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sabato 16 luglio 2016

Il doppione

Cerco un libro su Amazon su suggerimento di uno strano personaggio sedutosi al mio stesso tavolino la scorsa settimana mentre facevo colazione, ma non è in stampa, troppo tempo per poterlo riordinare, così cerco la versione Kindle, ma non esiste, lo cerco su IBS sia cartaceo che elettronico, niente da fare, stessa storia, ripiego sull'usato e lo trovo in una libreria al centro, libreria nella quale giungo tutto sudato a 10 minuti della chiusura lasciando la macchina in un parcheggio a pagamento, soddisfatto pago e col libro sotto l'ascella me ne torno a casa, ne leggo subito un paio di capitoli e forte del suo contenuto lo ripongo nel marasma della mia libreria proprio sott....ma un momento, questo libro ha lo stesso tit......merda.
5€ di parcheggio + 10€ di libro usato per avere una copia dello stesso libro che anzitempo comprai probabilmente nella stessa libreria lasciando la macchina nello stesso parcheggio.
Stamane si presenta nuovamente il tale sedendosi al tavolino accanto al mio. Sorride di gusto e manda giù il suo caffé. "Ha trovato poi il libro che le ho suggerito?"
"Sì l'ho trovato, ma l'avevo già comprato a suo tempo e riposto con cura nella mia libreria."
"Bene."
"Bene?"
"Certo. E' un'ottima lezione questa che ha ricevuto e dovrebbe farne tesoro." Il tipo manda giù l'ultimo sorso di caffé poi si pulisce il palmo e il dorso della mano sulla sua giacchetta nera."
Lo fisso, alquanto basito. "Ho come l'impressione che lei..."
"Che sapessi della copia che ha comprato il 12 Giugno 2013? Oh ma certo, altrimenti non le avrei fatto perdere tempo con tutta questa faccenda."
"Posso sapere chi è lei?"
"Voi vi preoccupate sempre di sapere chi siano gli altri, ma ignorate volutamente di conoscere chi siate voi stessi." Il tizio si alza mettendosi tra me e il sole, lascia 20€ (VENTI) per il suo caffé e sorride guardando lontano. "C'è una pagina nel libro che parla di questo nostro incontro, quando la riconoscerà avrà il suo insegnamento." E indicando i soldi sul tavolino aggiunge. "Prenda pure i soldi che ha speso, ma lasci la mancia al cameriere!"


martedì 5 luglio 2016

Trieste Trasporti

foto by triesteprima.it


Ore 21.00 collega dimentica zaino con computer e hard disk portatile sul bus in centro.
Ore 21.30 ceniamo vicino la stazione contattando la ditta dei trasporti pubblici.
Ore 22.25 un'impiegata slovena della Trieste Trasporti riporta lo zaino al collega a 200 mt dal ristorante.
Festeggiamo con un gelato da Grom.

Ho immaginato la stessa cosa a Roma:
Ore 21.00 collega dimentica zaino con computer e hard disk portatile sul bus in centro.
Ore 21.05 il computer viene formattato e caricato su un furgone blu.
Ore 21.30 ceniamo vicino la stazione contattando la ditta dei trasporti pubblici.
Musichina d'attesa.
Dopo 10 minuti squilla il telefono e risponde un operatore, tempo mezzo secondo e cade la linea.
Riproviamo.
Musichina d'attesa.
Dopo soli 5 minuti squilla il telefono e risponde un operatore.
Maschio.
Sovrappeso.
Ansimante.
"Pront... ATACCHE"
"Sì guardi abbiamo avuto un problema sul 46, il collega si è dimenticato lo zaino a bordo dell'autobus, come possiamo fare per recuperarlo o contattare l'autista?"
"Che collega?"
"In che senso?"
"Che collega ha perso?"
"Non ho perso il collega, ho perso lo zaino del collega!"
"Ambé e mò so cazzi, er collega tuo 'o sa che j'hai perso 'o zaino?"
"Santo cielo è il collega che ha perso lo zaino!"
"Sur busse? E quanno 'o ritrovi fraté!? 'O sai come se dice a Roma?"
"Senta io ho bisogno di capire se l'autobus sta andando in rimessa o se sia contattabile quantomeno il conducente."
"Quello-che-èpperso-èpperso."
"Grazie è stato di grande aiuto."
"Se figuri, per qualsiasi cosa non esiti a ricontattacce, bonasera."
Nel frattempo arrivano gli involtini primavera.
Il collega ha perso l'appetito, noi mangiamo cercando una soluzione.
Poi chiamo la polizia che mi switcha su un fantomatico numero d'assistenza oggetti smarriti di Roma Capitale.
Musichina d'attesa.
Dopo 10 minuti squilla il telefono e risponde un operatore.
Maschio.
Sovrappeso.
Ansimante.
"Pront... zero sei zero sei zero sei come posso aiutatte?"
"Ah ma è lei?"
"Lei chi?"
Attacco.
Squilla il telefono del collega.
"Si pronto?"
"Abbiamo il tuo hard disk. Sappiamo dove sei e cosa state mangiando. Ci vediamo a 200 mt dal ristorante. Porta con te 1000 euro e riavrai l'hard disk."

martedì 10 novembre 2015

Mondi paralleli

mi concentrai. aguzzai la vista ed entrai in un mondo parallelo. cominciai a vedere città perfettamente organizzate, vegetazione che cresceva dove nemmeno la nostra civiltà avrebbe mai osato farla crescere, esseri che si muovevano a destra e manca in spazi che a noi sembrerebbero fin troppo angusti, ma che loro sfruttavano con grande sapienza. vidi persino oggetti volanti innalzarsi sino al cielo silenti e strane luci dalle quali sgorgava acqua per tutti.

poi richiusi il Philadelphia e controllai la data di scadenza. 
23 agosto 2012.





mercoledì 14 ottobre 2015

la Torre di Babele

Mi disse che dopo la pioggia dell'altro giorno non vedeva più i suoi canali preferiti.
"La televisione ha qualche problema. Può aiutarmi giovanotto?"
"Sì, certo."
"Mi segua, allora."

La mia vicina di casa soffre di Alzheimer. Mi avrà incontrato una cinquantina di volte per le scale e ogni volta mi da del lei come se non mi conoscesse. Poi come un rituale mi chiede se abito nel palazzo o se ho animali in casa. E per finire mi racconta la storia di Babele.

Ho sempre pensato che vivesse al piano terra e invece mi sbagliavo. Il piano terra è solo una facciata. Una sorta di iceberg, un termitaio. La vita vera era sotto, sotto al giardino, sotto al palazzo.

"Oh beh, lassù non ci vado quasi mai." Mi fa indicando il suo appartamento al pian terreno. "Io vivo qua sotto, vede?" Ed entriamo in un secondo grande appartamento proprio adiacente ai box. Eravamo passati dal giardino e attraverso una scala a chiocciola eravamo finiti in un chiostrino e poi dentro casa sua.

"Questa è la cucina." Mi fa chiudendo la finestra. "Anche quella è guasta." E mi indica un mobile anni '70 con sopra una piccola televisione a tubo catodico, forse un quindici pollici. Friggeva su un canale tra il grigio e il grigio scuro. Mi guardai attorno. La cucina era sporca, maleodorante e qualsiasi alimento si fosse conservato la dentro sarebbe di certo scaduto nel giro di qualche giorno. Lei adora gli animali, e non stento a credere che in frigo non ne tenesse qualcuno imbalsamato.



L'olezzo di cibo per gatti era nauseabondo, così come quello dei gatti. Probabilmente la cucina serviva solo a loro. Lei ormai è troppo vecchia persino per provare appetito. Sui fornelli c'erano tre piccole padelle bruciate, con dentro del pane bruciato e della carne bruciata. A terra, il gatto arancione si preoccupava della mia presenza, mentre quello nero e senza la coda aveva deciso di mangiare tutto prima che lo facessi io al posto suo. Erano sporchi e rassegnati. Molto più rassegnati di quanto lo fosse Olga.

Ci spostiamo in salone. Il salone del sottoscala. L'odore è ancora forte. Ci sono tre divani e un pianoforte a coda. Tutto in penombra. Fanno luce una televisione a schermo piatto e una lampada accanto al divano. Vestiti e libri sono ovunque. Mi ricorda la clochard che stava accanto alla sinagoga, proprio dietro la camionetta dei carabinieri, probabilmente per sentirsi protetta. Viveva in cinque metri quadri di cianfrusaglie, vestiti, coperte, giornali. E lì dentro, sotto un telone trasparente leggeva il suo giornale come fosse nel salone di casa. Un giornale come quello che era poggiato sul divano, proprio accanto agli occhiali da vista di Olga.



"Quella oggi mi ha lasciato proprio una bella PATATA!"
Pensavo si riferisse alla donna delle pulizie, ma avevo capito male. "Una patata? Chi signora?"
"Come chi? La gatta! Non la vede? Ha cagato proprio qua, sul divano."

Ahhhh. Una cagata. Certo.
Mi dissi che dovevo metterci il minor tempo possibile. La puzza era vomitevole.

"E' suo quel pianoforte?"
"Eh?"
"Il pianoforte! E' suo?"
"E certo, di chi sennò? Sono insegnante di musica."

Intanto controllavo i cavi e avviavo la sintonizzazione automatica dei canali.

"Suona ancora il pianoforte?"
"No, io no. Ma Leo lo fa per me." E sorrise.
Il gatto nero mi guardava di striscio pulendosi i baffi. Camminava lento verso il pianoforte.

"E l'altro gatto come si chiama?"
"Come?"
"L'altro gatto! Come si chiama?"
"Non hanno un nome! A che servirebbe?"
"Non ha detto che quello si chiama Leo?"
"Nient'affatto! Mio marito si chiamava Leo."

Ah.
Il tanfo di cibo per gatti mi arrivò tutto insieme.
La sintonizzazione era al 40%.
Il gatto nero saltò sul pianoforte. Olga intanto si alzava e andava nella stanza accanto.
Mi guardo attorno. Vedo il gatto rossiccio che mangia in cucina. Il gatto nero si era steso sul pianoforte.

"Ecco! Questo è l'altro telecomando." E mi porge un telecomando per anziani con i tasti grandi.
"Non credo che ci serva adesso, ha le stesse funzioni dell'originale."
"Come vuole ragazzo." Poi si gira, e con gli occhi di fuori mi fa... "Si segga!"
Sapevo me lo avrebbe detto. E non era un invito, era un ordine. Guardo il gatto mangiare, l'altro poltrire, e ne entra un terzo dalla camera alle nostre spalle. Penso ai secchioni della mondezza che hanno rovistato in giornata, proprio di fronte al giardino che da sulla strada. Penso alle loro zampette sudice e chissà cos'altro. Su tutti e tre i divani c'è un lenzuolo bianco per proteggerli dalla polvere. Ma non è stato sufficiente per proteggerli dalla PATATA. E mi sembra proprio di vederla, là sul divano, di fronte a me.

Opto per il tavolino di fronte alla televisione e mi siedo.
"Ha quasi finito."
"Ma io non vedo niente!"
"Qualche minuto e si vedrà signora."
"Come dice?"
Sospiro.
Il gatto sul pianoforte comincia a fare le fusa.
Quello rossiccio finisce di leccare la sua ciotola e si accascia davanti alla porta che da sul chiostrino.


"Lei deve sapere una cosa."
"Sì..."
"Tanto tempo fa il Signore fece costruire la cosiddetta Torre di Babele." Col braccio destro gesticolava come per entrare in trance. Erano movimenti automatici che l'aiutavano a ricordare la storia. "E diede a ciascuno di noi una lingua diversa. Ma ne lasciò una comune a tutti. Lei sa qual'è? Me lo dica."
La prima volta risposi l'amore. Ogni volta rispondevo l'amore.
"No! E' la MUSICA."
"Ahhh è vero!"

....SINTONIZZAZIONE 76%

"E sa cosa fece poi il Signore?" Domandò puntando con forza il suo bastone in terra.
"Non lo so, lo ammetto."
"Fece un regalo all'uomo, il regalo più grande!"

Sapevo avrebbe detto il cane. Lo diceva tutte le volte.

"Regalò all'uomo il cane!" Il gatto nero aumentò le fusa. Poi in cucina si sentì un rumore. Cadde qualcosa dalle credenze. Il gatto rosso era lì, che dormiva per terra.

....SINTONIZZAZIONE 82%

Sarà stato il terzo gatto, pensai. Ma quando mi girai verso Olga era in braccio a lei.

"Qualcuno dice pure che regalò all'uomo il cavallo..."

L'idea del cavallo mi diede i brividi, pensai a una testa di cavallo nel frigo. Forse aveva dato quella da mangiare ai gatti. Posai il telecomando sul tavolino. Pensai che forse era così che sparivano le persone. Un'amabile vecchina, tre gatti, un cavallo.

....SINTONIZZAZIONE 91%

"Lei ha un cavallo forse?"

Sentii una nota nell'aria. Mi girai. Ne sentii un'altra. Il gatto nero era ancora sul pianoforte. Non c'era molta luce in quella direzione e qualcosa sicuramente si muoveva sopra la tastiera. Forse un quarto gatto.

....SINTONIZZAZIONE 96%

"Noi avevamo un cavallo una volta."
"Ah sì?"
"Sì. E avremmo tanto voluto un figlio."

....SINTONIZZAZIONE 98%

Non staccavo lo sguardo dal pianoforte.
Poi, le note cominciarono ad essere intonate.
Qualcuno stava suonando.

SINTONIZZAZIONE 100%


Pieter Bruegel, 1563

martedì 13 ottobre 2015

il Cliente aveva sempre ragione

Mi si rompe l'aspirapolvere e per fortuna è in garanzia, una garanzia che prevedere un rimborso parziale. Vado al negozio, mostro le carte e l'addetta ai rimborsi (con aria affranta, capirò solo dopo perché) mi fa: "Va bene, aspetta qui. Anzi per guadagnare tempo vai al reparto aspirapolveri e mostra loro che non funziona."

A parte l'abbandono immediato del 'Lei' che non mi offende, ma che denota quasi sempre poca professionalità (e così sarà) mi ha sorpreso il fatto che mi si chieda di dimostrare che quanto dico sia vero. Sorvoliamo sul fatto che il CLIENTE (cioé io) abbia sempre ragione, ma se poi mi chiedete numero di scarpe, fedina penale e 730 che senso ha dubitare?

"Guardi vengo proprio adesso dal reparto aspirapolveri, mi hanno detto che tanto loro non la provano e di venire direttamente qui da lei."
"Ah ok, aspetta un momento allora."



Intanto si accumula gente al bancone. Non so per quale strana logica hanno messo un display con i numeri da servire senza l'erogatore dei numeri. E infatti un paio di persone mi chiedono dell'erogatore. "Guardi credo facciano a spanne, forse il secondo che capita a tiro."

Passano dieci minuti e l'addetta non mi si copre proprio più. Faccio cenno col braccio, ma l'abilità oculare nel non guardarmi è da professionisti. Così mi rivolgo a una delle due colleghe che cammina autisticamente avanti e indietro con dei fogli in mano. "Scusi, devo ricevere il rimborso per quest'aspirapolvere."
"Perché che cos'ha?" Domanda che sentirò per quattro volte nel giro di un'ora, questa è la terza.
"Non funziona più e fa un rumore molto strano ad un terzo della potenza."
"D'accordo si metta in fila (dieci persone ormai) e la mia collega la servirà."
Rido di gusto. "No guardi, ero in fila. E sto aspettando la sua collega che sta però servendo tutti gli altri."

La ragazza rimane basita. Si avvicina all'imputato (che chiameremo Automa Non Programmato), parlano in uno strano idioma venusiano e poi si salutano come farebbero i Klingon.

"Guardi si accomodi che adesso la mia collega arriva." E mi indica una sedia dietro al bancone. Praticamente era come stare in punizione dietro la lavagna.

Attendo dieci minuti. Nulla.
E proprio mentre mi convincevo sempre più a cercare il Direttore arriva Automa Non Programmato.

"Allora, che cos'ha quest'aspirapolvere?" Dovevo aspettarmelo. Le spiego quello che le avevo già spiegato. Ma lo faccio in venusiano.
"Va bene, ma hai lo scontrino?"
(nooo, vengo qui sulla fede) "Eccolo."

Lo guarda, lo gira. Lo riguarda, lo rigira. "Ma che cacchio!"
"Che succede?"
"Non si legge la transazione!!"
Guarda se questi non s'inventano una balla per non sganciare i liquidi.
"E' un problema?"
"Beh ma non si legge niente! Certo che è un problema!"
"Mi scusi, intendevo...è un problema mio?"
"Ma non hai fatto una fotocopia di questo scontrino?"
(certo, faccio sempre fotocopie degli scontrini appena torno a casa) "Ma perché si leggerebbe meglio la transazione su una fotocopia?"
"Ma hai almeno la carta cliente?"
"Sì."




Intanto che procediamo comincia il questionario.... "Nome? Cognome? Codice Fiscale? Data di nascita? Fai uso di droghe? Hai mai lavorato fuori degli Stati Uniti?"
"Ma siamo in Italia!"
"Ah no scusa...codice reparto aspirapolveri?"
"Chiede a me?"

Si gira e chiama la collega pascolante. Andava avanti e indietro con delle Mentos in mano, ne offre una ad Automa Non Programmato, a me nulla. Sono il nemico. Non trovano il codice sullo scontrino, anzi lo trovano ma erano solo le iniziali del prodotto. Chiamano una terza collega, intanto al bancone sono in quindici. Avrei tanto voluto far loro una foto, ma avrei certamente detto addio al rimborso.

"Guarda qua..." Fa una indicando lo schermo.
"Clicca."
"Gestione sinistri."
"Fai avanti..."
"No abbiamo sbagliato, dovevi cliccare ANNULLA."
"Tasto destro? Niente. Vabbé io stacco."
"Ma ci sono venti persone..."
"Eh....aspettano."

"Allora..." Mi fa Automa. "Dobbiamo reinserire i dati. "Roma, Via...? Numero di auto? Ma questo è lei?" Mi chiede indicando la patente.

"EH NO CAZZO!"




p.s.
per la cronaca, ricevo il mio rimborso dopo un'ora e dieci minuti....molti astanti al bancone hanno desistito dal cambiare prodotto e se lo sono tenuto anche se non gli serviva a nulla, Mentos è andata veramente in pausa pranzo, mentre Automa mi ha congedato con un

"merda...." non aveva salvato la pratica




complimenti al direttore del negozio

p.p.s.
"indirizzo email?"
"bla bla gmail.com"
"e la chiocciola dov'è?"

(eh... da mò che se n'è andata)

sabato 3 ottobre 2015

Lezione numero 4

corsia geriatrica, prima di cominciare l'allenamento mi guardano tutti e cinque e mi fanno
"tu sei nuovo?"
"si ma sono già venuto altre volte" insomma metto mano alla fondina della mia katana, non si sa mai
"così giovane...vuoi cominciare tu per primo?"
"oh no tranquilli, io ancora mi devo riscaldare, vi seguirò con calma oggi"

un signore sui 65 fa da apripista, alto più o meno un metro e settanta per il doppio del mio peso.
parte che è una bellezza, elegante, sicuro, attentissimo al cronometro

lo chiameremo "il panza", segue uno spilungone di due metri sui 55 anni, quattro bracciate ed è arrivato, e lui infatti sarà "il Quattro bracciate", al cancelletto di partenza c'è un 70enne indefinito e in questa breve storia sarà ricordato infatti come "l'indefinito", mi concede di passare, parto.

a seguire donna sessantenne che chiameremo "il nemico" e il solito 70enne che segue a ruota libera.
lui è "il matusa"



RIEPILOGO
in corsia conduce il panza, seguito da Quattro bracciate poi ci sono io, "il nuovo", tallonato dal nemico, tallonato a sua volta dal matusa e per finire l'indefinito che fa il gioco sporco

giusto per specificare, il panza se l'è sempre comandata, non ha mai arrancato, nè mai sbagliato una ripartenza

come al solito verso la trentesima vasca il sangue comincia a salutare la mia testa e devo fare uno sforzo maggiore per ricordarmi dell'esercizio che avevo cominciato venti metri prima, ma oggi c'era il coefficiente difficoltà, ovvero il nemico....

"allora fate 100 stile a due minuti poi 100 misti a due e mezzo, 75 stile a uno e quaranta e 50 rana a 1 minuto, il tutto per due volte"
in corsia recepiamo le direttive del maestro come un vero e proprio reparto di geriatria


"allora....ha detto a due minuti ok?" il Quattro bracciate è rivolto verso il panza che guarda il soffitto alla Verdone come per ricordare la data della presa della Bastiglia, poi il Quattro continua "due minuti a stile, poi due minuti misti"

"no stile sono due e mezzo, poi misti per due minuti" fa il matusa nel suo linguaggio (porta la dentiera)

alché osservo, manco fossi Rosolino "come fa a essere di meno a misti? ha detto 100 stile a due e 100 misti a due e mezzo"

"sì, per due volte" mi spalleggia il matusa senza interpellare prima il suo fisico

"e poi com'era?" il nemico vacilla, il panza guarda sempre il soffitto e capisco solo ora che stava invece memorizzando il tutto...il Quattro bracciate ripete ad alta voce "poi 50 rana a un minuto e...."

"c'era un 75" fa il nemico
"sì, un 75 stile a uno e venti" ribadisce il matusa perfettamente sereno
"uno e quaranta..." lo correggo

insomma, mentre in corsia uno stanno per partire con la seconda sessione, noi ci appropinquiamo con la prima

l'indefinito abbandona di soppiatto, mentre il matusa cambia corsia dopo quattro vasche, forse i conti non gli tornavano oppure eravamo davvero troppo lenti

rimaniamo io, il nemico, il panza e il quattro bracciate che in una vasca fa il gradasso e la termina in tre...poi a ogni giro, il nemico mi fa "adesso com'è?"
"adesso sono tre vasche a stile in un minuto e 40!"
"ok"
e dopo tre vasche... "mi sono persa il conto, adesso?"
"cinquanta rana in un minuto"
"ok"

intanto il panza spingeva che era una bellezza, le sue ripartenze sembravano più una sessione di nuoto sincronizzato, instancabile, cominciava a mandarci messaggi a metà vasca "STO PER DOPPIARVI FEMMINUCCE"

intanto il nemico puntuale "adesso che dobbiamo fare?"
"come prima, un'altra sessione, 100 stile, 100 misti, 75 stile, 50 rana"
"ah ok, ma adesso che facciamo?"
(rifletto...ma mi sta prendendo in giro?) "partiamo con quattro vasche a stile ok?"
"ok"
partiamo.
intanto a bordo vasca il panza aveva lasciato dei pizzini anonimi "VI ASFALTO"
mentre il suo braccio destro cercava di terminare una sola vasca in due bracciate.
non ci riuscirà.

"e adesso?"
adesso ti ficco in bocca il galleggiante, stacco questo cordolo e ti lego come una salsiccia penso, quando mi accorgo che il panza ci doppia.
segue a ruota il quattro bracciate.

ecco hai visto? ma.....
ma il nemico era partita senza rispettare il cronometro, e soprattutto.... il mio turno.

arranco per le ultime otto vasche dietro al nemico e quando mi fermo il maestro stava già dando istruzioni per il prossimo esercizio anzi, aveva già finito

parte il panza, parte il Quattro, fermo a stento il nemico "scusa che dobbiamo fare adesso?"
"senti il maestro" e si tuffa sott'acqua subito dietro al Quattro.

bottana.




venerdì 2 ottobre 2015

3000 metri

prima lezione, da solo in vasca: "i ragazzi in genere fanno 2700/3000 metri, vediamo il tuo livello Alberto" e che voi vedé? te lo dico subito con un solo, semplice verbo.... ARRANCARE 

"forza Alberto se non ce la fai riposati dieci secondi" dieci secondi? dieci secondi è il tempo che mi prendo per frenare! 


seconda lezione
"in che corsia entro maestro?" 
"vai nella terza Alberto" - nella terza corsia c'era un settantenne, giuro...andavamo praticamente alla stessa velocità, non so se io piano o lui veloce, sta di fatto che io ansimavo, lui sorrideva 
"forza Alberto, a dieci riparti!" ma non era il maestro a parlare bensì il vecchio a ogni cambio sessione...poi non ricordo più nulla, in genere il sangue mi abbandona la testa dopo 40 minuti di agonia

terza lezione: signora 50enne, doppiato a gambe. crampo mortale al secondo km. 
ricordo vagamente la doccia.

"bene così Alberto! Bene!"

mercoledì 30 settembre 2015

Ogni mattina



Ogni mattina un anziano si sveglia e sa che dovrà andare alla posta prima che questa apra.
Ogni mattina un guidatore si alza e sa che dovrà lasciare la macchina in doppia fila davanti la posta, altrimenti l'anziano che ha preso l'autobus che non riesce a passare per via della macchina in doppia fila, pagherà il bollettino prima di lui.
Ogni mattina un camion della mondezza si alza e sa che dovrà svuotare tutti i secchioni che non ha fatto durante la notte.
Ogni mattina una vecchia si alza e sa che dovrà accompagnare a scuola i suoi due nipotini. Col Suv. Parcheggiandolo in tripla fila accanto al tizio in doppia fila.

Ogni mattina, mi alzo sapendo che dovrò attendere l'autobus che porta l'anziano alla posta dove c'è il tizio che ha lasciato l'auto accanto al Suv della vecchia che ostruisce il camion della mondezza.

Ogni mattina due vigili urbani si guardano le spalle a vicenda.
"Attento, ore nove.... arriva un tizio con aria pretestuosa."
"Non ti voltare, ore dodici donna sulla cinquantina."
"Fischietto in bocca fischietto in bocca!"
"Pssst... due tizi ore undici, fingi di verbalizzare fingi di verbalizzare!"

martedì 22 settembre 2015

1942

"Signore e signori della giuria, vostro onore, non abbiamo forse tutti noi sognato di nascere in epoche remote o quantomeno diverse dalla nostra, quando eravamo più giovani? le ragazze si immaginavano invitate a gran balli di corte, i ragazzi magari in addestramento tra i Marines, o a correre gare automobilistiche....e tra questi sognatori mi chiedo, vi chiedo, eravamo forse tutti già eruditi? o non è forse il sogno quella speranza di arrivare là dove il tempo e l'erudizione non ci ha condotto ancora?

ma prendiamo questa ragazza, una donna ormai, una donna piena di impegni, che riesce a conciliare lo sport con la moda, con la famiglia, una donna che riesce a dare priorità che molti di noi a 40 anni ancora si sognano....non è forse la miglior candidata a diventare Miss Italia? e cosa giudicherete quand'anche ella chiederà ai suoi figli "dimmi un'epoca nella quale avresti voluto vivere" ....chi giudicherete? lei o la figlia? dunque lei o i genitori? e quando aprirete la porta del vicino e vedrete lei, la signorina della porta accanto sorridervi e dirvi:

"sapete? questo condominio è del '42... quanto mi sarebbe piaciuto nascere nel '42 avrei finalmente visto la II Guerra Mondiale di cui tutti parlano, l'assedio della penisola di Bataan, i tedeschi che lanciano l'Operazione Paukenschlag, la famosa Battaglia di Guadalcanal...per non parlare poi della Battaglia di Ain el-Gazala. Il '42 è un anno molto significativo per me, e 42 è la media punti della mia squadra!"


"ma signorina, se lei fosse nata in quell'anno non avrebbe vissuto molto della seconda guerra mondiale"
"beh, ho una mente ferrea, cioé mi ricordo."
"signorina, vorrebbe testimoniare per noi a questo processo che la vede imputata di deficienza?"
"certo!"
"signorina, da quanti anni pratica sport?"
"praticamente da quando sono nata, non nel '42 è chiaro (risata)"
"la sua squadra vince molto?"
"primi l'anno scorso e secondi negli ultimi tre anni"
"ritiene il basket uno sport maschile?"
"decisamente, anche se noi donne ci adattiamo benissimo ai maschi, e con questo non intendo che il nostro spogliatoio puzza ma che..."
"capisco....capelli corti, basket, il tatuaggio di un'icona come Michael Jordan....può forse dire che in lei c'è una forte componente maschile?"
"beh si perché no, in fondo ho i capelli corti"

"vostro onore, signori della giuria, vorrei far notare che la signorina non ha mai avuto il tempo materiale (referto A e referto B) né le sono stati forniti gli strumenti giusti per comprendere gli effetti devastanti di una guerra, sia su chi questa guerra la combatte al fronte, sia su chi questa guerra la vive tra le mura della propria città, o del proprio cuore"

"sia messo agli atti avvocato Oliva, continui"

"certo vostro onore, alla luce di tutto questo, vi chiedo allora e mi rivolgo in particolar modo ai signori della giuria, cosa facevate a diciott'anni, studiavate certo, ma praticavate dello sport? e se sì, era uno sport agonistico? e se sì ancora, partecipavate ad altre gare, diciamo...di bellezza? e se sì, avevate forse gli occhi di tutti gli italiani puntati su di voi e ancora...!! (pausa, fiato) se sì, vostro onore... non è forse una guerra d'immagine, di record, di estremismi quella che sono costretti a vivere i nostri figli al giorno d'oggi?"

"concluda avvocato"

"certo....se sì allora, la nostra Miss è colpevole di aver dedicato il suo tempo a far vincere la sua squadra e a rendere reali i propri sogni col più importante concorso di bellezza, un giorno non troppo lontano potrebbe persino gareggiare per Miss Universo e magari far vincere l'Italia"

(sguardo alla giuria, sguardo al giudice)

"è tutto vostro onore"



domenica 20 settembre 2015

Extremely strong


Mi scrive Oliver, mai sentito in vita mia.
Oggetto della mail 'Unique Opportunity'.

"Hi Alberto, I hope you're well.
I'm currently recruiting for a fantastic job with a leading company in the beautiful city of Berlin. Your profile looks extremely strong for this very good role. They offer car, phone, benefits and a very competitive salary.

Let's talk about it with Skype!

best regards,
Oliver T."


Hi Oliver, how much time. I hope your family is fine and the sun is shining all over the Germany. I've heard this year is going to snow more than past years, specially in the North. They say "Winter is coming". Anyway, I'm currently working in the beatiful city of Rome where the sun is high from March to November. The job is not fantastic, neither the money. But I work for the glory.
So, call me when you can offer some glory more.

all the best
A.Oliva

sabato 19 settembre 2015

Il Circuito Zeta

Mi mancano alcune fatture.
Chiamo il call center.
La voce automatica mi dice che devo digitare il numero utente.
Lo digito e la stessa voce, un pò contrariata, mi risponde a tutta velocità

"Le-ha-digità-no-quà-ò-sé-nò-dù-uhn-nò-cì-ot. ?ema-ero-?-?fermare."

Mi sono fidato, ho premuto lo -ero.

"Le sta per rispondere H72541." Bene, ormai siamo vecchi amici.

"Buongiorno cosa posso fare per lei?"
"Ho bisogno delle prime quattro fatture del 2014 e di quelle del 2013. Dal vostro sito non è possibile scaricarle."
"Certo, posso mandargliele via mail, ma soltanto due, mi dispiace."
"In che senso?"
"Possiamo mandare solamente due mail per cliente."
"Guardi, mi accontento di una mail soltanto. Ci metta dentro le prime quattro fatture del 2014 e quelle del 2013."
"Non posso."
"Perché?"
"Perché possiamo mandare solamente due mail per cliente."
"Con un allegato soltanto?"
"Un cliente, una mail. Una mail, un allegato."

Ero di fronte a qualcosa di patologico. 

"Va bene invii pure le prime due del 2014. Immagino dovrò richiamare per avere le altre, non è vero?"
"E' così signore. Mi dispiace. Attenda un secondo in linea che le invio le mail."
Tre minuti di attesa, per sentirmi poi dire "Ok, inviate. Arrivederci!"

Aggiorno la mia tabella di marcia: H72541 mi ha mandato due mail, mi mancano altre otto fatture, ergo altre quattro chiamate. Dovrò sorbirmi altre quattro volte 'Le-ha-digità-no-quà-ò-sé-nò-dù-uhn-nò-cì-ot. ?ema-ero-?-?fermare' e parlare con altri quattro H72541.

"Le sta per rispondere O77771."
"Buongiorno cosa posso fare per lei?"
"Ho bisogno di due fatture del 2014 e di quelle del 2013. Dal vostro sito non è possibile scaricarle." Ci provo subdolamente.
"Le posso mandare soltanto le prime tre del 2013, mi spiace." Non capendo perché avesse optato per le prime tre del 2013, non ho avuto il coraggio di sondare i motivi del perché fossero tre e non due.
"Va bene, mi mandi pure le prime tre del 2013."
"Non vuole sapere perché?"
"Ho già dato, grazie."
"Ok, attenda un secondo in linea che VADO A INVIARLE le mail."
Mi sono immaginato O77771 che andava di corsa dal dott.Tomas ad attivare il Cicuito Zeta 
e tornando mi avrebbe detto "Email inviate signor Oliva. La sua soddisfazione è il nostro miglior premio!"

Vieni avanti cretino, 1982 - con L.Banfi e A.Tomas


Ma la risposta è stata peggiore.
O77771 alza la cornetta e tutta trafelata mi fa: "Tante care coseee!"

p.s.
che poi di mail me ne ha inviate CINQUE, quattro del 2013 e una del 2014


venerdì 18 settembre 2015

Razzismo aziendale

Da un pò di tempo a questa parte lavoro da un cliente il cui parcheggio è amorevolmente bandito ai consulenti. Ergo devo lasciare la macchina a un chilometro e mezzo di distanza, così d'estate è un problema al mattino, soprattutto se siamo a Luglio....e d'inverno è un problema alla sera, con la strada al buio, e mostruose creature lungo la via.




Ma ormai, dopo aver superato il mese di Luglio o forse dovrei dire 'dopo aver superato LUGLIO 2015', questo scirocco settembrino mi fa onestamente sorridere. Tuttavia il buon samaritano non è uso leggere le previsioni del tempo.

Alché stamane, camminando lungo il marciapiede e riflettendo su alcune varianti del Teorema di Fermat sento una frenata proprio alla mia sinistra, seguita da un paio di imprecazioni degli automobilisti subito dietro (è una strada a scorrimento veloce).

"Sei un collega della (la chiameremo Pearson&Specter)?"
Mi giro, le dico istintivamente di sì.
"Salta sù che ti do un passaggio."
Il sedile davanti era occupato da quello che a occhio e croce mi è sembrato un televisore a tubi catodici. Così salgo dietro, manco fossi su una Uber car. Un chilometro risparmiato.
Certo, ora che ci penso, se cominciava a parlarmi di Chianti e roba simile non ero certo qui a raccontarvelo.

"Devi scusarmi se non ti ho fatto salire davanti, ma come vedi sarebbe stato problematico."
"Oh, ma figurati. E' già tanto che mi stai dando un passaggio."
"Beh se non ci si aiuta tra colleghi della Pearson&Specter !"
Ah, già. Quella storia dei colleghi della Pearson. Se avesse saputo la verità mi avrebbe citato per falsa identità, o forse appropriazione indebita di status sociale, mi avrebbero tolto la licenza di programmatore e avrei dovuto insegnare Turbo Pascal nei villaggi inuit della Groenlandia probabilmente a vita.
"Oh guarda!!" Mi fa indicando il marciapiede. "Un altro collega della Pearson!"
Cioè, già che parliamo di un chilometro di strada mi sentivo ridicolo, non fosse per il caldo. Ma a duecento metri dall'ufficio, mi sembrava un pò come essere in diretta sul National Geographic....gufi, opossum, programmatori e consulenti.

"Alle prime luci dell'alba, il consulente esce dalla sua tana e si reca a lavoro in cerca di cibo. Qualsiasi cosa verrà detta al consulente lungo il tragitto, lui risponderà '' senza troppi indugi."

Se anche quel tipo fosse salito in macchina con noi, avrebbe certamente testimoniato in favore della mia colpevolezza, senza ombra di dubbio.

"Mai visto in vita mia, vostro onore!"

Alché mi sono imbastito a mente un'arringa difensiva degna del miglior Mason:

"Dunque lei afferma di conoscere a memoria tutti i colleghi della Pearson&Specter non è così Signor 'ero quasi arrivato'?"
"Beh tutti....tutti no."
"Ho finito vostro onore."

Insomma grazie al tubo catodico, il teste ha continuato l'ultimo pezzo da solo. Ma prima o poi dovevo scendere e chi glielo avrebbe detto a quell'amabile signora (si veda diapositiva sotto) che ero solo un consulente?

Anne Ramsey


Le sue possibili reazioni prendevano piede nella mia testa.

  • "Ma dai scherzi, siamo tutti uguali!"
  • "Mi stai dando della razzista?"
  • "Chiamo la vigilanza, e tu non muoverti."

più eventuali spray al peperoncino, taser e sedili eiettabili

"EF-BI-AII scendi dalla macchina!"

Insomma, servizio completo. Si è fermata peraltro in cima alla famigerata salita, proprio di fronte all'ingresso principale.

Così stavo per scendere dalla macchina, quando sento dirmi. "Ah comunque io sono Valeria."
Valeria Qualcosa, ma per me ormai era la Mamma della banda Fratelli.
"Sei stata gentilissima Valeria. Io sono Alberto." Stavo per chiudere lo sportello quando mi fa....

"Alberto C-O-M-E....?"

E figuriamoci se non avrebbe cercato nella intranet aziendale le mie credenziali....

 - ALBERTO OLIVA - CONSULENTE a tempo, scade tra 30 giorni - 


"Specter. Alby Specter."

mercoledì 9 settembre 2015

Un caffè per Sempronio

Esco da un colloquio presso un cliente.
Ero con Sempronio (il commerciale) dunque riverenza che nemmeno dal Papa...

"Certo! Se lor signori vogliono, portiamo anche la cena."
"Ma certo! Se lo ritenete opportuno ho altri consulenti che possono fare da chauffeur. Il primo è gratis, gli altri ve li diamo a metà prezzo."
"Fisica nucleare? Ma siamo qui per questo!"
"...come dite? ah soltanto Java."
"Nessun problema!!"

Prima, durante e dopo il colloquio Sempronio era teso, tesissimo. Non so perché sinceramente.
Le sue domande erano anche abbastanza idiote, sia con me che col cliente. Non che in altre occasioni brillasse per lungimiranza o profondità di pensiero, ma davvero, non era proprio la sua giornata.

"Non so cosa ti vogliono proporre Oliva e non so se tu sarai in grado di farlo. Qui parliamo di funzioni veramente complicate!!"

(un momento, non aveva detto che non sapeva cosa mi volessero proporre? ah già, è Sempronio)

"Stai tranquillo Semprò, sarà il rifacimento di quel vecchio software che usano per la simulazione."
"Non lo so, non lo soooo. In ogni caso, tu conferma! Conferma sempre!"

(beh non volevo andargli contro dicendogli che la regola aurea è 'nega, nega sempre', ma sperare che capisse quella battuta era come raccontare al Papa una barzelletta su Gesù)

e così.. "Siamo qui per questo no?" E il pupo si è sedato all'istante.
"Prendi un caffé Oliva?"
"No grazie."
"Allora nemmeno io." (mistero)

La stessa cosa l'ha chiesta indirettamente al cliente, quello che ci ha accompagnato alla sala riunioni.
"In attesa che arrivino gli altri miei colleghi, posso offrirvi del caffé?"
E Sempronio che anelava caffeina anche dalla cravatta... "Sì! Cioé, solo se lo prende anche lei, le facciamo compagnia."
"No, io non lo prendo."
"Nemmeno io." Aggiungo.
e Sempronio... "Ah, allora neanch'io." (mistero)

Insomma il colloquio è andato bene, non so cosa ci abbia capito Sempronio, forse per lui è andato male. Quando ha sentito che parlavamo di poissoiniane e fishing filtering si sarà fatto il segno della croce, non so. Che poi a una certa età alcuni mestieri sono davvero pericolosi.

Uscendo dalla sala riunioni cercava di carpire come fosse andata dai micro movimenti facciali.
"Un momento, stanno sorridendo tutti. Questo è un segno!" avrà pensato quando il cliente ci chiede se vogliamo un caffé.

"No grazie." Rispondo.
"Volentieri! Cioé solo se lo prendete anche voi, vi facciamo compagnia."
"No, noi stiamo a posto così."
"Ah allora, anche io." (a confronto Fatima è un libro aperto)

E già me lo figuravo in macchina, che ripensava al caffé e al messaggio in codice celato dietro la frase 'stiamo a posto così'. Forse non vogliono altri consulenti, forse devo mettermi a fare il consulente anch'io...ho sessant'anni santo cielo!





martedì 8 settembre 2015

Y982T1

torniamo a casa e la luce non c'è, verifico la situazione e grazie alla temperatura del frigo capisco che manca da almeno 28 minuti, forse 29, alché chiamo la Gentilissima Società che mi fornisce il servizio e ovviamente "questo numero è raggiungibile solo da rete fissa" così chiamo l'altro dove mi chiedono "ma lei è cliente di fascia A o fascia B?" io, con fermezza rispondo "ma di fascia A, che domande!!" mi spiace questo è il servizio di fascia B, provi a rifare lo stesso numero e digitare il tasto 3, le risponderà un mio collega."
io già mi figuravo il suo collega del tasto 3 seduto accanto a lei che origliava di nascosto e che se la rideva con la mano davanti la bocca, così faccio come mi è stato detto e dopo il tasto 3 mi risponde un professionalissimo operatore sicuramente laureato "ah mi dispiace, ma questo è il servizio clienti di fascia C deve comporre quest'altro numero"
"ok ma che tasto devo premere?" (stavo cominciando a diventare imbecille come loro)
"nessun tasto signore e si ricordi di valutare questa telefonata, io sono H72541"
"benissimo H72541, quando la priorità non sarà più quella di salvare il cibo dentro al mio surgelatore la coprirò di onoreficienze"
così chiamo il numero fornitomi dal laureato e mi risponde un troclodita in dialetto
bene penso, è l'uomo che cercavo
"sò Y982T1, mi dica ir suo codice utente"
scandisco le lettere e lui fa subito per accelerare come a dire, si si le prime sette le conosco, allora accelero veramente e si perde alla terza cifra del numero palindromo che compone il mio codice utente
"un attimo un attimo, ripeta"
"trecentrotré bla bla bla"
"ma trecentrotré scritto TRE ZERO TRE?"
giuro che mi è preso un colpo.
Rainman delle prime sette cifre mi ha fatto una domanda che nessun cristiano al mondo con un QI sotto i settanta avrebbe osato mai fare e quando gli ho risposto gentilmente sì, credo si sia abbassato di una ventina di punti anche il mio QI
l'under settanta di Neanderthal digita le ultime cifre e poi seguono cinque minuti di silenzio
mi sembrava di sentire i sofficini nel freezer gridare "pietà, non ce la facciamo più....sbrigati !!" ma soprattutto mi sembrava di vedere il tipo fissare uno schermo vuoto, così tanto per riposare un poco
"dunque c'è un guasto in zona, ma nun vedo segnate tempistiche di sorta ar momento"
"di sorta. sarà stata la parola che avrà imparato questa settimana a scuola"
"va bene, e senta secondo lei quanto potrebbe durare un guasto simile?"
"allora nun m'hai sentito, non sò segnate tempistiche!"
(......glissa alberto glissa)
"infatti chiedevo secondo la sua lungimirante esperienza, ma dimenticavo che è al suo primo giorno di lavoro, ah no scusi di scuola"
"senta veda di andarsene aff....."

ah! segnalato.
luce tornata.



lunedì 7 settembre 2015

David Recruiter

"Ciao Alberto, sono David Recruiter" (si, si è firmato proprio così..) "ho tra le mani il tuo cv che ho letto con interesse e vorrei proporti un lavoro di sei mesi a Vienna. bla bla ....dimmi quanto vuoi e se hai il permesso di lavorare in UK. La conoscenza del tedesco è obbligatoria."

Caro Davide, capisco che il mio cv ti abbia entusiasmato, e che forte di questo entusiasmo tu non sia arrivato in fondo al medesimo per capire se conoscessi o meno il tedesco. Sorvolerò chiaramente sulle tue credenziali ed eviterò di chiederti per chi lavori (nel controspionaggio è considerata maleducazione), non voglio nemmeno sapere da quando l'Austria sia diventata una colonia britannica per carità, ma insomma, costringermi a lavorare per sei lunghi mesi mi sembra davvero che si sfiori lo schiavismo.

cordialmente

giovedì 3 settembre 2015

La Simulazione di Sempronio

(leggi la puntata precedente)

Arrivo in ufficio come tutte le mattine, e come tutte le mattine di questa fresca estate sono costretto a rinfrescarmi in bagno. Certo, questo inizio Settembre non è paragonabile al mese di Luglio, ma visto che ci sono mediamente sette gradi in meno alla stessa ora, non cammino più a due chilometri orari, ma mi spingo oramai anche a quattro, quattro e mezzo. Il che significa che perdo tutto il vantaggio dei sette gradi di meno, soprattutto nella salita finale sotto al sole (un dislivello di quindici metri per centocinquanta in orizzontale).

Avevo fatto anche dei calcoli ben precisi per trovare la velocità giusta in quella salita affinché non si vada troppo piano per essere essiccati al sole, ma nemmeno troppo veloce da sudare come il primo ministro francese al congresso estivo di La Rochelle



A Luglio ho visto gente perdere il senno su quella salita. Non è che sia molto impegnativa, ma dopo aver parcheggiato a due chilometri di distanza e cominciato a sudare al km 0,050 non è che si è in condizioni di ragionare lucidamente. Soprattutto se sai che ti aspettano i sedici very conditioned gradi centigradi dell'ufficio.

Insomma ero in bagno.
Sciacquo il viso. Sciaquo i polsi.
Butto i fazzoletti nel water e tiro la sciacquone.

Squilla il telefono. E' Sempronio.
Per qualche strano scherzo della Samsung, quando la telefonata è importante il telefono s'impalla e non riesci a rispondere. Al contrario, quando non lo è, il telefono risponde per te.

"Oliva è lei?"
"Sì pronto?"
"Oliva ma che succede? Cos'è questo rumore?"
"Niente, sono in treno."
"Intende nei cessi del treno?"
"Noooo che dice."
"Allora Oliva, ho un proposta per lei. Progetto A dove non si sviluppa, progetto B dove si sviluppa per 18 mesi. Cosa sceglie?"

(ormai conosco il soggetto, non Sempronio in particolare, quanto il commerciale italiano...che poi essendo sviluppatore, la risposta sembrerebbe banale....appunto, è proprio con queste riflessioni che ho imparato a conoscere la categoria)

"Mi parli del progetto B."
"Benissimo! Deve sviluppare un software che faccia statistiche e simulazioni presso il cliente Tal dei tali"
(purtroppo per lui avevo già conosciuto il gruppo della Tal dei tali di cui parlava e sapevo benissimo cosa facesse)
"Conosco già chi ci lavora e non c'è nessuno sviluppo, il software già esiste e si tratta di lanciare delle banali simulazioni."

(silenzio)
(per la cronaca, ci lavora gente preparatissima, tra cui matematici che hanno fatto il dottorato di ricerca, l'attività però è tranquillamente svolgibile da un diplomato del liceo scientifico...questa è l'Italia)

"Beh Oliva, mi coglie impreparato."
(già che strano...)

mercoledì 2 settembre 2015

Il metodo del Simplesso

Tempo fa scrissi un libretto sulla Teoria dei Grafi che si diffuse rapidamente in tutta l'Università e oltre. Io non lo sapevo e cominciai a scoprirlo un giorno, quando aspettando un amico decisi di appoggiarmi in un'aula qualsiasi. C'era poca gente e quella poca che c'era stava studiando in religioso silenzio. A un certo punto la ragazza davanti a me si gira e mi fa: "scusa, tu sai se questo testo va bene per superare l'esame?" Il testo in questione era il mio.

Insomma, oggi apro la posta e leggo una mail di Aprile, un gentile quanto sperduto ragazzo mi chiedeva aiuto.

"salve...mi scusi sono qui che le scrivo perchè le devo chiedere un favore grande...
il mio professore ci ha incaricati di fare un programma in c nel quale carica una matrice di adiacenza in formato txt e il programma, dopo aver caricato la matrice in un vettore di liste ne deve fare una visita in ampiezza. Io ho provato a farlo, ma non so proprio come caricare la matrice in una lista... se io rendo la matrice statica (quindi non uso il grafo.txt) il programma sa riconoscere i nodi vicini i propri archi...mi manca poco per finirlo, ma proprio non riesco. Sto scrivendo a lei perchè il prof ci ha consigliato di usare il suo pseudocodice (stiamo facendo i grafi con il suo libro) ma...non riesco proprio a finirlo. le lascio il mio main.c, se riesce ad aiutarmi la ringrazio molto!
la ringrazio per il tempo dedicatami! Michael."


Caro Michael, visitare una matrice non è da tutti, specie se in ampiezza.
Per caricare un file da C è sufficiente usare la guida "come caricare un file da C" di Google.it nondimeno usare dello pseudocodice senza le dovute precauzioni e soprattutto, mentre si visita in ampiezza, può portare ad un rilassamento prematuro dei vincoli con relativa perdita dell'unicità.

Da qui il mio consiglio; quando non si sa che pesci prendere, si usi sempre il metodo del simplesso.

Cordialmente.


domenica 30 agosto 2015

la corsetta trimestrale

ero lì che adempievo alla mia routinaria corsetta trimestrale, quando a un certo punto al culmine dello sforzo, col fiato che mi stava abbandonando e con la vista sempre più annebbiata, sento una sgommata, poi un urlo, una macchina nera accelera, poi sento due ragazzine che gridano...gridano sempre più forte, panico, non capisco dove sono, mi guardo attorno, la macchina non c'è più e intanto da dietro un cassonetto esce un tizio tutto tatuato, mi fermo, l'adrenalina mi fa tornare la vista, strizzo gli occhi e metto a fuoco il tizio, i tatuaggi, mi rendo conto che non è un uomo, è una ragazzina dai capelli corti, questa alza le mani e da dietro sbuca la sua amica "noooooooooo" 
di nuovo panico, la macchina nera c'entrerà qualcosa? è una messinscena? poi sento del trambusto nel ristorante accanto, sembrano tavoli che volano, sedie che si rompono, dev'essere qualcosa di grosso, le ragazzine si avvicinano in tutta la loro grazia, la tatuata continua a dire "nooooo", mentre io cerco di capire come chiamare la polizia senza telefono, faccio un rapido grafico mentale delle opzioni sul piatto, curve tangenti e isometrie planimetriche, arrivo alla conclusione che la polizia non potrà essere sul posto in meno di quindici forse quindici minuti e mezzo, nel frattempo anche l'udito mi torna normale e sento un nuovo urlo da una Focus parcheggiata di fronte al ristorante: "goooooooooooooooooooò!!" le ragazzine alzano le mani al cielo e confermano in lingua celtica "gooooooooooooaaaaaaaaaal!!!"
a questo punto temo per la mia incolumità, mi rimetto a correre, anzi accelero, sono a un chilometro da casa, posso farcela, in condizioni normali ci avrei messo dieci forse dieci minuti e mezzo, ma quelle non erano condizioni normali, supero le ragazzine celtiche tatuate con le braccia al cielo, confermo loro con mezzo pugnetto di vittoria la mia fede calcistica, come a dire "sto correndo per andare allo stadio, speriamo non mi perda gli ultimi dieci minuti, ave Totti" giro la curva e scatto
all'orizzonte vedo una macchina nera (nera per metà) ferma in una rientranza, la stavano vestendo con la bandiera della Roma
da 0 a 1000 m in quattro forse quattro minuti e mezzo


venerdì 28 agosto 2015

per fortuna c'è Nadia

"buongiorno sono Nadia del customer care della (*****) "
"salve"
"mi può dare qualche dettaglio in più?"
"inchessenso?"
"per capire dov'è il problema"
"problema? io non ho nessun problema"
"mi è appena arrivata una segnalazione con il suo nominativo per (*****), è uno dei nostri prodotti"
(ci penso un pò su, capisco, identifico il giorno, faccio la differenza)
"ah si, ma sono passati tre mesi..."
"bene"
(bene un corno)
"mi vuole dire che problema è così vediamo di risolverlo?"
"guardi è sicuramente stato già risolto"
"si ricorda almeno che problema fosse?"
"dopo tre mesi dalla segnalazione?"
"posso fare qualcos'altro per lei?"
"no grazie"
"è stato un piacere sapere che il problema si sia risolto da solo, se ha ancora bisogno di noi, non esiti a contattarci!"


(da solo un cazzo!)


domenica 16 agosto 2015

niente ristorante questa sera

il pacco non arriva martedì all'indirizzo A, così chiamo il servizio clienti via chat per una riconsegna di mercoledì all'indirizzo B

Victor: allora, Alberto
Victor: se vuoi mi prendo in carico la tua situazione e mi occuperò personalmente di questo problema, faccio anche una segnalazione al corriere così la consegna sarà fatta al nuovo indirizzo

(se voglio? e perché non dovrei volerlo? bah...e poi già ti vedo che ti occupi 'personalmente' del problema, col frac, dentro la tua Lamborghini che tampini il camion del corriere, lo affianchi, guardi il conducente senza dire nulla, poi lo superi e nel giro di dieci secondi ti catapulti dentro al furgone, al posto di guida e col povero corriere bulgaro che viene sbattuto fuori nella scarpata)

Alberto: ok d'accordo, l'importante a questo punto è che arrivi all'indirizzo B
Victor: certo nessun problema, come dicevo prima, mi prendo in carico la situazione

(si si ok)

Victor: vedo che hai pagato anche 4,91 per la spedizione, questa spesa sarà restituita...il problema è che non posso fare oggi il rimborso della spesa, sarà fatto domani

(oh gesù, e se volessi andare al ristorante?)

Alberto: nessun problema
Victor: Alberto, posso fare altro per te?
Alberto: a posto così grazie

IL PACCO NON E' MAI ARRIVATO ALL'INDIRIZZO B
I 4,91 EURO SONO STATO CIUCCIATI DALLA CARTA ALL'ISTANTE

niente ristorante questa sera