto Blaze

La Blaze al momento sembra aver venduto 250 delle sue lampadine al servizio di bike sharing londinese finanziato dalla banca Santander e prima ancora da Barclays. Il prezzo per ciascuna lampadina è di 125 £ , per un totale di 31.250 £ ovvero 42.500 € . Un bell'affare se consideriamo che una lampadina da 300 lumen come la Blaze sul mercato sta intorno ai 50 $

Cygolite Metro 300 - foto Amazon


...fermo restando che quest'ultime non proiettano alcuna immagine.
Vedremo se la concorrenza sarà in grado di abbassarne il prezzo.

la Blazer Laselight in azione - foto Blaze

la Blazer Laselight in azione - foto Blaze



martedì 15 settembre 2015

Le case di Parsippany

Durante i miei voli acrobatici con Google Street View e questa sua ottima implementazione mi sono imbattuto in un posto curioso, a soli 55 km da Manhattan, 38 km in linea d'aria: Parsippany-Troy Hills, nel New Jersey.

distanza in linea d'aria tra Parsippany-Troy Hills e Manhattan

Questa cittadina ha poco più di 50.000 abitanti. Vi si stabilirono i britannici quando presero il controllo della zona nel lontano 1664. Era chiaramente territorio indiano e infatti da lì deriva il suo nome: parsipanong originariamente significava 'il posto in cui il fiume si snoda nella valle

E' considerato dalla rivista Money come uno dei migliori posti degli Stati Uniti in cui vivere, classificandosi nel 2008 al tredicesimo posto e al quindicesimo nel 2012.

Ecco alcune foto tratte da Street View