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domenica 7 gennaio 2018

Tutti vogliono fare fuori il Tycoon, ma lui è sempre là. Ecco perché




E' un pò come quando togli il giocattolo a un bambino perché deve andare a dormire. Ma nel caso di Trump nessuno lo fa per il suo bene, ma per un fantomatico "bene del mondo". Lui può anche andare a farsi fottere.

Primo motivo: la legittimità

E qui sorge il primo problema; non era l'America il posto più democratico del mondo? E non è stato Trump a vincere le ultime elezioni? Considerando che le sue condizioni mentali sono le stesse della campagna elettorale (non abbiamo certificati medici che dicano il contrario), deleggittimarlo significherebbe deleggittimare gli stessi americani e i valori che la loro bandiera rappresenta.

Trump è lo stesso di sempre, solo con molta più importanza di prima e lui questo lo sa bene:

"Ho vinto! Sono il vincitore, io non sono il perdente!" Diceva come un mantra dopo la vittoria.
Potrò essere l'uomo più famoso del mondo!"

Pertanto, spodestare il Trump attuale col 25mo emendamento è un discorso che non potrà mai funzionare fin quando parliamo di essere contro il protocollo di Kyoto, di voler estendere il muro di confine col Messico o minacciare di chiudere Internet in determinati paesi del globo. Nemmeno le sue esternazioni su Hillary, Obama o sul giornalista disabile del NYT sono riuscite a renderlo mentalmente incapace di fare il Presidente. Anzi, Trump potrà continuare a spararla sempre più grossa con tanto di indignazioni corali da parte dell'opinione pubblica, al massimo imparerà a non fare TRE volte di fila la stessa figuraccia.


Secondo motivo: il tradimento

Tutti parlano male di Trump, lo abbiamo imparato in questi mesi. E chi ne parla peggio sono proprio le persone a lui più vicine, soprattutto gli amici (qui la mia recensione sul noiosissimo Fire and Fury). E cosa c'è di peggio che essere tradito da un amico? Ergo, Trump diventa un martire.

E' un pò come il nostro Fantozzi: siamo tutti megadirettori galattici quando lo critichiamo o colleghi pronti a tradirlo di fronte al superiore bene del mondo, ma essendoci un pò di Fantozzi in tutti noi, vederlo fare il megadirettore galattico degli Stati Uniti non ci da poi così tanto fastidio.



Terzo motivo: il self made man

E non parlo certamente dell'impero ereditato dal padre, ma dell'uomo meno politico d'america che è riuscito a diventare Presidente degli Stati Uniti. Questo è il vero ossimoro di Trump, il suo successo maggiore, perché gli americani ne hanno avuto abbastanza delle solite facce della famiglia Clinton e Bush e relativi staff, c'era bisogno di svecchiare Washington. E Trump ci sta riuscendo davvero bene. Anzi, probabilmente non hanno mai visto niente di simile in vita loro.

Ciò che ti sei costruito da solo nessuno te lo può togliere.


Quarto motivo: i soldi

L'America ha sete di rinascita e dopo la crisi del 2008 l'economia sta finalmente andando alla grande. Chi meglio di un capitalista avrebbe potuto cavalcare il Toro di Wall Street? Di certo non Hillary, né i detrattori di Trump. E questo perché non c'è nessuno più capitalista di un capitalista di New York.


LESSON LEARNT: ci sono aspetti di un politico che valgono tanto da far dimenticare persino la sua pessima politica: a un bambino perdoniamo sempre tutto


Che Dio benedica l'America !!

Ho letto Fire and Fury e ha funzionato. Mi sono addormentato.



Titolo più sbagliato non si poteva scegliere. Il libro di Michael Wolff è infatti una noiosa sequela di eventi a cavallo della vittoria di Trump che volenti o nolenti abbiamo tutti imparato a conoscere. Sarebbe stato meglio chiamarlo Crazy and Fool perché nel libro di FURY c'è davvero poco, forse un pò di FIRE quello sì, perché chi lo avrà comprato in forma cartacea lo brucerà subito dopo averlo letto. Io invece, non riuscivo a prendere sonno e la sua lettura me lo ha conciliato.

"Sono in uno stato costante di shock e terrore"

Il libro è scritto a mò di articolo, ma considerando la fretta e il mestiere di chi l'ha scritto, questo non stupisce. Sicuramente traspare quello che già sappiamo, ovvero che Trump non si aspettava di vincere le elezioni ma soprattutto che Trump è un ragazzino annoiato che si arrabbia se non ottiene ciò che vuole.

"E' peggio di quanto si possa immaginare." Diceva Gary Cohn, presidente del National Economic Council in una mail riportata nel libro. "E' un'idiota circondato da pagliacci. Trump non leggerà mai niente, nessun promemoria, nessun documento. Niente di niente. Non fa che alzarsi a metà di un meeting con leader mondiali solo perché si annoia. E il suo staff non è da meno. Kushner poi è un poppante laureato che non sa niente. Bannon invece è uno stronzo arrogante che pensa di essere più intelligente di lui. [...] Sono in uno stato costante di shock e terrore."

Ma Trump ha sempre sminuito, proprio come fosse in un gioco tra bambini.



Trump bambino

"Prendono tutto ciò che ho detto e lo esagerano." Comunicazione telefonica avvenuta dalla Casa Bianca nella prima settimana di mandato. "E' tutto esagerato. Le mie stesse esagerazioni sono esagerate."

"Ho vinto! Sono il vincitore, io non sono il perdente!" Diceva come un mantra dopo la vittoria.
“Potrò essere l'uomo più famoso del mondo!"

"Sarò il più grande produttore di lavoro che Dio abbia mai creato."

"È un ragazzo che odiava veramente la scuola e non ha certo intenzione di iniziare ad amarla adesso."

La fonte del libro è il già menzionato Steve Bannon, ex stratega dell'entourage di Trump, sette anni in marina ed ex dipendente del Pentagono con un MBA alla Harvard Business School. Bannon è stato fatto fuori dalla figlia Ivanka Trump nell'estate del 2017 perché troppo di destra. Ed evidentemente se la dev'essere legata al dito.

"Il tempo trascorso con Trump durante la campagna elettorale è stata un'esperienza disarmante: tutti intorno a lui erano idioti." Disse quello che era sempre vicino al presidente.


Il libro passa poi in rassegna sia la famosa frase scandalo detta nel fuori onda con Billy Bush, di cui eravamo già ampiamente a conoscenza, sia le spiegazioni impacciate riportate da Trump: "Non ero io a parlare, sapete bene quanto è facile oggi giorno alterare la voce di qualcuno."





Steve Bannon: Trump è il tipico maschio Alfa 

"Una volta, tornando col suo aereo e con un amico miliardario che aveva portato con sé una modella straniera, Trump, cercò di fare il simpatico invitandoli ad Atlantic City dove gli avrebbe fatto fare un giro del suo casino. Ma il suo amico assicurò alla ragazza che non c'era proprio niente di bello da vedere ad Atlantic City. Era un posto invaso da spazzatura bianca. 

"E cos'è questa spazzatura bianca?" Chiese la modella. 
"Sono persone come me." Rispose Trump. "Solo che sono poveri."


E poi c'è Murdoch che chiudendo il telefono con lui avrebbe detto. “What a fucking idiot."

O Jeff Bezos, il capo di Amazon che al contrario non si è mai curato troppo di entrare nelle grazie di padre e figlia Trumpisti. E grazie, aggiungiamo noi, con un patrimonio di 30 volte superiore, chi perderebbe tempo con uno come Trump? Nemmeno le minacce di tassare maggiormente le attività di Amazon hanno funzionato; e questo perché probabilmente Trump non aveva ancora capito che l'azienda fosse americana. 

Ma perché il presidente ce l'aveva tanto con Amazon? Semplice, perchè il suo inventore è anche l'editore del Washington Post, giornale che non gli ha certo reso facile gli ultimi mesi di campagna elettorale.


Continua il libro: dieci giorni prima dell'inaugurazione di Donald come 45° presidente, un gruppo di giovani membri del suo staff stavano guardando il presidente Obama che pronunciava il suo discorso di addio e dissero che Trump non ha mai ascoltato un discorso di Obama. 

"Sono così noiosi" Disse uno di loro.

O ancora, lo strafalcione su Mark Berman, giornalista del Washington Post, ne ho parlato qui.


"Non sono intelligente, sono un genio."



Trump avrebbe chiesto camere separate per lui e la moglie alla Casa Bianca. Non succedeva dai tempi di Kennedy. E durante i primi giorni ha ordinato due televisioni e una serratura nuova sulla porta, arrivando anche ad un piccolo scontro coi servizi segreti, che invece insistevano per avere sempre accesso alla sua stanza.

Poi ha rimproverato il personale delle pulizie per aver raccolto la sua camicia dal pavimento: "Se la mia camicia è sul pavimento, è perché io la voglio sul pavimento!"

E infine ha imposto una serie di regole: "Nessuno tocchi nulla, specialmente il mio spazzolino da denti." Questo perchè - continua Wolff - aveva paura che potesse essere avvelenato ed è anche uno dei motivi per cui gli piace mangiare da McDonald's.

"Se non cenava alle 18.30 con Steve Bannon, allora si metteva a letto a mangiare un cheeseburger guardando i suoi tre televisori e facendo telefonate."

"Riesci a immaginare quanto sarebbe dirompente e distruttivo se quello che fai ogni giorno lo fai improvvisamente alla Casa Bianca?" Avrebbe detto un vecchio amico di Trump.

Donald Trump on Instagram (@realdonaldtrump)


La questione Putin e l'FBI

E poi c'è la questione russa, affrontata con qualche dettaglio in più sui movimenti di Kushner e di sua moglie Ivanka, nonché cara amica di Wendi Murdoch e Dasha Zhukova, moglie del russo Abramovich. Ma in fondo, anche qui, di fatti meritevoli di attenzione non v'è traccia. Ci sono molte ipotesi, come quella parecchio fantasiosa che Trump possa essere un'inconsapevole pedina del Cremlino - un Manchurian Candidate

Insomma, da molto prima che fosse eletto, una certa america sta provando goffamente e in tutti i modi a non fargli fare il presidente, ma più ci prova e più Trump diventa forte. Questo succede perché ci sono fattori più importanti dell'essere un pessimo presidente, come quello di non tradire mai un amico, cosa che al contrario, sembra essere il leitmotif del libro di Wolff. E appellarsi al 25° emendamento per rimuovere un presidente incapace di fare il presidente sembra essere l'ennesimo folle escamotage che si ritorcerà contro i suoi detrattori.

“Non è soltanto pazzo.” Avrebbe detto Tom Barrack, amico d'affari ed alleato di Donald. “E' anche stupido.”

“E' Trump.” Dice Bannon. “E' quello che pensa di poter licenziare l'FBI.”


E per finire la chicca di Wolff che meglio descrive il contenuto di un libro che vuole ergersi con forza a novello Watergate:

"Trump non è nato per fare il politico, Trump è nato per fare il venditore."

Che scoop! 
Aggiungiamo noi.



Buonanotte.

giovedì 4 gennaio 2018

Pensavo fosse la fine, invece era la Bombogenesi

The Josephine Shaw Lowell Memorial Fountain in New York's Bryant Park



L'America del Nord non è mai stato un luogo clemente meteorologicamente parlando e lo sanno bene i cittadini di Chicago, di New York, di Boston o Minneapolis. Non è raro che la temperatura nel Nord Est scenda a -20 °C e se da noi 30/50 cm di neve in città sono davvero l'eccezione, negli Stati Uniti è il metro e venti a rendere eccezionale una nevicata. Per non parlare poi di eventi storici come la tempesta del secolo nel Marzo 1993, dove a Syracuse vicino il lago Ontario caddero 110 cm di neve.

Durante l'inverno città come Washington, Kansas City, Indianapolis o Green Bay sono preparate a vivere la peggiore delle nevicate e il più rigido degli inverni. La neve arriva persino in Alabama a Birmingham o in Georgia ad Atlanta che per inciso sono alla stessa latitudine del Nord Africa ma con la differenza che nei mesi invernali la temperatura scende non di rado a -10°C.

Gli ingredienti del fenomeno

La corrente del Golfo del Messico è una corrente che risale le acque della costa orientale degli Stati Uniti durante tutto l'anno, prendendo poi il largo e raggiungendo le coste della Scandinavia. Notoriamente infatti, posti come la costa occidentale della Norvegia, le Isole Svalbard o la parte orientale dell'Islanda non sono poi così freddi come la loro latitudine potrebbe lasciare immaginare. Ovunque passi questa corrente, le acque si riscaldano e di conseguenza l'aria sopra il mare. E' quello che avviene nelle acque a largo della costa orientale degli Stati Uniti.

Nel frattempo, dalle lontane terre canadesi, scende la fredda corrente del Labrador. E' quest'ultima e l'assenza di grosse catene montuose a rendere molto rigidi gli inverni a latitudini relativamente basse (New York è all'altezza di Napoli, ma il clima invernale è simile a quello della Polonia).


La bombogenesi

A questo punto entra in gioco l'effetto lavandino: si è visto infatti che quando la pressione atmosferica a livello del mare scende molto rapidamente (parliamo di 1 millibar ogni ora per 24 ore di seguito), l'aria fredda proveniente dal nord del Canada viene attirata sempre più velocemente verso il minimo depressionario posto a largo delle coste nordorientali.

"Un pò come quando togliamo il tappo del lavandino pieno d'acqua." (direbbe Alberto Angela)



E questo è il risultato:
















lunedì 1 gennaio 2018

Il Fallo Quotidiano

Forse oggi nella redazione del Fatto Quotidiano non c'era molto da scrivere e così il primo giorno dell'anno la pagina facebook del giornale pubblica un pezzo della scorsa estate per tenere alta l'attenzione, o forse qualche altra cosa....



E il post ottiene il pieno di commenti, di ottima satira:

"Secondo me il Fatto ogni tanto viene hackerato ... Non c'è altra spiegazione" Annalisa F.

"Quando è il primo gennaio e durante la riunione di redazione nessuno ha idee mirabolanti per un articolo e poi arriva la collega che urla: stanotte, stanotte ho visto e provato l'articolo della giornata, vi racconterò tutto!!" Dario G.

"Ma in questi giorni di vacanza per caso avete lasciato la direzione del giornale online a Rocco Siffredi ??" Walter G.

"Il Fatto Quotidiano si è tramutato ne Il Fallo Quotidiano?" Orlando D.

"Ci sono riferimenti metaforici agli aumenti di luce e gas vero? Allora si." Erika B.

"Renzi? - Nooo dai oggi no.
Boschi? - Ancora?
Berlusconi Salvini e co? - Troppo mainstream.
Grillo? - Già fatta
Di che parliamo?
Europa?
Immigrazione?
....ideona! Doppia penetrazione!
Tanto i nostri lettori prima si abituano e meglio è!" Carmelo S.

"PD penetrazione doppia" Giorgio G.

"Ripigliarsi dalla seratona prima di rimettersi a scrivere?" Sara P.

"Ma dopo le 22 è l'aiutante della guardia giurata che prende in mano i post da pubblicare ?" Edo P.



P.S.
Il post originalehttps://goo.gl/Xx7eJo

mercoledì 20 dicembre 2017

Bill deve fare un regalo

Bill non trova il prodotto nei negozi.
Allora Bill apre il computer e fa un ordine online.
Bill paga.

"L'ordine è stato spedito e arriverà giorno 20 Dicembre."

Bill è felice.

Bill attende.
Bill attende.
Bill attende.
Bill attende.
Bill attende.

Bill ha fame, è ora di cena.
Bill non ha ricevuto la merce.

Bill piange e va a dormire.

Bill si sente fregato.
Bill rinuncia ai regali di Natale.
Bill rinuncia al Natale.
Bill è intelligente.

Sii come Bill.


ahahahhahahahahahahahhh !!



Ordinare online significa fare un contratto e un contratto presuppone una negoziazione, ovvero un accordo sulle merci scambiate con conseguente soddisfazione di entrambe le parti.

Io do te moneta, tu dai me merce.

Ma siamo in pieno capitalismo e dunque se io do te più moneta, allora tu dai me più merce. O come in questo caso, servizi.

Bene!
Ma non benissimo.

Questo surplus capitalista è rappresentato dalla relativa celerità della consegna ovvero, dal più imminente quanto concorrenziale lasso di tempo nel quale attendere la merce. Ma se questo surplus è disatteso da una delle due parti, allora bisogna rinegoziare la transazione e rimborsare del disagio pervenuto.

E' quello che succede per le multe o per la mancata capitalizzazione
Paghi in ritardo?
Multa.
Non mi dai i soldi che mi devi?
Interessi di mora.



Ora, stendiamo un velo pietoso sulle condizioni meteo che lo sanno tutti che a Roma nevica una volta ogni 30 anni. Peraltro non piove da giorni e non tira una bava di vento.


Insomma la stasi meteorologica.

Certo, siamo sotto il periodo natalizio.
E allora? Non per questo devi rifilare una balla al povero Bill
Dì piuttosto, ci siamo sbagliati passiamo domani oppure il corriere è fuggito con la merce di tutto il quartiere dicendo di essere il vero Babbo Natale, ma il meteo proprio no!

Tra l'altro il pacco è a Roma da stamattina, a soli 2 km da casa di Bill e Bill non può averlo.
Se non è kafkiano questo...

LESSON LEARNT
Così come la globalizzazione avvicina, la globalizzazione allontana



venerdì 1 dicembre 2017

Fiato alle Trump(et)

Caro Trump(et), siamo stati abbondantemente vaccinati col Bush(copan) per soffrire ancora del mal di pancia che vorresti farci tornare. Da quando sei stato eletto hai seminato dissensi in ogni luogo e rischiato più impeachement tu di Nixon e Clinton messi insieme, ma l'unico a non accorgersene sembra soltanto il tuo ego. Ed è proprio questo il problema. Perché un Presidente degno di questo nome, se solo si accorgesse di errare dal primo giorno del suo mandato, si sarebbe dimesso già da un pezzo e invece tu, che credi fermamente in quello che dici, perché quello che pensi si è smaterializzato sul nascere, continui imperterrito a distruggere chi non la pensa come te. E lo fai nel nome di una bandiera e di chi, pur pensandola diversamente, si sarebbe battuto fino alla morte per permetterti di parlare.

Solo che poi avrebbe dovuto pure ascoltarti.


by Paul Noth on New Yorker

venerdì 14 aprile 2017

Bimbo morso dal topo, la mia lettera al sindaco di Roma

Gentile Direttore, che sono io,
ringrazio lei in primis, poi il Ministro Lorenzin nonché il sindaco Raggi per questo spazio che mi è stato gentilmente concesso sul mio stesso blog, col solo fine di riflettere sul penoso stato in cui versa la città di Roma.





Ospedale San Camillo - reparto ostetricia



La Raggi ci ricorda che il morso di un topo in un parco pubblico è un evento eccezionale, ma oggi di eccezionale ci vedo solo che quel bambino fosse vaccinato con l'esavalente. E' chiaro che per governare e manutenere una città, oltre a necessitare di una buona organizzazione, si richiede anche del vile denaro. Denaro che non fatichiamo a credere possa mancare nelle casse della Capitale, ma che fatichiamo invece a credere che un sindaco non sia in grado di trovare. Chiedere dei soldi al Governo è un conto, elemosinarli è un'altra cosa e non è una tattica vincente, soprattutto se il partito del sindaco non è lo stesso di Palazzo Chigi. Lo abbiamo imparato col buon Marino dove il partito era persino lo stesso, non intendiamo scoprirlo ancora con lei. Pertanto la invitiamo, oltre che ad agevolare una vera rinascita della macchina comunale con idee nuove, partecipazione, trasparenza e velocità, a farsi carico anche lei di invitare, mostrare e invogliare lungimiranti finanziatori italiani e stranieri che capiscano quanto investire nel patrimonio pubblico e sociale di questa città possa essere davvero remunerativo. E non mi riferisco certo al crimine cui siamo tristemente abituati, anche perché lo sanno tutti che il crimine non paga.

Da cittadino di Roma, sentir parlare sempre di fondi speciali per questa città, suffragandolo per giunta dal fatto che così avverrebbe in tutte le Capitali d'Europa, mi fa sentire sia in difetto che sconfitto. In difetto perché qualcosa ha fallito a monte, sconfitto perché qualcosa continua a fallire a valle. Ma la condizione fallimentare in cui versa la città non può essere sempre imputabile all'economia né deve essere per lei sindaco, una scusa per demandare altrove le proprie responsabilità. La verità è che qui si è alla deriva per colpa di un senso civico che non esiste più. E non ci si aspetta certo che questo possa nascere spontaneo dalle persone, nemmeno fosse un fior di loto cresciuto in mezzo al fango. Questa città necessita di dosi massicce di quell'unico vaccino che la rimetterebbe in piedi, la civiltà. Termine che già comprende quello tanto blasonato del suo partito. Pertanto, dice bene il ministro Lorenzin, che non ci si aspetta certo che in un anno siano risolti problemi cronici come traffico o bilancio, ma che siano almeno sanate le condizioni base per ricominciare di nuovo a parlare della 'cosa pubblica'. Quando le regole ci sono ma non vengono rispettate, è come se non ci fossero, a maggior ragione se non vengono applicate le sanzioni da parte del Comune. E quando le regole non ci sono, regna il più forte, poi il più furbo e per finire il caos. Allora è lecito uscire di casa e trovare materassi, oli combusti, sedie, frigoriferi e mobilia d'ogni genere, è lecito camminare per le strade del centro e vedere questo scempio

                 

E' lecito pensare che il nostro prossimo ci fregherà, o non ci chiederà scusa, non ci dirà buongiorno o buonasera o che la maestra dei nostri figli tema di fare il suo lavoro per non rischiare di prenderle da un genitore fuori di testa. E' lecito tutto, dalla sessantenne che lascia il SUV in curva e contromano al vituperato scontrino, che quando lo chiedi ti sembra di fare una rapina a mano armata. Stessa cosa per un servizio comunale che ricevi poco e male per motivi che meriterebbero un trattato di sociologia.

Lei sindaco, chiede al Ministro della Salute di fare una battaglia per Roma all'interno del Consiglio dei Ministri, ma oltre ad essere una richiesta ingenua, tendo a credere sia anche un tantino pretestuosa, sia per Luca, 6:41 che per quella storia delle responsabilità. Smettiamo allora di scaricare il nostro dovere altrove, perché nessuno la giudicherà per le parole della Lorenzin, ma per i fatti che la sua amministrazione compierà, questo sì. E allora, se la città che ha portato la cultura nel mondo non è capace di portarla ai suoi stessi cittadini, i topi che mordono un bambino mi sembra la caricatura perfetta che questi tempi nefasti dipingono per delineare la sagoma del cittadino di Roma, costretto ormai a mordere per sopravvivere.

E lei è il primo cittadino.


Mother Of All Bufale



Secondo me la minaccia nordcoreana sarà un epic fail che passerà alla storia, Kim chiederà mestamente asilo agli americani con detenzione di lusso a Santa Barbara e carnet di biglietti per Disney World, l'indice di gradimento di Trump schizzerà oltre l'80% Putin se la legherà al dito e la Cina farà pippa con un miniembargo boomerang che toglierà dopo qualche settimana.

Adesso è il momento giusto per comprare titoli americani, ma sentiamo prima il discorso che Trump terrà il mese prossimo: "Il popolo americano mi ha eletto con un solo desiderio, far tornare grande l'America. E abbiamo dato seguito alle sue richieste facendo in sei mesi quello che non è stato fatto in sei mandati! Gli amici nordcoreani adesso sono liberi di eleggere il loro Presidente. 

God bless America!"


giovedì 6 aprile 2017

Nel profondo del Paese



Un pò come quando fai il trolley dopo alcune settimane di quella politica che non ti tocca, vuoi perché politica degli snob, vuoi perché sprezzante di quel popolo che a conti fatti è il solo a poterti eleggere. E allora cosa fai? Lasci gli snob e raggiungi il popolo girando l'Italia, quasi fosse paragonabile al mestiere di operaio o di cassaintegrato. Ma non la giri come farebbe un normale italiano, la giri come farebbe un normale politico a caccia di voti, trolley alla mano, magari non di marca, da solo e cominciando dai luoghi più profondi, 'nel profondo del Paese'. 

Certo se sono profondi, magari ispirano anche pensieri profondi. Poi se c'è un Padre di mezzo meglio ancora. Il profondo degrado da cui risorgere e insieme andare votare.

Trolley alla mano.



martedì 4 aprile 2017

Come fare utile dai biglietti del treno non rimborsabili

Uno dei problemi per chi compra biglietti ferroviari non rimborsabili è la loro rivendibilità. Se per qualche motivo infatti non si riuscisse a fare il viaggio e si vorrebbe rientrare di almeno una parte della spesa, questo non è possibile. La rivendibilità è chiaramente problematica vista la natura del biglietto, scontato, non cedibile e non rivendibile. E allora il rischio è quello di andare incontro a sanzioni, o di incorrere in truffe, soprattutto con i biglietti digitali.

Secondo i dati ISTAT del 2015 il numero di passeggeri trasportati sulla rete ferroviaria italiana ammonta a circa 826.5 mln se consideriamo solamente il trasporto nazionale e a circa 829 mln se aggiungiamo anche le tratte internazionali.

Ora, pensiamo a una diversa politica di gestione di questi biglietti non rimborsabili: ipotizziamo ad esempio che i biglietti che danno diritto a un posto a sedere siano circa la metà e che il costo medio di uno di questi biglietti low cost sia di circa 25€ (variabile A). Ipotizziamo inoltre che il sito stesso di Trenitalia (o NTV) rimettesse in vendita sul proprio sito i biglietti non rimborsabili dietro richiesta del primo acquirente e che solo qualora si trovasse un secondo acquirente per questo biglietto, rimborsasse a sua volta una percentuale B del valore di A il primo acquirente. Infine aggiungiamo come percentuale di passeggeri che non possono più effettuare un viaggio con biglietto rimborsabile e un costo C necessario a modificare i sistemi software per adattarsi a questo nuovo processo informativo.

Questi sono i risultati:


Parliamo dunque di circa 100 milioni di euro in più all'anno per Trenitalia e 30 milioni di euro per NTV nel caso medio. Sono cifre piuttosto interessanti considerando che il numero di passeggeri dal 2004 al 2015 è quasi raddoppiato. Con una domanda come quella di oggi non dovrebbe essere dunque difficile "ripiazzare" il biglietto (ho considerato infatti una rivendibilità del 100%). Tuttavia con una rivendibilità dell'80% il risultato si attesta attorno ai 97 milioni di euro per Trenitalia e 27 milioni di euro per NTV






Insomma, l'opzione di rivendere un biglietto "non rimborsabile" (anche se a questo punto dovremmo chiamarlo low cost e basta) alla stessa cifra e da parte dello stesso operatore, rimborsando la metà del prezzo al primo acquirente, sembra un affare interessante sia per il cliente che per la società. Soprattutto se andiamo a considerare uno scenario simile:


domenica 2 aprile 2017

L'agenda perfetta, le 22 qualità nascoste che ogni agenda dovrebbe avere

Nell'era del digitale, del coprifuoco analogico e del bando alla carta stampata, sto valutando l'acquisto di un'agenda giornaliera. Sì, di quelle che si sfogliano. Per coerenza la mia ricerca di mercato è partita dal web. Ho provato alcune agende digitali, ma il profumo dello schermo del telefonino non mi ha soddisfatto, così ho dato il via a uno studio di fattibilità in prospettiva del valore aggiunto cercato. Ho contatto alcuni fornitori e ho scoperto che di questi tempi lo sconto sulle agende può arrivare anche al 50% . Ho chiesto garanzie in diverse cartolerie di Roma, ho letto riviste specializzate e mi sono visto un documentario su come viene fatta la carta di queste agendine.

Poi è venuto il grande giorno; me ne hanno data una in prova.
"Sappia che nel caso ci scriva sopra anche solo una lettera le costerà 4.50 € per il resto può usarla quanto vuole. Dentro al negozio."


E dopo averla usata dentro e fuori al negozio, posso finalmente elencare le qualità dell'agenda giornaliera perfetta:
  1. ogni giorno deve corrispondere a una pagina intera, cos'è questa storia che il sabato e la domenica sono raggruppati in un'unica pagina? Mica sto cercando un'agenda per il lavoro anzi, il sabato e la domenica è proprio quando facciamo qualcosa di interessante. Non voglio mica scrivere "Sole al mattino. Pioggia al Pomeriggio. Nonna caduta ore 18. Visto film <manca spazio>"
  2. le pagine devono essere bianche o al limite giallo chiaro, nessun colore pimpante o ghirighori fosforescente è ben accetto, vi stancherà gli occhi e prima di Febbraio non la userete più
  3. devono esserci le righe, niente quadrucci che distolgono l'attenzione e niente fogli bianchi, siete agendisti mica pittori
  4. la carta dev'essere come la vostra cultura, di un certo spessore
  5. devono esserci i santi, che agendina sarebbe senza santi? Facebook è nato con lo scopo di ricordarci i compleanni, le agendine sono nate per ricordarci gli onomastici. Ad ognuno il proprio mestiere
  6. ogni pagina, ovvero ogni giorno, deve riportare la sua cardinalità. Non esiste che non sappiamo quanti giorni sono passati dall'inizio dell'anno e non fatevi infinocchiare con le agendine da quattro soldi: tutte le pagine devono avere anche il numero di giorni mancanti fino alla fine dell'anno!!
  7. festività nel mondo, non vorrete mica andare in vacanza in Svezia quando è vacanza in Svezia vero?
  8. fattori di conversione
  9. la mitica tabella delle distanze tra città
  10. le date da ricordare
  11. prefissi internazionali
  12. numeri telefonici per emergenze
  13. targhe auto e relativo CAP
  14. il colore, in base a una delibera della Comunità Europea questo può essere grigio, blu, viola, bianco, marrone scuro e marrone chiaro, tutti gli altri sono fuorilegge
  15. il peso deve oscillare tra 150/250 grammi
  16. l'agenda deve avere l'elastico
  17. un segnalibro in cotone
  18. una pagina dei dati personali
  19. ogni giorno deve avere le condizioni meteo da poter barrare
  20. nonché fasi lunari, alba e tramonto
  21. segno zodiacale
  22. time zone mondiale
Le dimensioni ideali dell'agendina dovrebbero andare dai 9/10 cm per la larghezza ai 14/15 cm per la lunghezza. L'altezza invece deve attestarsi attorno ai 2 cm. La copertina dev'essere rigida, ma senza spigoli.

Quando troverete un'agendina così, fatemi un fischio, io intanto ho ordinato la mia seconda agendina (il problema del sabato e della domenica mi ha fatto venire dei leggeri attacchi di panico).

Agenda Moleskine


domenica 26 marzo 2017

Matteo Renzi risponde


Non seguo molto la Formula 1, anzi direi che non la seguo proprio. C'ho provato, ma il sonno ha sempre avuto la meglio, più o meno dal secondo giro in poi. Quando penso alle gare di Formula 1 mi viene in mente il sapore delle paste domenicali, e della ricotta di quel cannolo coi canditi a cui voglio imputare la maggior parte della mia sonnolenza. Ma feci un esperimento una volta; scelsi una Domenica senza Formula 1 e mangiai in egual misura. Conclusi il pasto col mio solito cannolino siciliano e annotai su un taccuino la reazione. Rimasi sveglio abbastanza a lungo da mangiare altre paste e tornare a studiare. Cosa ho imparato da questo esperimento? Che il nostro pasticcere di fiducia metteva pesanti dosi di sedativo soltanto nelle domeniche in cui c'era la Formula 1. Mio padre controllò i dati, lesse la storia del nostro pasticcere e disse che avevo ragione. E per festeggiare andammo a comprare delle paste.

Oggi leggo l'intervento pubblico di Renzi sulla sua pagina Facebook: si è alzato alle 5, che sarebbero le 4 vista l'ora legale, e ha gioito della vittoria di Vettel. Me lo immagino alzarsi di scatto in piedi, in pantofole tricolore e vestaglia garibaldina mentre sente l'inno di Mameli a basso volume per non svegliare Agnese. E' lì in salone, mentre sorseggia del buon caffé e con una mano si regge il cuore. Insomma, io a quell'ora credo d'aver spento da poco la luce del mio comodino ed essere piombato nel sonno più totale, ma lui no. Italiano fino al midollo. Lui lo ha fatto e ce lo vuole far sapere.

Ma è a questo punto che un accanito (un)supporter gli alza la palla per la schiacciata finale. E così, il buon Giovanni spara un luogo comune preso a caso dalla cesta dei luoghi comuni e attende che il social, Renzi compreso, lo trituri a dovere. E' solo questione di minuti.




venerdì 24 marzo 2017

La Storia delle Cose

Chi di noi non ha desiderato almeno una volta nella vita di conoscere la storia delle cose?

Beh c'è un'università in Italia, che nel corso di Ingegneria prende in prestito questa materia dalla facoltà di Architettura e la sviscera per bene. Pare che il corso voglia fornire "le nozioni relative al rapporto uomo/donna-oggetto" (e sì, la scelta dell'ordine delle parole poteva essere pensata meglio).

Ma veniamo ai dettagli del corso. Per prima cosa (!!) si studia... la cosa (sì, la cosa) e le cose (!!) nelle varie lingue e culture. C'è per esempio the thing che è molto differente da la cosa nostrana, per non parlare poi di the things. Dopo quesa prima disamina atta a specificare geograficamente l'utilizzo e la forma di una cosa piuttosto che di un'altra si passa alle cose nei miti e nelle forme narrative.

"Oh tu cosa che langui nell'ombra! Esci e chetati innanzi a codesto coso!"

Tratto dal coso là come si chiama... Poi si passa alla simbologia delle cose e hai voglia ad elencare cose e cosi che cosano. Per proseguire poi con la funzionalità delle cose in tutte le loro cose. E si studiano anche gli usi delle cose senza lasciare nulla al coso ehm, al caso.


Ma le cose lasciano anche metafore, ed è per questo che una sezione del corso è interamente dedicata a quest'ultime. Pensiamo ad esempio a Gesù quando disse:

"Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento? E allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano vesti sontuose e vivono nella lussuria stanno nei palazzi dei re. Allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, e più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto:

Ecco io mando davanti a te il mio messaggero,
egli preparerà la via."

Con la storia delle cose riusciamo a valutare ed estrinsecare meglio la metafora che si nasconde dietro le sue parole:

"Che COSA siete andati a vedere nel deserto? Una COSA agitata dal vento? E allora, che COSA siete andati a vedere? Un COSO avvolto in morbide vesti? Coloro che portano COSE sontuose e vivono nella COSA stanno nei COSI dei re. Allora, che COSA siete andati a vedere? Un COSO? Sì, vi dico, e più che un COSO. Egli è colui del quale sta scritto:

Ecco io mando davanti a te il mio COSO,
egli preparerà la COSA."

Alché capite bene che il senso della metafora si fa meno recondito, pur rimanendo velato; stiamo certamente parlando del COSO e Gesù non lo nasconde. Non dobbiamo più cercare il senso occulto di via, profeta o messaggero. Sappiamo benissimo che qui si sta parlando del COSO che prepara la COSA! Magia delle cose nascoste..

E per terminare il corso sulle cose: la parte finale è dedicata alle utopie delle cose.
Quante volte abbiamo desiderato una cosa e non abbiamo potuta averla, molte altre volevamo più cose e ci siamo dovuti accontentare di una cosa sola.

"Se potessi avere 1000 cose al meseee.."

Strano che non abbiano messo una sezione sulla musica delle cose.

Chiudo questa cosa (...) con il remark finale: "Il focus del corso è incentrato sui colori delle cose." E immaginiamo tutti la complessità dell'argomento.




La Cosa - dal film I Fantastici 4

venerdì 17 febbraio 2017

Sempre più in alto

Il livello di sudorazione delle mie mani nel guardare questo video è pari solo alle abluzioni del Nazareno nelle acque di Betania durante il battesimo ...non so se provare stima o pena per tutti questi ragazzi che arrivano a fare tanto (ormai ce ne sono a centinaia che si arrampicano ovunque per la gloria di un selfie), spero solo che le loro imprese siano sempre dettate dal raggiungimento di qualcosa di personale piuttosto che dal numero di follower su Instagram

Lei è la modella russa Victoria Odintsova


domenica 12 febbraio 2017

Grillo vs Grillo



Ho appena finito di vedere su Netflix il nuovo spettacolo teatrale di Grillo, uno spettacolo per certi versi sottotono vuoi per la stanchezza degli anni, vuoi per il momento particolare che sta vivendo il Movimento. Tuttavia uno spettacolo che si lascia guardare proprio per la sua malinconia.

Sia chiaro, non mancano le risate anzi, ma in sottofondo si avvertono sia il passare degli anni sia la velata mancanza di Roberto Casaleggio.

Il momento politico che sta vivendo il Movimento, soprattutto nella città di Roma, è un'ottima scusa per raccontare chi sia Grillo e come sia nato il comico. E ne esce una sorta di risposta ai tanti perché e percome che la gente non appartenente al Movimento si chiede e gli chiede come leader del partito.

E chi meglio di Beppe poteva raccontarlo? Allora scopriamo il rapporto difficile col padre, la prima sconfitta a scuola, e poi sul lavoro come rappresentante commerciale e poi ancora sul palco di Fantastico 7 come comico. Le sconfitte sono preziose dice, i successi sono preceduti da tanti fallimenti e la storia ce lo insegna.

"Una persona che non è più curiosa è una persona morta."

Curiose come lo sono (state) le persone di cui parla durante lo spettacolo e a cui certamente s'ispira; Edison, Jobs o Elon Musk (fondatore di Paypal Tesla Motors).

La politica insomma, è stata fino ad oggi quella serie di fallimenti che presto o tardi si tramuterà in successo. E sappiamo tutti quale partito rappresenta meglio per Grillo questa inversione di tendenza.

venerdì 20 novembre 2015

Il ritorno di Steven Seagal

Sicuramente il pericolo c'è, ma se ne aggiunge un altro che m'incute altrettanto timore; la reazione della gente....
In questi giorni a Roma sembra di stare ormai sul set di un film. In questa conversazione pare quasi di sentire Steven Seagal che parla sotto copertura nelle vesti di mamma segreta:

"Ascolta amore, prendi tutta la merenda, il diario, il miominipony e portatelo sotto al letto, e non uscire da lì per nessun motivo... a quello della caldaia ci penso io, papà sta facendo parlare l'idraulico."
"Ma mammaaaa!!" (pianto isterico finto che se la ride dietro la cornetta con le amiche)
"No amore. Non è il momento di frignare, sei tu la donna di casa adesso. Io devo capire dove sono. Perché sono lì, da qualche parte. lo so."


sabato 7 novembre 2015

James Bond - Spectre

Se il penultimo Bond (Skyfall) è stato un successo, anche musicale, questo 007 in versione La Piovra stenta a decollare. Parte sicuramente in quarta con un lungo piano sequenza a Città del Messico. Ottime musiche, ottime scene. Ma già dall'inizio vediamo un Daniel Craig piuttosto svogliato, come ne avesse un pò troppo di recitare la parte dell'agente segreto più famoso di sempre. E infatti dalle sue ultime dichiarazioni capiamo di non essere troppo lontani dalla verità.

Dopo Città del Messico passiamo a Roma con la famosa corsa sul Tevere...



...tuttavia qui ci aspettavamo qualcosa di meglio di una macchina da 3 milioni di dollari buttata nel fiume. Carino l'atterraggio di Bond nei pressi di Piazza Trilussa.

Ma è impossibile lasciare Roma senza menzionare il primo vero strafalcione del film: la sceneggiatura insensata di Lucia Sciarra, alias Monica Bellucci, nonché il suo ormai tristemente famoso doppiaggio. Per chi ne avesse avuto un assaggio in Matrix 3 beh....non è cambiato nulla.
Un flirt con la diva nostrana che non convince, qualche ruga di troppo e soprattutto una capacità recitativa che non giustifica la fama della Bellucci:

"Non sembri addolorata della morte di tuo marito...." Fa Bond e a ben guardare, non è certo per la sceneggiatura gli suggeriamo noi.

Si cambia set, ci troviamo in Austria. Se il cattivo della saga una volta aveva la dentiera di ferro adesso sono le sue unghie ad essere di ferro. Bond continua ad essere depresso, gli amori molto freddi e sinceramente non capiamo il confine tra la routine del lavoro da agente segreto e quella dell'interpretare sempre lo stesso ruolo. Ed è Léa Seydoux sul treno di Tangeri a farcelo capire:

"Cosa succederebbe se smettessi di fare questo lavoro?"

Il riferimento al ruolo di Bond è per Daniel fin troppo scontato.

"Mi fermerei." Risponde 007.
"No, c'è sempre un'altra possibilità."

Speriamo sia profetico per la sua carriera.


E ci spostiamo a Londra, poi nel deserto, poi di nuovo a Londra. Questo film ricorda molto Goldfinger, ma a parte la "novità" della scena iniziale dell'elicottero e del lungo piano sequenza, ci sono troppi elementi che non faranno assurgere a titolo di memorabile quest'ennesima pellicola di Bond.

In fondo crediamo sia giunto il momento anche per 007 di rinnovarsi e questo film è stata l'ennesima occasione persa per farlo.

sabato 31 ottobre 2015

Margin Call - Una cagata pazzesca

Margin Call, 2011 - photo via Imdb.com


Se volete farvi un regalo optate per la corazzata Potëmkin e la serata vi andrà meglio. Altrimenti dovrete confrontarvi con la più banale opera cinematografica che Manhatthan abbia mai conosciuto.
Dalle commedie, ai legal drama, agli action movies. Nessuno è mai riuscito in questa missione. Questo è un film che dovrebbero farlo vedere prima de La Storia Infinita perché qui ci troviamo veramente di fronte al NULLA di Michael Ende.

E per mettere insieme una storia così banale hanno chiamato niente meno che Jeremy Irons, Demi Moore e Kevin Spacey dicendogli qualcosa del tipo: "Ok, sapete recitare. Ma sapete farlo senza sceneggiatura?" Sarà stato un esperimento didattico, chi può dirlo. Ma la risposta è tutta in questo film. Difficilmente si sarebbe potuto fare di peggio, perché difficilmente quello che vediamo all'inizio è la stessa cosa che il regista ripropone per tutto il film. Eppure qui succede, col risultato che diventa peggio di un film senza senso. Sceneggiature lasciate a metà (tra cui ovviamente anche la fine) e trama che quando potrebbe cominciare a svilupparsi viene invece inspiegabilmente interrotta. Vogliamo credere che il leit motif sia sempre quello; "dall'inizio alla fine la stessa solfa". Personaggi il cui carattere non viene gestito, le cui battute sembrano scritte ma non dette, un Kevin Spacey che fa di tutto per non pensare "oddio, ma questi mi pagano pure?" e una Demi Moore che sembra chiedergli "ma veramente devo dire soltanto questo?"


LA TRAMA
La storia parla di una società di trading in cui improvvisamente uno dei broker scopre una falla nell'algoritmo; vale a dire l'impossibilità di vendere a un valore superiore quanto acquistato in precedenza dalla sua stessa società (e chiaramente anche da lui). Insomma il mestiere del trader con un "problemuccio" da risolvere. 

Purtroppo per voi però, è finita qua.

Per tutto il film non si assisterà ad altro che al cazziatone di Jeremy Irons, il boss dei boss e alla svendita delle azioni/mutui incriminati:

"Spiegamelo come se lo dovessi spiegare a un golden retriever" Praticamente si è dato del cane da solo e continua nella sua esaltazione di homo sapiens: 

"Se sono qua (n.d.r. se sono il capo dei capi dei capi) non è grazie al mio cervello." ...e così via


Perciò, dopo la riunione di emergenza fatta a seguito di questa scoperta, tutto verrà liquidato il più in fretta possibile. E fine della storia. Nessun inghippo, nessun doppio gioco, nessun omicidio, suicidio, tentativo di furto, nessuna azione legale, nessuna scalata, nessun colpo di scena. Si obietterà, ma è così che è andata nel 2008! 

No, credere che sia andata così è un insulto all'intelligenza.

E non posso concludere senza menzionare l'unico barlume di regia degno di nota (forse qualcuno ha approfittato dell'assenza del regista) quale il dolore di Kevin Spacey di fronte alla morte del suo cane piuttosto che di fronte all'immenso crack finanziario che il film ha la pretesa di raccontarci. 



martedì 27 ottobre 2015

WALKING DEAD in 45 minuti

ATTENZIONE, SPOILER 
non leggere senza aver visto le prime tre puntate della sesta stagione


Cominciamo col dire che la sesta stagione ha un plot davvero ben fatto. Come nel resto della serie, le puntate non lasciano a bocca asciutta, ma la vera differenza è che tutto è in ballo da tre puntate e certamente lo sarà anche per la quarta.

Il crescendo ha inizio col dettaglio culinario di Carol, un timer settato sui 45 minuti. Ed è quello più o meno il tempo durante il quale vivremo il clou di quest'inizio di stagione. I veri walkers non sono i morti che tornano, ma i vivi che rimangono e la serie non si stancherà mai di farlo presente anzi, è il vero filone narrativo. Le scene degli zombie sono ormai diventate inutili, un corollario, non fanno paura nemmeno se ci credessimo. Un walker che uccide un vivente o una mandria di walkers che avanza verso i nostri, è ormai più che una routine, è la lenta agonia che dobbiamo sorbirci pur di seguire la sceneggiatura (la sopravvivenza dell'uomo in uno scenario post apocalittico), dove ci rendiamo finalmente conto delle basi della nostra stessa società, sopite in noi perché mai veramente conosciute.

A questo proposito è lampante il dialogo tra Rick e Deanna su come si risolvono i problemi. Da una parte la scelta apparentemente drastica di lui e da un lato la scelta apparentemente civile di lei. Lui è mosso da una conoscenza 'superiore', ha vissuto fuori in mezzo ai walkers e Michonne lo ricorda ad Heath durante la terza puntata

"Hai mai ucciso delle persone perché avevano già ucciso i tuoi amici?"
"Hai mai fatto delle cose che poi ti hanno fatto avere paura di te stesso?"
"Sei mai stato coperto da così tanto sangue che non sapevi se fosse tuo, dei walkers o dei tuoi amici?"

ma soprattutto

"Rick ha detto quello che ha detto perché a volte non si ha una scelta"

ed è di scelte che per molto tempo ci ha parlato Walking Dead, ricordiamo soltanto la principale: "aiutare e perder tempo o fuggire e risparmiare tempo?" basti pensare a quanti personaggi nell'arco delle prime cinque stagioni si sono trovati ad optare per la seconda e hanno dovuto fare poi i conti la stessa. Allora, che cosa scegliere? Certamente chi sceglie di sopravvivere per puro egoismo soccomberà, soprattutto se lo fa mettendo di proposito o gratuitamente i propri amici in difficoltà.



Dal canto suo Deanna invece gioca ancora a fare il politico in un teatro (la cittadina di Alexandria) che non li proteggerà a lungo. La civiltà sulla quale poggiano le sue scelte non può prescindere da una realtà che adesso non esiste più. E questo non riuscirà a capirlo fino a quando non le morirà il marito.

Ma torniamo al dolcetto che Carol ha messo in forno, sarà pronto quando tutto sarà finito e questo è un dettaglio cinematografico degno del grande schermo. Walking Dead parla di zombie e questi abbiamo capito non essere più i morti viventi quanto piuttosto gli uomini, capaci di uccidersi l'un l'altro pur di sopravvivere, capaci di impazzire e di uccidere gratuitamente, senza alcun motivo. Siamo in un aftermath epidemico, le regole della società civile sono tornate quelle dei primi uomini e le circostanze non permettono più di trastullarsi con le soporifere amenità che la civilizzazione ci ha dato. Lo vediamo infatti con Rick, che dopo aver fatto a pugni con Pete, rimane per l'ennesima volta attonito di fronte alle "serene" attività dei cittadini di Alexandria, come se non fosse mai successo niente. La tanto decantata Sostenibilità di questa cittadina, sponsorizzata dai cartelloni pubblicitari lungo la strada, diventa ormai "insostenibile" per Rick. Pete è infatti il violento che la nostra società può permettersi di avere e che anche Alexandria è disposta a tenersi. Ma non c'è più spazio per la Sostenibilità, non c'è più spazio per gente come Pete, ci sono cose che hanno la precedenza e Rick lo ha sempre saputo, Carol lo ha sempre saputo, così come pure Michonne e Daryl.

D'accordo ci hanno provato, hanno ripreso fiato. Ma Carol con le pistole è ormai più svelta di Clint Eastwood (non dimentichiamoci il suo poncho a Terminus) ed è più spietata di Rambo, tuttavia adesso fa biscotti per il vicinato. Rick si è persino rimesso la giacca da sceriffo con tanto di cravatta ben allacciata. Se questo non vuol dire crederci.

Ma è la coscienza a guidare il gruppo e tutti loro lo sanno.
Persino Carl lo dice al padre come in un dialogo con sé stesso: "loro sono deboli"

Tant'è che Deanna è brava a fare il leader con i problemi della vecchia società. Quando però spuntano i problemi di quelli nuova, ormai primordiale, la realtà dei fatti (la brutale e improvvisa uccisione del marito) minerà la sua leadership e la ridurrà a un breve passaggio di consegne per Rick...

"fallo" (vendica mio marito, ora, con tanti saluti alla civiltà)

e questo decreta il vero 'confine' della cittadina, il definitivo punto di rottura di Alexandria; non c'è spazio per l'indulgenza quando già il mondo (apocalittico) non ti darà una seconda possibilità.

Da lì a poco, durante il tempo di un dolcetto, l'assalto (in)umano ad Alexandria è il più vero degli attacchi dei 'walkers', walkers che sono tutto fuorché zombie. La comunità viene abbattuta come un essere vivente inerme, ingenuo e solo temporaneamente fortunato.

Fortuna che non accompagnerà nemmeno Glenn che ci lascia durante la terza puntata, ma sia la sua morte sia l'intera puntata sono già tornati ad un livello più standard per i ritmi della prima e seconda puntata.

E infatti si parla di zombie, quelli morti.